[CINEMATIC] #03 – Dicembre ‘22 NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE

A cura di Mattia Salvadori

 

CINEMATIC #03 – Dicembre ‘22
NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE

Film di guerra ne ho visti tanti e tra le uscite degli ultimi anni poca roba mi aveva preso. No, neanche il tanto acclamato “1917” di Sam Mendes (fotografia eccezionale sì, ma lentissimo per i miei gusti). E’ facile nascondersi e affidarsi a stereotipi del genere, a ciò che i grandi classici hanno proposto decenni fa.
“Niente Di Nuovo Sul Fronte Occidentale” l’ho trovato diverso. C’è qualcosa di forte che viene raccontato.
La storia di questi ragazzini che non vedevano l’ora di andare a combattere ma che non si aspettavano minimamente di trovare quell’inferno dovrebbe far riflettere tanto. Soprattutto in questo momento storico.
Idem nella musica. La soundtrack originale è realizzata dal compositore tedesco Volker Bertelmann (aka Hauschka). Sinceramente non lo conoscevo. Andando a documentarmi ho visto che ha composto pure la soundtrack della fiction “Il Nome Della Rosa” della Rai; ok, non mi dice ancora nulla. Comunque, quello che mi ha colpito di più è senza ombra di dubbio quel bassone distorto che entra così, apparentemente a gamba tesa, poco prima che succeda qualcosa di forte. Poco prima di un’azione forte, di un attacco. Fa veramente paura. Sicuramente è complice il forte contrasto che si crea. Contrasto tra una colonna sonora (ovviamente) ricca di archi e pad (come potrebbe essere altrimenti?), ma dentro la quale si inseriscono elementi moderni come fossero evidenziatori sullo spartito musicale. Aggiungerei anche un contrasto storico. Sì, perché siamo abituati a contestualizzare anche musicalmente il periodo storico che vediamo immortalato sullo schermo. E spesso, pur di cercare il compromesso ideale per un prodotto più mainstream possibile, anche in modi un po’ particolari (o discutibili). Ma quanto era strano vedere degli archi che durante molti balli in “Bridgerton” suonavano brani dei Coldplay?! Invece Bertelmann non ha paura nel creare questi accostamenti. Sicuramente ci sono dentro molti strumenti che nel periodo della Prima Guerra Mondiale non esistevano, ma alla fine ha davvero importanza?
Questi elementi che definisco “di contrasto” sono, oltre al basso di cui parlavo prima, anche synth e sound fx che sembrano provenire da foley (o da sound design che tanto gli somiglia). Personalmente trovo che la musica sia anche abbastanza varia nel corso dell’opera e che descriva molto bene le sensazioni visive. Ci sono la tensione e il terrore descritto in tracce come “Remains”, “Uniform” e “72 Hours”, la speranza o la delusione in “Flares” e “Comrades” (dove gli archi prendono veramente il ruolo di protagonisti), c’è la solennità in “Ludwig”. Il fatto che si percepisca cosa sta succedendo anche solo dalla soundtrack mi fa pensare che sia particolarmente azzeccata.
Trovo molto bello che siano state messe alla luce molte delle atrocità della Prima Guerra Mondiale seguendo degli standard moderni (sia audio che video). Sicuramente, dalla mia generazione in poi, c’è tanta ignoranza sull’argomento rispetto anche a quello che è successo meno di 20 anni dopo. Non so, forse sono eventi che abbiamo sempre immaginato molto più lontani, o forse le atrocità naziste ci hanno monopolizzato il concetto di barbarie. Purtroppo non è giusto perché è anche la nostra storia. Guardalo, fa bene.

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