[Live Report] E se l’attesa di Liberato fosse essa stessa Liberato? Un pezzo di Napoli a Berlino

A cura di Giuseppe Visco

 

Liberato è stata una bomba scoppiata nel lontano 2017. Io, a quei tempi, ero ancora uno studente di triennale e vivo a Napoli la magia che una città come Napoli riesce a darti, una città in cui l’emozionalità della gente, delle strade, dei muri la si vive quotidianamente.  Grazie a un mio coinquilino – francese fra l’altro – ascoltai la prima volta Nove Maggio. La prima reazione fu “COSA?” e stop, null’altro, né un pensiero in più né uno meno. Nel frattempo, di acqua sotto i ponti ne è passata, Liberato è passato da essere un fenomeno del momento a una vera e propria star, in grado di fare sold out ovunque metta piede da Berlino a Londra, da Parigi a Barcellona passando per la sua Napoli, città che lo rappresenta e che lui rappresenta. Ammetterò, ex post, che inizialmente mi discostavo molto dalla sua musica e soprattutto ai primi ascolti ho pensato che non fosse roba per me, salvo poi ricredermi. Il concerto di Liberato a Berlino è stato indescrivibile, si può provare a cercare le parole ma difficilmente viene fuori qualcosa se non una sensazione di appartenenza al territorio napoletano, alla tradizione, a Napoli, a una terra spesso bistrattata e oggetto di scherno. Napoli negli anni, però, è cambiata: è passata da essere il posto da evitare ad uno dei posti più turistici al mondo, il concetto dell’abitante di Napoli è passata dallo stereotipo del ladro ad essere accostata a persone molto gentili, cordiali e amichevoli. 

A Berlino la data del giorno 11 giungo era andata sold out in pochi giorni già a febbraio, motivo per cui nella capitale tedesca c’è stato un secondo show il 12 giugno, anche esso strapieno: ne avrebbe potuti fare anche 10 di fila di concerti, sarebbero andati tutti sold out. Facendo tutti gli scongiuri del caso mi permetto di affermare che Liberato per Napoli oggi è paragonabile a quello che per Napoli sono stati nel corso degli anni Eduardo De Filippo, Totò, Pino Daniele, Diego Maradona e tutti gli altri nomi che vi vengono in mente quando pensate a Napoli.

Il concerto è stata una festa – un prolungamento, ideale, della festa scudetto del Napoli calcio – che ha visto il pubblico italiano, con qualche infiltrato tedesco, giocarla da protagonista. Le bandiere del Napoli calcio hanno sventolato dal primo all’ultimo secondo del commercio, i cori del Napoli prima e dopo il concerto hanno riempito la Kesselhaus di Prenzlauerberg, la stanza si è riempita di azzurro delle magliette del Napoli, un pezzetto di Napoli si è teletrasportato a Berlino per una serata. La verità è una: o cor nun ten padron e ‘no ten né a Napl, né a Berlin né a nisciun’at post ‘nto munn.

 

P.S. Scusatemi se ho scritto troppe volte Napoli ma al cuore non si comanda.

P.P.S. Fra le varie persone da ringraziare, oltre al mio ex coinquilino francese, c’è sicuramente Ercole che, permettetemi di dirlo: è uno di quelli che veramente sa quello che fa e come. 

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