Il Castello di Vogelod: i Marlene Kuntz e Claudio Santamaria danno vita ad un’emozione muta

A cura di Renata Rossi

 

 

 

Che i Marlene Kuntz avessero diverse anime da mostrare non c’erano dubbi, prova ne sia il loro concerto Il Doppio (qui tutte le foto della serata), le convincenti prove di Godano come scrittore o i suoi “reading sonici” …

ma lo spettacolo teatrale del 27 e del 28 novembre al TAU di Rende (Cs), pensato per sonorizzare le immagini de “Il Castello di Vogelod” ha sorpreso un po’ tutti, anche i fan della prima ora abituati alla camaleontica Marlene.

Il film è uno dei capolavori del cinema muto degli anni ’20 del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau. A dar voce agli attori sullo schermo un Santamaria in grande spolvero. Molto bella anche la scenografia che vede a sinistra del palco le chitarre e le tastiere di Godano e Tesio, al centro la proiezione del film, a destra la batteria di Bergia e in primo piano Santamaria. Aver visto due date consecutive dello spettacolo ci ha permesso di poterci soffermare maggiormente sulle sfaccettature dello spettacolo: se la prima sera è stata più emozionante e sorprendente, la seconda è servita per apprezzare al meglio il suono (il TAU offre un audio splendido), e osservare con maggiore attenzione le dinamiche di Godano e soci e i diversi timbri della voce narrante.

I fan ricorderanno senz’altro le “spore” dei Marlene, ecco, durante lo spettacolo, si ripropone un po’ quello spirito li: l’aver liberato la musica dalla forma canzone rende i suoni più liberi, la musica raggiunge nuove vette creative difficili da ingabbiare in un genere specifico. Al furore rock cui da sempre ci hanno abituato i ragazzi di Cuneo si aggiunge un nuovo suono che del post rock ha la vena magnetica ed emozionale. Il film si muove lento nel racconto di una storia d’amore e tradimento che restituisce, nello svolgersi dentro le mura di un castello, una sensazione cupa e claustrofobica. Il giallo è intrigante, ricco di passione e suspance, parla di una verità che non appartiene mai a nessuno, di un’onestà dei sentimenti mai chiara, fino ad arrivare ad un colpo di scena nel finale che non può far altro che sorprendere.

I Marlene entrano nella trama enfatizzandola, creando una colonna sonora perfetta che va avanti in sali e scendi musicali che seguono la narrazione arricchendola senza mai prevaricare. Godano sembra divertirsi in questa nuova veste: non più protagonista del palco ma “semplice chitarrista” può concentrarsi sul suono e sul suo istinto. Tesio, per l’occasione anche alle tastiere, riesce a creare coi sintetizzatori le giuste atmosfere. Bergia gioca con le percussioni e un tank drum dando vita ai rumori più diversi, contribuendo a dar corpo a situazioni inquietanti e sinistre.

Particolare anche la scenografia, con uno schermo che si sdoppia creando un effetto tridimensionale e un Santamaria che nei panni di uno degli attori si alza, fuma, si muove, proprio come il personaggio sullo schermo.

Si tratta insomma di uno spettacolo in cui è bello perdersi tra le immagini di un film prezioso, la teatralità della messinscèna e della voce e la musica dei uno dei più grandi gruppi rock italiani.

Una cosa è certa, sarà difficile trovare qualcosa di simile in giro, che possa racchiudere in sé un caleidoscopio di emozioni così diverse.

Queste le prossime date:

16/12, Teatro Solvay Rosignano
17/12, Teatro Duse Bologna
19/12, TSE – Teatro del segno, Cagliari
21/12, Teatro Toselli, Cuneo

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