“Zero Glitter” per Maru, perché il suo album brilla di luce propria

A cura di Michela Gioia Guerrera

Maru

Zero Glitter
(Bravo Dischi)

 

Tracklist

  • Giorgia
  • Dove Dormi
  • Bordeaux
  • Ordine
  • Via Oberdan
  • I Baristi
  • Zero Glitter
  • Lunedì è Martina

Maru è entrata nella mia vita durante la prima di una lunga serie di giornate uggiose. Le gocce di pioggia bussavano alla mia finestra perché scostassi la tenda e vedessi un mondo grigio, un cielo triste e il sellino della mia bicicletta fradicio. Quel giorno sembrava quasi che piovesse anche dentro di me, livello di metereopatia over 9000. Poi è arrivato Zero Glitter ed è stato come vedere il sole dietro le nuvole: giornata rovinata, umore no.

Adesso arriva la parte nozionistica ma voi mostrerete interesse, perché questo album non è né nato né cresciuto da solo, quindi io ora scrivo quel che devo scrivere e voi leggete con pazienza. La musica e il sudore che ci sta dietro meritano rispetto, ok?

Zero Glitter entra nelle vostre vite il 23 novembre, probabilmente l’ennesima giornata piovosa della stagione, presentandosi con otto brani interamente scritti dalla cantautrice siciliana.

Il disco è uscito per Bravo Dischi, prodotto da Fabio Grande (Colombre, Joe Victor, Mai Stato Altrove).

È stato difficile? Io non credo, ma fatevi un applauso.

Torniamo ora a Maru: questa giovane donna ha una voce incredibilmente dolce, sembrava volesse accudirmi e proteggermi da quella giornata di merda. Una voce che canta di donne incontrate e amate, di strade percorse per accettare la propria persona. Accompagnata da un ukulele che si fa spazio tra gli echi di Somewhere over  the raimbow e I’m yours, riuscendo a narrare sia l’allegria che l’amarezza, senza appesantire il disco ma amalgamandosi alla perfezione con tutti gli altri strumenti musicali.

Ascoltando il suo disco mi è venuta subito voglia di sapere qualcosa di più su di lei. Ho iniziato a cercarla su Facebook, Spotify, Youtube… e dopo aver scoperto un canale asiatico di un gatto di nome Maru, l’ho trovata. Ho scoperto un’artista umile, sensibile, determinata, che incuriosisce man mano che la si conosce. E anche che la padrona del gatto asiatico deve annoiarsi parecchio nella vita.

Col singolo Zero glitter, che da il nome all’album, cerca una via d’uscita dal senso di colpa: non cade il mondo se per una volta ci si nutre con una fettina di sano egoismo. Questo brano è una sorta di manifesto alla solitudine, alla cura e all’ascolto di sé, decisamente il mio pezzo preferito dell’intero album.

Affronta con incredibile tatto diverse tematiche, prima tra tutte appunto l’accettazione di sé col brano Giorgia, già uscito il 28 settembre. Inizialmente può sembrare una canzone d’amore ma così non è: Giorgia è la stessa Maru, la personalità che ha fatto più fatica a mostrare, ma che ora non tiene più nascosta. Il videoclip uscito il 27 ottobre è quasi enigmatico, ma lascio che sia il regista Edoardo Rubatto a parlarvene:

“Il  video  misura le  distanze tra  Maru e Giorgia,  la parte irrazionale  della sua personalità. Giorgia  è libera di  vagabondare e perdersi:  è un manichino intrappolato  in una condizione surreale, che  viaggia senza meta a centinaia di  chilometri da casa. Dall’altra parte Maru,  che invece non riesce a superare la razionalità  dei suoi gesti ordinari. Scena dopo scena, osserviamo  la tensione tra due entità ostinate che, nonostante tutto,  cercano di ritrovarsi in qualche modo.”

 

 

 

Dove dormi, Bordeaux e Ordine sono tre brani che parlano d’ammmore, ognuno in con sfumature, sogni e criticità differenti: il disco è bello perchè è vario.

Via Oberdan presenta delle sfumature più arrabbiate, i suoi ritornelli mi hanno colpito per la semplicità con cui la cantante sciorina sottilissime critiche alla sua -presumo e spero- ex fidanzata:

Stare  con te  era come  starnutire in  una biblioteca: è  meglio star zitti che  chiedere scusa”

“Stare con te è una muta di corde senza il Mi cantino”

“Stare  con te   mi ricorda  i ragazzini con  le bombole spray a  sporcare pareti che ricoprirai”

Maru, per me avresti potuto scrivere altri dieci minuti di canzone così, me li sarei ascoltati tutti. Ma io sono una cinica acida per la maggior parte del tempo, meglio non seguire i miei consigli.

 

 

Per chiudere l’album, la nostra suonatrice di ukulele sceglie Lunedì è Martina, il cui testo va ascoltato con un’attenzione particolare. Qui si inoltra nel tema della violenza con la delicatezza che merita, cercando l’immedesimazione nei pensieri e nelle difficoltà che vivono costantemente queste donne. Chiude con un messaggio di incoraggiamento, che può sembrare poco, ma è il primo passo per farle sentire meno sole e dire loro che non è assolutamente vero che si meritano ciò che stanno vivendo.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli artisti che scelgono di non limitarsi alle canzoni che possono vendere. Ringrazio tutti coloro che riconoscono l’importanza del proprio ruolo da artista e del peso che ricoprono nel momento in cui affrontano argomenti scomodi.

Grazie Maru per Lunedì è Martina.

 

 

Adesso la nota dolente: I baristi non mi ha fatto impazzire, questione di gusti.

Le altre le canticchio già.

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