“Fare un ’68. Una pacifica occupazione” I Baustelle all’Università di Siena

“Fare un 68” è ancora possibile? Questa la domanda che mercoledì 12 dicembre i Baustelle hanno posto alla cospicua platea presente nell’Aula polifunzionale del Presidio di San Niccolò a Siena, ultima tappa di una ricerca che la band di origine senese ha avviato in alcuni Atenei italiani (prima Pescara e Camerino) con l’obiettivo di andare nei luoghi dei giovani, ascoltare e conoscere cosa hanno da dire. E, soprattutto, scoprire se qualcosa hanno da dire.

L’idea nasce dall’apparente mutismo e ripiegamento nella sfera privata da parte delle giovani generazioni, a fronte del pieno dilagare dei social. Così i Baustelle hanno deciso di provare a capire quale visione del presente e del futuro hanno i giovani di oggi. E non è un caso che questa ricerca si sia chiusa – almeno per ora – a Siena, dove Francesco Bianconi si è laureato.

Quale evento più adatto per stimolare una riflessione sul presente se non il ’68, a 50 anni dall’anno in cui l’azione si fece protesta, con una forte spinta proprio dalle Università.

Ripensare il ’68, rievocarlo o superarlo? Cosa fare in questa dimensione digitalizzata? Da dove partire concretamente? Quali strumenti usare per ribellarsi? Come difendere e rispettare i diritti acquisiti?

Molti sono stati gli interrogativi, molte sono state le riflessioni o gli spunti per confrontarsi, per dire qualcosa e creare un intreccio di pensieri, di contrasti, di stimoli. Con due modalità: messaggio whatsapp, scientemente adottato per sconfiggere il muro della timidezza, e microfono per dar voce a pensieri, sfondando concretamente quel muro e, così, i nostri limiti.

A presentare l’evento lo scrittore e giornalista Paolo di Paolo intervallato dalle parole e dalla musica dei Baustelle, in una versione d’eccezione fatta di chitarre e harmonium.

Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, insieme al chitarrista della band Andrea Faccioli, hanno presentato una selezione di loro brani in cui chiaro – anche se non sempre cosciente – è il riferimento a giovinezza e adolescenza, entusiasmi e disillusioni: Gomma, Betty, Il Futuro, Le Rane, Il Liberismo ha i giorni contati, La guerra è finita.

Il pomeriggio di mercoledì è stato un esperimento di partecipazione e interazione importante, soprattutto di questi tempi dove l’abitudine ad ascoltare è sempre più assente. E dove c’è una mancanza – come è stato più volte detto – è lì che dovrebbe esserci interesse ad agire.

Ed è vero, “la vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi

 

Testo e foto a cura di Romina Zago

 

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