[Libri] “SING BACKWARDS AND WEEP” – Mark Lanegan si racconta: talentuoso e depravato.

MARK LANEGAN

SING BACKWARDS AND WEEP

A MEMOIR

 

A cura di Marlene Chiti

Ad inizio 2020 l’annuncio dell’uscita di un’autobiografia scritta da Mark Lanegan aveva suscitato una certa sensazione e una buona dose di curiosità; Lanegan, notoriamente un sopravvissuto con la fama di personaggio poco incline a concedersi alla stampa e al pubblico oltre il minimo necessario ed inevitabile per un artista del suo livello, pareva un candidato inusuale per questo tipo di operazione anche se non vi era alcun dubbio che la sua vita potesse aver offerto aneddoti e materiale in abbondanza sia dal punto di vista personale che professionale.

Fin dalle pagine di apertura, dedicate all’infanzia e all’adolescenza del cantante, è evidente che il taglio scelto è quello strettamente privato.

Non troverete la storia dell’evoluzione musicale della scena di Seattle, né complesse disamine su processi compositivi, creativi, produttivi.

Troverete invece il racconto di un arco di vita complicato e brutale, estremamente, pare, onesto, privo di pietismo e auto indulgenza e senza una goccia del romanticismo posticcio che avvolge talvolta la figura del musicista bello, talentuoso e depravato.

Seppure non manchino aneddoti estremamente godibili e divertenti dal gusto grottesco e declinati con humor, il tono generale è virato al nero.

Lanegan si descrive prima come un alcolista aggressivo e poi come un tossico senza speranze, non si risparmia niente e non risparmia niente ai lettori. Si ritrae sgradevole, rancoroso, pustoloso, traditore, inaffidabile. L’incarnazione dell’inferno in terra per chi gli è accanto, sia nella vita professionale che privata.

Spietato, finanche ingeneroso, è il resoconto dei suoi anni con gli Screaming Trees, i fratelli Conner ritratti come dei disadattati di limitato talento tanto che Gary Lee Conner, il più bersagliato dei due, in un’intervista rilasciata per la rivista Kerrang! poche settimane dopo l’uscita del libro e tuttora disponibile sul sito, si dirà sorpreso del livello di veleno e risentimento che ne trapela nonchè dei giudizi svilenti sulla qualità del lavoro fatto assieme domandandosi se alla fine non siano stati semplicemente usati per sfuggire dalla realtà soffocante di una piccola città. E in effetti questo è quanto Lanegan afferma esplicitamente in più di un’occasione.

Si getta uno sguardo disincantato sui meccanismi della produzione musicale con aneddoti relativi ai rapporti con managment, produttori, case discografiche; preziosi e grondanti affetto sono invece i ricordi di molti amici, in particolare Cobain e Staley, e sinceramente toccante è il tributo a Jeffrey Lee Pierce.

Al momento attuale non risulta purtroppo ancora notizia di una futura edizione italiana ma il libro è acquistabile online nell’edizione inglese pubblicata da White Rabbit ed è facilmente leggibile per chi abbia una competenza di lettura poco più che scolastica.

Se avete amato le canzoni di Lanegan sarà una lettura conturbante e di sicuro interesse  ma non è necessario essere nostalgici del grunge o  aver indossato la camicia a quadrettoni per rimanere invischiati nella lettura dei quel che si racconta in queste pagine perché si tratta fondamentalmente di una storia di sopravvivenza e in quanto tale  è universale, può risuonare nelle esperienze di ciascuno di voi là fuori.

 

 

 

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