Ufomammut: tendere all’infinito

A cura di Antonio Bastanza

 

UFOMAMMUT
“8”
(Neurot Recordings – CD, Vinile)

 

Tracklist
Babel
Warsheep
Zodiac
Fatum
Prismaze
Core
Wombdemonium
Psyrcle

 

Uscito il 22 settembre per Neurot Recordings, “8” è il nuovo album degli Ufomammut, band piemontese che con il suo suono potente e ipnotico, suggestivo e graffiante ha conquistato le platee di mezzo mondo.

Il titolo “8” può essere visto sotto molteplici punti di vista: il numero dei brani che compongono il disco o, messo in orizzontale,  l’infinito, il simbolo della continuità e del legame, del filo unico che lega tutte le tracce e della continuità che ha portato il cui nucleo fondamentale della band costituito da Urlo (basso, voce, effetti, synth), Poia (chitarre, effetti) e Vita (batteria) a non smembrarsi mai.

Registrato al Crono Sound Factory di Vimodrone (MI), 8 ha visto la band utilizzare per la registrazione un approccio totalmente diverso rispetto alle abitudini, suonando le canzoni nella stessa stanza in contemporanea e utilizzando le sovraincisioni solo per le voci, i synth e alcuni dettagli. Il risultato è un sound straordinariamente autentico, molto più aderente alla dimensione live che è quella in cui la band di Tortona dà il meglio di sé.

Definire 8 un disco potente è estremamente limitante, anzi è limitante tentare di definirlo, crecargli una collocazione be definita: è doom, è stoner, ha note psichedeliche, è lisergico, è noise e Dio solo sa quante altre cose si possano dire su questo disco. L’unica grande verità è che è un album profondamente Ufomammut, che dimostrano ancora una volta, se qualcuno ne avesse bisogno, di essere una band che si erge spanne sopra il livello della musica italiana, di genere e non. Il disco va ascoltato tutto d’un fiato, dalla prima all’ultima traccia, lasciandosi travolgere dalla potenza del suono fino a farsi trasportane in quella sorta di dimensione parallela che la suggestione, creata dai suoni della band tortonese, sembra generare.

8 è più che un disco una sorta di creatura mistica, una singola entità, in cui ogni canzone è lo sviluppo di quella precedente, a partire da “Babel“, che col suo incedere potente e onirico è l’inizio perfetto per questo viaggio, fino a “Psyrcle“, violenta e psichedelica al contempo, che scaraventa l’ascoltatore verso quell’infinito cui la band sembra tendere.
Il pezzo migliore di tutto l’album è però la seconda traccia “Warsheep” in cui la voce di Urlo, grazie anche a un uso sapiente degli effetti, diventa letteralmente disumana e si mescola efficacemente con le potenti cavalcate chitarristiche e una ritmica precisa e dirompente.

 

 

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