Che ne sanno i telegiornali? – Pueblo di Ascanio Celestini @ More, Cosenza

Photo Credits: Dominique Houcmant | Goldo

A cura di Massimiliano (Max) Orrico

 

Photo Credits: Dominique Houcmant | Goldo

 

Una tenda bianca che lascia intravedere oltre una tavola, un televisore, è da questo scorcio che si cominciano a immaginare le vite altrui e si entra sempre più nei particolari man mano che Ascanio Celestini parla e racconta, racconta e parla.
Come ha voluto precisare lui stesso nell’incontro succeduto alla messa in scena di Pueblo, secondo atto di una possibile trilogia, Celestini più che narrare evoca immagini, storie, vite che si incrociano.
Luoghi quali la cucina che si intravede da uno spiraglio di una finestra aperta, l’esterno e l’interno di un supermercato, un mercato, un bar, prendono vita grazie agli incroci dei personaggi che non son altro che persone comuni, gente di quartiere, cassiere, barboni, magazzinieri neri, rumeni che fumano, vecchine che cucinano, persone nelle loro pratiche quotidiane e nei loro vissuti privati che divengono pubblici quando ogni spettatore arriva a pensare che una, due, o più volte nella vita li ha incontrati.
Nel mentre si cammina nei pensieri raccontati, una voce di bambino prova a riportare alla realtà il narratore, che continua però imperterrito a proiettare con le parole, strade, persone e vite negli occhi della tantissima gente accorsa al Cineteatro A.Tieri Italia di Cosenza chiamata a raccolta da Scena Verticale e dal suo Progetto More, una domenica sera di febbraio.
Gente semplice, in cui ogni spettatore può facilmente immedesimarsi, nei particolari delle situazioni che vivono e/o di cui sono protagonisti, è la vita in tante sfaccettature che prende corpo dal racconto di Celestini sul palco, racconto che a sprazzi si avvale anche di accenni al canto e dell’ accompagnamento alla fisarmonica  di Gianluca Casadei.  Il suono accompagna il racconto ad un interlocutore immaginario, Pietro, che ascolta delle ombre della periferia che si muovono nel quotidiano del Quadraro, ma che sono lo specchio di ogni quartiere.

Celestini ripete più volte questa frase:

Che ne sanno i telegiornali

delle vite perse nel gioco dell’inutile infilare monetine nella slot, delle vite che arrancano dietro ad una cassa al supermercato, di quelle che frugano nella monnezza”

Insomma di tutte quelle vite che anche a Cosenza, Ascanio ha incontrato nel parcheggio antistante al Teatro, “meglio di ogni interpretazione perché vere” e di quelle che è andato a trovare all’interno dell’ Hotel Centrale Occupato, da dove a mezzo video ha lanciato un invito ad altri artisti a passare da quel luogo, ultima residenza in senso cronologico del Comitato Prendocasa Cosenza che lotta contro la speculazione edilizia e promuove una politica dell’abitare.

Le parole di Celestini dall’Hotel Centrale Occupato,nel pomeriggio di domenica 18 Febbraio in un altro video di Prendocasa Cosenza

Che ne sanno dei 100 mila senza nome morti in mare stipati in un magazzino notturno, che ne sanno i telegiornali…

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