[Live Report] Perché alla fine non facciamo altro che fingere: Lo Stato Sociale a Berlino

a cura di Giuseppe Visco

 

Si sa: quando l’Italia chiama, gli italiani rispondono.

Venerdì 29 al Frannz di Berlino Lo Stato Sociale si è esibito, e forse per l’ultima volta come gruppo. L’annuncio di Lodo all’inizio del concerto lascia presagire un potenziale “addio” del gruppo che ha fatto la storia della musica indie italiana del ventunesimo secolo.

In una cornice fantastica come quella del Frannz, locato nella zona di Prenzlauerberg, zona nord di Berlino, il pubblico italiano ha risposto presente all’appello della band italiana.

La disillusione è quella che hanno portato sul palco, la realtà che prima o poi presenta il conto, mettendoci innanzi alle nostre ipocrisie, alle convinzioni di cui ci illudevamo potessimo viverne. “Avevamo letto da qualche parte: un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno”. Ma poi tutti ci siamo resi conto che l’applicazione di ciò che abbiamo letto, che leggevamo, che leggiamo, spesso non appartiene alla realtà che ci circonda. Lo Stato Sociale a Berlino ha portato questo, ma non solo. Ha portato l’identità culturale, musicale, politica, che da sempre li ha contraddistinti e fatti amare ed odiare, perché sono esattamente come Berlino: o li ami o li odi. Nella vita non incontrerai mai nessuno che ti dirà: “Berlino? Non è male, carina” bensì solo persone che te ne racconteranno con un fascino indescrivibile le strade e le costruzioni, i monumenti e i “non monumenti” o chi ti dirà che è una città senza senso e poco apprezzabile dal punto di vista estetico. E Lo Stato Sociale è così, non è mai un PD, una Svizzera, qualcuno che non prende posizione ma è un partito comunista ormai scomparso o una Lega ahinoi sempre attuale (e in questo caso la fazione ha sicuramente uno sfondo di un colore che non piace molto ai tori).

La serata ha dato nuovamente vita ad alcuni brani di qualche era geologica fa, perché dai tempi di “sono così indie” è capitato di tutto: guerre, pandemie, rivoluzioni sociali e chi più ne ha più ne metta. E anche se fosse stato l’ultimo, l’importante è stato il percorso, un fantastico percorso, che avrebbe del poetico con un addio nella capitale probabilmente più malinconica e affascinante del pianeta.

Forse sì, siamo davvero fottuti per sempre.. Ma è vero, fidatevi, che la musica ci salverà.

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