Da Catartica a Lunga attesa: “sulla strada dei ricordi” in compagnia dei Marlene Kuntz

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(c) Sonia Golemme

 

Ripercorrere la carriera dei Marlene è compito assai arduo, stiamo parlando di una delle migliori e più longeve rock-band italiane, una di quelle con cui tante altre si son dovute misurare e confrontare ad armi impari nel tempo, a partire dai favolosi anni ’90 e che tanto ha dato al rock indipendente italiano. Cristiano Godano, Luca Bergia e Riccardo Tesio, amici da una vita, sono ragazzi schivi, di poche parole, ma capaci di mettere dentro le loro canzoni anima, cuore, odio, rabbia; I testi di Cristiano Godano, cantante e frontman della band, sono diventati inni generazionali, veri e propri slogan, tatuaggi marchiati per sempre nella pelle dei fan; i brani dei MK inizio carriera sono rabbiosi, pieni di veleno, ribelli, figli di un’età e di un periodo storico ahimè lontano (Catartica e il Vile sono rispettivamente del ‘94 e del ‘96). Come è giusto che sia, sono cambiati col tempo, grazie ad un’evoluzione fisiologica, necessaria ad una band coerente, che ha sempre creduto in ciò che faceva.
A farla da padrone insieme ai loro testi è stata sempre la musica, la voglia di spaccare il mondo, l’energia furente, le chitarre distorte, il muro “sonico” che, ancora oggi, i MK riescono a creare ogni volta su disco e dal vivo.
Godano e compagni negli anni hanno continuato a regalarci chitarre graffianti e distorsioni, noise e suoni sporchi ma sono riusciti anche ad aprirsi a melodie più ariose e pop.

 

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(c) Sonia Golemme

Per “celebrare” i Marlene e raccontarli attraverso le loro canzoni ho scelto 10 pezzi; non si tratta di voler fare una classifica ma una sorta di percorso, in dieci album, che porta i nostri beniamini dagli albori di “Catartica” del 1994 a “Lunga Attesa” album del 2016…

 

Nuotando nell’ariaCatartica (1994)
Con il loro primo disco i Marlene hanno davvero “montato una tendenza”…
Sono stati il nuovo vento dell’underground del rock italiano esploso negli anni ‘90, suoni noise, post-punk, grunge uniti a testi ambiziosi e poetici o rabbiosi e deliranti.
Nuotando nell’aria”, uno dei capolavori assoluti dei Marlene, è una canzone d’amore, di mancanza e di perdita, toccante come poche, che riesce, ogni volta che parte durante i concerti, a commuovere ed emozionare.

E’ certo un brivido averti qui con me in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi, sentirti qui con me perché tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere, anche una lacrima, per pochi attimi”

 

Ape regina Il Vile (1996)
Il Vile è un insieme di gemme dell’universo musicale italiano. Uno dei testi più complessi ed ermetici dei MK è racchiuso in una canzone, una sorta di suite sporca e rabbiosa, piena di rumori, urla, gemiti e chitarre distorte.” Ape regina” è questo e tanto altro, in assoluto una delle canzone più belle e amate dai fan.

Eri malata? Oh, Ape Regina Divina e Dorata Perdono, Io, ti chiederei… ma non ci sei più!
E in queste stanze si urla e un tonfo scuce la pelle glaciale un brivido sale dal basso scompaio
Non ci son più. Non ci sei più. Non ci son più. Non ci sei più. Non ci sei più”

 

InfinitàHo ucciso paranoia (1999)
Il terzo album dei Marlene aggressivo e rabbioso più degli altri, arricchito di “spore”, rumore e ricerca sonora contiene anche pezzi struggenti, dolci e poetici: tra tutti svetta “Infinità”.
Nella canzone, in maniera suggestiva, viene descritta una donna che sogna, avvolta nelle coperte. L’uomo che le è accanto vorrebbe sugellare questo momento fermandolo nel tempo.

La mia emozione è un brivido e non lo sperderò ma prenditi un mio battito e mischialo coi tuoi
La cosa più speciale che mi potessi offrire: un lampo di infinità.
Che non mi fa dormire e non mi fa vegliare: ora è per sempre ora”

 

Cara è la fineChe cosa vedi? (2000)
Capolavoro assoluto, “Cara è la fine” è la prima canzone di un altro album prezioso, ricco di pezzi maggiormente melodici e dalle sonorità pop. Se avete un minimo dubbio sulla capacità di Luca di picchiare duro sulla batteria, ascoltate questo brano, una “galoppata” verso la fine, verso la distruzione, attraverso un amore che porta alla morte.

“Oh, non piangere, urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante.
Stringiti a me, ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te”.

 

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(c) Sonia Golemme

NotteSenza peso (2003)
Nell’album tra i più colti e ricchi di riferimenti letterari e artistici della carriera dei Mk, (“Schiele, lei, me” tra tutti) si staglia una ballata intima e poetica: “Notte”.

E la notte ti preserva dalla mia intimità, ma si insinua lentamente tra i velami della mia sensibilità:
questo fa con me

 

BellezzaBianco sporco (2005)
Il disco, bianco e candido, ma pur sempre sporco, vede l’impronta di un bassista d’eccezione, Gianni Maroccolo.“Bellezza” rappresenta una sorta di linea guida, di manifesto musicale. I Marlene dichiarano di cercare sempre in ciò che fanno la bellezza, l’estetica pura come vera essenza dell’arte e della musica, senza la necessità di dover cedere mai a compromessi.

Noi sereni e semplici o cupi ed acidi, noi puri e candidi o un po’ colpevoli per voglie che ardono:
noi cerchiamo la bellezza ovunque

 

MusaUno (2007)
In “Uno” album in cui il cantautorato colto e raffinato la fa da padrone, viene addirittura scomodata una “Musa”, invocata come fonte di ispirazione poetica. Celebre l’accompagnamento musicale al pianoforte di Paolo Conte.

Perché tu sai come farmi uscire da me, dalla gabbia dorata della mia lucidità; e non voglio sapere quando, come e perché questa meraviglia alla sua fine arriverà.
Musa: ispirami
Musa: proteggimi ogni ora

 

Io e meRicoveri virtuali e sexy solitudini (2010)
Il gradito ritorno a suoni più aspri, al noise e alle chitarre Marleniche, segna tutto l’album, basta ascoltare questa canzone, una delle più elettriche e rabbiose in cui Godano urla l’inevitabile solitudine di ciascuno di noi. Preziose le collaborazioni di Luca Lagash Saporiti al basso e quella di Davide Arneodo alle tastiere e violino.

Io e me siamo il meglio che c’è: siamo fertili.
Io e me siamo il meglio che c’è: siamo duttili

 

Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde ) Nella tua luce (2013)
Nella tua luce è il disco in cui viene fuori una rinnovata maturità artistica fatta tanto di energia rock quanto di cura negli arrangiamenti e dei suoni, anche grazie al contributo agli archi di Arneodo.Il genio” è un pezzo caustico e sinuoso in cui viene citato il grande scrittore Oscar Wilde.

Non avere niente da dichiarare eccetto che il proprio algido genio Il proprio fulgido genio
tanto c’è che la falsità è solo l’altrui verità che vorrei prendere a calci in faccia”

 

Sulla strada dei ricordi – Lunga Attesa (2016)
Arriviamo a “Lunga attesa”, album che riesce a suonare moderno e insieme “anni ‘90” con grande gioia dei “vecchi” fan dei Marlene Kuntz. Ascoltate questa canzone e ditemi se, percorrendo “la strada dei ricordi”, tra nostalgiche autocitazioni – le parole citate nella canzone: una canzone arresa, sollievo, miele colante, fantasmi, seta, vi ricordano qualcosa?– non vi sembra di scorgere l’urgenza creativa, l’indolenza, i suoni che hanno fatto delle chitarre un marchio di fabbrica dei MK. La parte centrale del pezzo, in particolare, è un’apertura non troppo celata e ultra gradita ad “Ape regina”.

E sulla stessa strada mi ricordo anche di te: quelle maschere al fuoco non le abbiamo lasciate mai
Certo era presuntuoso che mi considerassi seta
ma in fondo ridimensionavo tutto con la viltà”

 

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(c) Sonia Golemme

 

Dopo aver letteralmente “consumato” anche quest’ultimo album non possiamo che augurare lunga vita ai Marlene Kuntz e ringraziarli per tutte le emozioni che continuano a regalarci!
Lo facciamo con le parole di una loro canzone:

Grazie…per tutto questo: grazie. Per tutto quanto: grazie. Per tutto: grazie

 

Le date del tour dei Marlene Kuntz #OnorateIlVile

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