Controluce: album d’esordio degli Zeronauta

TRACKLIST:
1) Vienimi a salvare
2) Giorno immobile
3) Sono rimasto io
4) Plastica
5) Killer Queen
6) Tu chi sei
7) Controluce
8) Mi trascino
9) Fotofobia
10) Particella Oscura

Di Chiara Orsetti

Per ogni disco c’è un dettaglio che cattura subito l’attenzione, e in “Controluce” questo dettaglio è la tracklist. “Particella Oscura”, “Controluce”, “Fotofobia” sono solo alcuni dei titoli che hanno il potere di trascinare verso il mondo che gli Zeronauta, toscani di Firenze, hanno voluto e saputo creare con il loro album di esordio discografico, pubblicato da La Clinica Dischi. La luce è la chiave di lettura dell’intero lavoro, sia come presenza di luminosità, sia come assenza, muovendosi in ambienti cupi e  inospitali talvolta, e in sonorità più limpide altre. Il genere di riferimento è senza dubbio il rock, il rock indipendente figlio del nostro tempo, con richiami a quello che la tradizione ha saputo mantenere come attraente agli occhi delle nuove generazioni.

La prima traccia del disco è “Vienimi a salvare”, una richiesta di aiuto che si ammanta della penombra creata dalle distorsioni sporche scelte dal gruppo per rendere l’apertura più pungente. La salvezza che si cerca è quella da sé stessi, dall’universo che sembra non avere senso, dai giorni che scorrono tutti uguali. “Giorno Immobile”, il primo singolo estratto, continua a cavalcare il filo dell’apatia e del buio disincantato, avvalendosi della facoltà di non comprendere e del desiderio di sparire, per abbandonare le umane incomprensioni. “Sono rimasto io” convince per la sua struttura da classico rock anni novanta, con un testo che, nonostante l’amarezza di fondo, accetta di commettere errori, di invertire le direzioni, di accettare gli effetti, più o meno devastanti, di una relazione. È poi la volta di “Plastica”, che mantiene il ritmo ad un buon livello, fino ad esplodere tra le fiamme del rogo divampato nel ritornello; si ammorbidiscono le chitarre in “Killer Queen”, in cui la protagonista è un buco nella testa, la Lei del per sempre, per una canzone d’amore ai tempi dell’arrendevole presa di coscienza. La linea di basso e la batteria di “Tu chi sei” riporta nuovamente verso i confini del rock del nostro paese, in un labirinto di domande e di richieste che si avvolgono su se stesse, come in una spirale.

La title track, “Controluce”, brucia come il sole e aiuta a decomprimere la tensione accumulata nei brani precedenti, mantenendo l’effetto vocale “sporco” caratteristico del gruppo. “Mi trascino” è uno dei pezzi più caricati elettronicamente, e, a mio avviso, uno dei meglio confezionati. Ritmo convincente dall’inizio, con un assolo di chitarra potente a intervallare un testo dal sapore malinconico e un cantato che ricorda, in alcuni momenti, Giovanni Gulino dei Marta sui Tubi. Verso la fine, arrivano “Fotofobia” e “Particella Oscura”. Due canzoni che si discostano nei testi, con “Niente può brillare più del nostro buio, se possiamo scintillare nella notte” della prima e “Sono particella oscura, prova a cancellarmi ora” della seconda; nelle atmosfere, inizialmente più morbide e poi esplosivamente rock della prima, e dai toni giocosi, elettronici e fluttuanti della seconda. Due brani diversi, ma che sono due facce della stessa medaglia, che regala una visione d’insieme evocativa ed esaustiva di ciò che gli Zeronauta sono e possono essere nel panorama musicale indipendente.

 

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