Fiori di Hiroshima: l’ipocrisia della nostra società

A cura di Carolina Londrillo

 

Fiori di Hiroshima
Horror Reality

(Phonarchia Dischi –Audioglobe/The Orchard)

 

 

Tracklist: 

Alibi

Identità

Horror Reality

EyePhone

La Terra dei Mostri

Big Mac

Il Mare

Rock (Baby, Is Gone)

Output 

 

Horror Reality è l’album di debutto dei Fiori di Hiroshima, uscito il 3 novembre per Phonarchia Dischi e distribuito da Audioglobe/The Orchard.

La band pisana è composta da Elia Vitarelli (voce, chitarre, Fender Rhodes), Jacopo “Lapo” Priami (batteria, beat elettronici, cori) e Alberto Volpi Ramos (basso, cori), con la collaborazione per questo disco di Nicola Baronti (synth, elettronica, cori) e Daniele Lapi (chitarre, cori).

I Fiori di Hiroshima si inseriscono all’interno del panorama del rock alternativo, con sonorità a volte psichedeliche, che mettono insieme elementi più tradizionali e la voglia di sperimentare con nuovi suoni e strumenti elettronici, che bene si inseriscono all’interno dei brani, i quali presentano comunque una struttura classica.

A prima vista potremmo non capire la scelta della foto di copertina, raffigurante una classe di bambini delle elementari travestiti per il Carnevale, ma una volta giunti all’ultima traccia, questa foto assume un significato ben diverso.

In Horror Reality sono contenute otto brani (più un outro strumentale), ciascuno dei quali racconta una storia rappresentante le diverse facce dell’ipocrisia che troviamo nella società dei giorni nostri.

Sono storie e situazioni che dovrebbero spaventarci, indignarci, ma a cui siamo ormai abituati e che ci lasciano quasi indifferenti, turbando forse soltanto quella parte di bambino che ancora è rimasta in noi, la cui ingenuità non può tollerare l’orrore dei nostri giorni.

I Fiori di Hiroshima scelgono di denunciare gli aspetti più cupi della nostra società: dal mondo del lavoro che ci rende schiavi in Identità

“Se non obbedisci, per te finisce male, prepara ai tuoi sogni un gran bel funerale. Io sono il tuo padrone, con me non puoi scherzare, tu sei solo un promoter, ostaggio aziendale”

alla classe politica in Horror Reality; dalla tecnologia in Eyephone

“Scorre tutto quanto, in un solo momento, tutto mi piace e nulla più sento, parlo con chiunque in estremo silenzio, se poi finisce il mondo condivido l’evento”

all’ingozzarsi a tutti i costi della logica “all you can eat” di Big Mac, per finire con i musicisti in Rock (Baby, Is Gone) che finiscono a fare musica finta anch’essa, senza più animo, venduta al consumismo. Tutto questo è accompagnato da suoni distorti e graffianti, un basso sempre presente, riff ripetuti che non possono fare a meno di entrarci in testa e farci muovere a tempo mentre li ascoltiamo.

Come già detto anche l’uso di suoni più elettronici come i synth e il rhodes sono inseriti in modo intelligente nelle composizioni, andandole ad arricchire, rendendole ancora più aggressive, anche se in una traccia come La Terra dei Mostri, che tratta in modo molto delicato di violenza domestica e l’orrore che vi è attorno, i Fiori di Hiroshima dimostrano di saper farne buon uso anche per creare atmosfere più minimal, che accompagnano sapientemente il racconto.

Il disco si chiude con Output che ricorda quasi un carillon con una melodia inquietante, come a dire che le storie dell’orrore ci sono state narrate, adesso sta a noi provare a dormire senza paura, o scegliere di preoccuparci e provare a fare qualcosa per essere un po’ meno parte di tutto questo.

 

 

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