Shellac a Livorno. Un concerto ipnotico che rimarrà nella storia

Parole di Marlene Chiti
Photostory di Sonia Golemme

Ritmi ossessivi, fraseggi che a volte si spezzano altre si rincorrono in un’ipnotica circolarità, semplicità senza banalità, equilibrio e geometrie musicali, questo e “altro” hanno offerto gli Shellac nell’afosa notte estiva livornese del 9 Agosto.
L'”altro” è un’attitudine sì essenziale, volta alla schiettezza nel rapporto con l’ascoltatore, ma a tratti quasi teatrale, da consumati e consapevoli performer. Attitudine tanto rinfrescante che è impossibile non muoversi, non ondeggiare, nonostante il caldo soffocante che emana dalla piccola folla eccitata costretta nelle quattro spesse mura della Fortezza Vecchia. Gocce di sudore imperlano visi, schizzano attorno da teste che si muovono a ritmo, rivoli mi scivolano sulla schiena. Sul palco, Albini racconta di notti folli e incoscienti “I’M A PLANE”, e lo siamo, tutti, all’unisono. “This is my farewell transmission” declama, ed è la fine perché concerti come questi non ammettono interruzioni, siparietti per bis fasulli.
Dopo ci sono solo loro e la disponibilità a concedere qualche minuto a chiunque voglia scambiare due parole.
Un concerto bellissimo. Menzione d’onore per gli opener, i validi Love In Elevator, alternative band italiana con voce femminile, dediti a suoni che paiono posizionarsi frai Sonic Youth più classici e i primi Nirvana di Bleach.

Love In Elevator

Shellac

Redazione
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