Diario di uno spettAttore recluso

© Roberto Fontolan

A cura di Massimiliano (Max) Orrico

Una busta trasparente in mano sull’uscio della bottega, un saluto più volte ripetuto e un appuntamento dato ad un concerto che non c’è ancora stato.
Vinili in bella mostra per strada, il cammino verso casa diventa ansioso di continuare lungo i solchi appresso alla puntina, la mente poi vola a quel disco nuovo che sarebbe arrivato il venerdì successivo e che assieme ad alcuni vecchi amici avrei ascoltato per la prima volta la sera della sua uscita, il 6 marzo in quel di Lamezia Terme, dal vivo.
E niente, quell’appuntamento con Paolo Benvegnù è poi saltato.
Il virus, la pandemia, quanti appuntamenti ci ha portato via.
Perché un concerto, uno spettacolo teatrale, non è altro che un appuntamento, l’appuntamento con la musica, le canzoni, il racconto, la poesia dal vivo, con un pubblico vivo.
Il lockdown, a causa del covid 19, ha lasciato e sta lasciando attori e musicisti orfani dei loro palchi, che anelano sudore di artisti e maestranze varie.

Ma la platea? Che ne è della platea?

Gli operatori son stati lasciati soli, mentre autorganizzati in questi mesi si sono reinventati, le dirette social sono diventate all’ordine dell’ora, ogni gruppo, cantante, musicista, attore si è improvvisato produttore di se stesso, pur di far compagnia al proprio pubblico.
E così abbiamo imparato a conoscere gli angoli delle abitazioni dei nostri artisti preferiti e/o comunque di quelli in questo tempo seguiti, le tendine alla finestra di Benvegnù, la larga libreria di Clementi, il divano di Brunori Sas, ecc … ecc …
Ci siamo tutti riappropriati delle nostre case magari ridisegnandone gli spazi ad uso e consumo di un altro tempo, che pareva e pare essere entrati a Tundra, città raccontata nelle sue architetture nel primo romanzo firmato da Elena Giorgiana Mirabelli dal titolo “Configurazione Tundra” edito da Tunuè, arrivato in libreria giusto poco prima della chiusura.
Quindi per molto tempo il palinsesto da seguire non è stato più quello televisivo (a parte alcune eccezioni), persosi tra le tante repliche di fiction o riproposizioni di vecchi spettacoli, ma una vasta lista di eventi sulle diverse pagine Facebook e Instagram, interagendo direttamente tramite i commenti.
E gli appuntamenti sono diventati quotidiani, settimanali, e una tantum: dalle letture, alle esecuzioni di brani musicali, ai DJ set, a spazi aperti a tutto.
Ognuno si è trovato poi a scegliere, nel mare dei social, cosa, quando e chi seguire a seconda dei tempi e degli interessi.
Chi scrive ha scelto la compagnia di Giuseppe Rimini alla consolle Kerò coi suoi dj set ad ogni ora, delle letture dell’attore e regista teatrale Ernesto Orrico seguito dalla chitarra del suo socio in ormai diversi progetti, Massimo Garritano, e ancora quella dei dj set di Fabio Nirta e dei suoi compagni di “Spread Good Vibes”, pagina Facebook nata per far girare i dischi a casa e farli ascoltare da casa.
Poi l’unica diretta di Giovanni Truppi una domenica mattina che ha omaggiato chi ha avuto modo di seguirlo del suo “Poesia e Civiltà” intimamente col suo piano e la sua voce.
Anche i festival non ci hanno lasciati soli e si sono organizzati per entrare nelle nostre camerette, come il Color Fest, Ferrara sotto le stelle e Keep On Live che sotto l’hashtag #StayOn ha coinvolto le pagine dei diversi club in Italia. Tutti quanti hanno portato artisti nello stream dei nostri dispositivi.
Il cantautore Sasà Calabrese ha scelto invece la divulgazione, raccontando dal proprio salotto la storia della canzone italiana, e ancora un altro cantautore che si è fatto autore di format come “Studio Ruvio” con ospiti musicali e cabaret amatoriale alla Arbore maniera.
Molti eventi sono stati finalizzati tra l’altro a raccolte fondi per ospedali o associazioni che facevano e fanno argine alle crisi sanitaria e sociale.
Gli arrivi di nuove anime sulla Terra e le partenze di altre hanno segnato e stanno segnando questo tempo, come ci raccontano le 12 storie che troviamo in “Lockdown – Vite in Quarantena”, libro curato da Armando Canzonieri e Mirko Perri, agitatori culturali a tutto tondo.

Ma la platea? Che ne è della platea?

In questo tempo qualcuno si è chiesto quale sia il valore dell’arte e della musica?
Sì, gli artisti ci fanno appassionare e tanto divertire, ma la loro produzione ci fa anche pensare, e in molti casi riesce a guidare in una direzione o in un’altra una vita, molte vite.
Una canzone con cui ci si sveglia, spesso succede che ci rimanga in testa per tutta la giornata, accompagnandoci a colazione, sotto la doccia, a lavoro, e così fino a sera quando rientriamo a casa.
Tutto ciò quanto vale?

Ma la platea? Che ne è della platea?

Le prime attività ad essere chiuse e probabilmente le ultime che riprenderanno sono quelle inerenti agli spettacoli dal vivo.
Uno stop senza congruo ammortizzatore economico a tutta la filiera del settore.
Vi pare giusto?
Quanto muove economicamente uno spettacolo dal vivo? Carburante, biglietti aerei, di treni o di bus, hotel, alberghi o bed and breakfast, bar, pub, ristoranti, e magari negozi vari della città che ospita l’evento: a ciò che ruota attorno a tutto questo non andrebbe assegnato un valore economico?

Ma la platea? Che ne è della platea?

Cos’è la platea?
È tutta quella gente a cui è mancato e manca ancora uscire per ritrovarsi in un foyer o in un bistrot prima e dopo l’apertura e la chiusura di un sipario: studenti, insegnanti, medici, infermieri, farmacisti, ingegneri, operai, impiegati, imprenditori, inoccupati o disoccupati, precari, figli, genitori, nonni, zii, etero e gay, bianchi, neri, gialli, e di ogni colore umano, che alla sera trovano il tempo di divertirsi, rilassarsi, pensare assieme. Ecco, forse è questo assieme che fa paura?

Ma la platea? Che ne è della platea?

Siamo quelli che occupano le poltrone, che tremano ad ogni emozione, che stringono la mano a chi ci è di fianco, che lo abbracciano dopo l’applauso, che tornano a pensare e magari una birra dopo ci fa confrontare, ed ecco che ritorna la probabile paura.

Ma la platea? Che ne è della platea?

Siamo quelli esposti al contagio perché vicini o perché una canzone ci fa scambiare bacini.

Ma la platea? Che ne è della platea?

Siamo quelli che pagano un biglietto per emozionarci e condividerne l’effetto.

Ma la platea? Che ne è della platea?

Siamo quelli che vogliono sicurezza per ricevere dal piano o dalla chitarra una nuova carezza.

Ma la platea? Che ne è della platea?

Siamo quelli che grazie all’arte viaggiamo nei mondi e per tutto il settore chiediamo dei fondi.

Ma se Ligabue nel 1988 quando cantava per la prima volta le sue Anime in Plexiglass si fosse sbagliato di cent’anni?

Prende quota il ritmo della notte
fra tamburi e canti di guru
e sotto, sotto, sotto,
sotto, sotto, sotto
c’è quel movimento clandestino
di cantine blues.
Ma la platea? Che ne è della platea?

……

E poi c’è il capo
che ci riempie l’aria
con la Gibson che ha rubato lui
e sopra, sopra, sopra
sopra, sopra, sopra
vanno avanti con lo show
che è dedicato pure a noi.
E su, in controllo, son tranquilli
che replicanti non ce n’è.
I vigilantes sono svegli:
è dura stare al mondo nel 2123.

Le anime in plexiglass
stanno ballando un tango.
Le anime in plexiglass
stan dimostrando
come si fa uno show.

Noi siamo qui quasi nel 2023 ad anelare un movimento clandestino di cantine blues, alla ricerca dell’imbocco del condotto sette per poter far l’amore sperando che il capo ci riempia l’aria con una gibson rubata.

Noi sepolti qui mentre non ci sono show niente più spettacoli, non si balla più, non si canta più.
E dal 1983 ci viene incontro Scialpi col suo Rocking Rolling per resistere, per difenderci, per non cedere mai.

Ma la platea? Che ne è della platea?

Siamo quella Nazione di quel patrimonio artistico che dev’esser tutelato dalla Repubblica così come recita l’articolo 9 della Costituzione.

Redazione
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