[Recensione] La mia Patria attuale: il ritorno di Massimo Zamboni

© Diego Cuoghi

 

A cura di Giuseppe Visco

 

Massimo Zamboni

La mia Patria attuale
(Universal Music Italia)

 

Tracklist
1.     Gli altri e il mare
2.     Canto degli sciagurati
3.     Ora ancora
4.     Italia chi amò
5.     Il nemico
6.     Tira ovunque un’aria sconsolata
7.     Nove ore
8.     La mia patria attuale
9.     Fermamente collettivamente
10.  Il modo emiliano di portare il pianto

 

A distanza di due anni da La macchia mongolica, Massimo Zamboni ritorna con un album pronto a far parlare di sé. Anticipato ai due singoli Canto degli sciagurati e Gli altri e il mare, La mia Patria attuale è l’ottavo album da solista di Zamboni uscito il 21 gennaio, per Universal Music Italia. 

Su Zamboni c’è poco da dire in quanto rappresenta una pietra miliare della musica italiana. La sua carriera musicale con CCCP, CSI e Post-CSI dovrebbe essere una garanzia sulle sue indiscusse capacità. Compositore e chitarrista dei CCCP, Zamboni ha scritto la storia della musica punk rock e alternativa italiana, ha conservato sempre le peculiarità che lo hanno contraddistinto fin dagli esordi nei primi anni 80’. E questi tratti si ritrovano in La mia Patria attuale, album in cui “lo zampino” dei CCCP si sente ed alcune sonorità riportano proprio alla mente il gruppo che ha portato il rock alternativo italiano in giro per il mondo. In questo album, però, Zamboni cerca di dare una svolta cantautoriale, in cui le parole assumono un ruolo di guida nel percorso tortuoso che è il vivere quotidiano.

Il concetto di patria, molto spesso abusato, fa riferimento alla situazione italiana (politica e non solo) in cui gli errori sembrano essere ciclici. La patria cui fa riferimento Zamboni non è un inno al nazionalismo becero, anzi, è un urlo disperato, è la voglia di far capire che il Belpaese è vissuto quotidianamente anche da piccole realtà in cui i sacrifici, il lavoro e la collettività rappresentano l’unica sola realtà. E proprio la pandemia ha mostrato come in Italia la solidarietà fra le persone ha reso tutto meno tragico. 

Le parole di Zamboni sulla scelta del titolo: “Patria non è parola leggera. Contiene in sé anche il mascheramento delle diseguaglianze, l’esercizio della violenza in difesa di interessi personali o di casta. Ma Patria è ciò che abbiamo, che siamo, presenza immateriale che giustifica l’essenza profonda dei popoli. Perché allora è così difficile pronunciare questa parola per la lingua italiana? A questa domanda sono dedicate le dieci canzoni dell’album.


Un album in cui si combinano alla perfezione i nostalgici ricordi dei CCCP alla “nuova vita” di Zamboni: la sua tabula rasa – non elettrificata.

 

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