Andrea Andrillo: il primo disco di una trilogia d’autore

Andrea Andrillo

“Uomini, bestie ed eroi”

(Radici Music Records)

 

A cura di: Giovanni Graziano Manca

 

TRACKLIST

1. Forse Sognare

2. Deserti di Sale

3. Irene

4. Aveva undici anni

5. Paternidadi – traduzione

6. Atlantide prima della pioggia

7. Nata dal Silenzio

8. Su Patriotu – traduzione

9. Gorizia tu sei maledetta

 

Quello di cui sto per parlarvi è il primo di una serie di tre dischi non ancora conclusa (il secondo e il terzo, Andrea Andrillo, deve ancora farli uscire). Sui social il cagliaritano sostiene di essere un cantautore in lingua sarda, italiana e inglese, di condividere, collaborare e cantare come si faceva un tempo, quando il mondo era più felice e pieno di speranza. Questa presentazione, però, pur promettendo bene perché fa riferimento a tempi ormai andati (io, pur sguazzando bene nell’oggi, amo i “tempi andati”…) non dice tantissimo su questo autore di grande personalità. Molto, molto di più è possibile scoprire sul personaggio ascoltando “Uomini, bestie ed eroi”, recente uscita discografica firmata dal nostro per Radici Music Records.
“Uomini, bestie ed eroi” fornisce certamente un’idea più precisa sulla cifra artistica del sardo. E’ un cantautore si, ma un cantautore decisamente
sui generis, Andrillo. Il suo stile non è per niente assimilabile a quello di altri autori che cantano in lingua sarda e in ogni caso in questo disco sono del tutto assenti le influenze che possono derivare a qualsiasi musicista isolano dalle musiche della tradizione di casa propria. Le canzoni di Andrillo, infatti, con quegli accordi aperti e certe altre ariose inconsuete atmosfere sembrano somigliare molto di più a quelle, tanto per dire, dell’irlandese John Martyn. Cantautore si, dicevo, ma dallo stile difficilmente ascrivibile a “scuole” italiane o sarde di qualche tipo; c’è un che di “anglosassone”, invece (unica eccezione “Gorizia, tu sei maledetta”, brano dall’italico popolaresco incedere), in questo CD che ascolto senza posa da alcuni giorni. Se l’esperienza del tempo passato è avvertibile nella musica, ancora più evidente risulta quando si passa alla lettura dei testi. Voglio riportare per intero il testo di “Aveva undici anni”, perché possiate rendervi conto:

“Mia madre si chiama Carmen Loi, è nata il 16 luglio del 1932./Nel ’43, durante uno dei devastanti bombardamenti su Cagliari, vide una/donna fuggire con in  braccio un bambino la cui testa era stata staccata/quasi di netto dallo scoppio di una bomba./La donna correva e la testa del bimbo, semi mozzata,/La donna correva e la testa del bimbo, semi mozzata, ballonzolava:/come in un’assurda danza!/Il tempo è passato, mia madre è invecchiata, ma i bambini di oggi, come/quelli di ieri, li ammazzano i padri di altri bambini. Ai loro figli insegnano/giochi, raccontano fiabe, ma il dolore sugli altri non fa altrettanto male./Cos’è stata mai Cagliari/Condannata a bruciare?”

Note struggenti, in altre canzoni, raccontano storie di guerra (“Gorizia, tu sei maledetta”, canzone del 1916, di autore sconosciuto), di coraggio e di libertà (“Su Patriotu”, cantata in sardo su testo di Pierfranco Devias). Ecco, anche di argomenti che in nessun modo è possibile dimenticare, parlano le canzoni di Andrillo. Assolutamente consigliato.

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