[Recensione] Il nuovo album di Moder è un “manuale di sopravvivenza per bimbi sperduti”

 

A cura di Serena Coletti

 

Moder

“Ci sentiamo poi”

(Glory Hole Records)

 

Tracklist:

  1. Preferirei di no” feat. Dj 5L prod. Kd-one
  2. “Birre in lattina” prod. Kd-one
  3. “Bimbi sperduti” feat. Stephkill e Claver Gold prod. Kd-one
  4. “Mentre urliamo” prod. Kd-one
  5. “Piccola Iena” prod. Badnews
  6. “Il panchinaro fuoriclasse” prod. Kd-one
  7. “Non ne posso più”
  8. “Dall’altra parte” prod. Tony Lattuga
  9. “10, 9, 8” feat. Foreloch prod. Badnews
  10. “La musa insolente” feat. Murubutu prod. Dj West
  11. “Notti di catrame” prod. Kd-one
  12. “Assassini” prod. Kd-one
  13. “Quando torni a casa” prod. Il Tenente
  14. “Frantumato” feat. Alex Ferro prod. Kd-one
  15. “Bolle di sapone” prod. Kd-one
  16. “Tieni il resto” prod. Koralle

Ci Sentiamo Poi è il secondo album ufficiale di Moder, nome d’arte di  Lanfranco Vicari. Il romagnolo è però nell’ambiente hip hop già da un paio di decenni, e queste due pubblicazioni ufficiali sono accompagnate da EP, Mixtape, e importanti partecipazioni in progetti altrui (uno su tutto, l’ultimo lavoro di Dj Fastcut: Dead Poets II). 

Ciononostante, il paragone con lo scorso album, Otto Dicembre (2016), torna inevitabilmente. A suggerirlo è anche lo stesso Moder, che attinge ai suoi testi passati per citare espressioni, come l’ormai iconico “Lanfi dove sta”, che ritroviamo in Dall’altra parte.  Ecco, in brani importanti di Otto Dicembre, come Viale Roma o Mauro e Tiziana Moder sembrava voler presentare all’ascoltatore se stesso e la sua vita, oggi invece si concentra più apertamente sui suoi pensieri e sulle sue emozioni. Ne scaturisce un album carico di rabbia: non di violenza, ma della frustrazione di chi sente che il mondo sia in debito con lui, quella frustrazione del “È duro essere un vagone se vuoi essere la locomotiva”, di cui i Colle der Fomento parlano in Capo di me stesso. Ricorre a questo proposito molto spesso il tema della provincia, e del suo rapporto di amore/odio con questa. 

“Volevo solo stare in piedi, però spesso cado
Mi sta stretta la provincia ma non me ne vado
Come non tolgo certe felpe vecchie dall’armadio
Ho scoperto che sono quello che sono stato.”                                                                                                      (Bimbi sperduti)

Questa volta il rapper ha deciso di affidare quasi totalmente la produzione a Kd-One, che in Otto Dicembre compariva solo in un paio di tracce. La scelta sembra azzeccata perché consente a Moder di esprimersi con una voce unica e coerente nonostante le numerose collaborazioni . Tra gli ospiti d’onore è impossibile ignorare i rapper Claver Gold (in Bimbi sperduti), e Murubutu (in La musa insolente,  a citare Morire per delle idee di De Andrè). 

C’è un po’ di spazio anche per l’amore, ad esempio in Mentre urliamo, ma a differenza dei testi in cui parla dei suoi amici e delle loro serate in compagnia, qui perde di autenticità, e sul ritornello sembra mancare anche di idee. Risulta molto più sentito il testo di Quando torni a casa, forse il più delicato dell’album, lettera di addio rivolta a una ragazza che sul finale scopriamo essere una figlia.

“Ti diranno che poi il male passa, e che il dolore è un’arma
E’ una bugia, il male resta dentro e un po’ ti cambia

La rabbia resterà, devi imparare ad accettarla

Se sei stanca tieni acceso il fuoco e fagli la guardia

Poi ti prego: sbaglia

Tanto non puoi evitarlo quindi mettici la faccia

Il tempo corre, quindi balla

La fatica ti fa forte tiella stretta tra le braccia.”                                                                                                (
Quando torni a casa)

In definitiva, sicuramente ciò che conquista l’ascoltatore in Ci Sentiamo Poi  è la sincerità di Moder, che dipinge sprazzi della sua vita, lasciando poco spazio alla vuota retorica che troppo spesso caratterizza i testi del rap italiano. Non ci resta quindi che sperare che Lanfranco Vicari non perda il suo coraggio e la voglia di mettersi in gioco, mantenendo la sua voce, unica e inconfondibile nel panorama sia per stile di scrittura che per la capacità interpretativa, che sfocia quasi nel recitato.  

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