“Non ti preoccupare”, il nuovo disco di Tutte Le Cose Inutili raccontato attraverso un tour guidato nella galleria d’arte di Leonardo Sanzò

A cura di Leonardo Sanzò / Tutte Le Cose Inutili

Francesco Meucci – autoscatto

 

Riascolto “Non ti preoccupare”, appena uscito dallo studio di registrazione. Ci sono delle sfumature che non ricordo di aver suonato, ci sono delle note che si sono suonate da sole, ci sono degli incastri non voluti e non cercati, come un incontro casuale che ti cambia la vita. Riesco a percepire, senza averne il ricordo, se quella frase l’ho cantata incazzato o assonnato. Si formano immagini e quadri nella mia testa, una galleria d’arte tutta personale.

Vorrei mettere tutto in chiaro, dirti le quattro cose che vedo intorno a me.

Nel primo quadro, che appare nella mia mente e si va a posizionare sulla parete senza che io possa farci niente, ci sono le mie dita rigate dalle corde di chitarra dopo aver suonato e risuonato per tre ore di fila i primi giri arpeggiati di una delle canzoni, per poi tenere come buona la prima. Pulsano di fatica, sono macchiate dal ferro misto a sudore. Non riescono nemmeno a sanguinare da quanto sono stanche. Penso sempre che prendere le mie impronte digitali sarebbe inutile, parlano solo la lingua della musica.

Nel secondo quadro ci sono io, su da mia sorella, con la chitarra classica che accompagna da sempre le mie notti e tutto ciò che creo, a scrivere una frase che ripetevo da anni, che trovavo ogni volta scritta sui quaderni dell’università e che si è meritata di finire dentro una canzone. Parlavo a qualcuno, in realtà non ricordo nemmeno chi, dicevo “Notte, falla viaggiare, falle rivedere Praga e Bruxelles, portala a spasso per gli Champs-Elysèe”. Mi è sempre piaciuta questa immagine, il fatto che un posto visto per una seconda volta, in un momento diverso della vita con una persona diversa accanto, non sarà mai un “rivedere” quel posto, ma sarà più come scoprirlo di nuovo, come meravigliarsi per una nuova sfumatura, come farlo rinascere.

Nel terzo quadro c’è il mio vecchio Samsung tutto rovinato, e un’applicazione aperta. Era una specie di Synth virtuale su cui suonai e cantai un’altra canzone, una di quelle che Meo non ha mai sentito ma che è finita dentro lo studio di registrazione senza che lui praticamente ne sapesse nulla. Non so perché, ma volevo che rimanesse mia, magari anche più semplice e lineare, ma vergine e intoccabile. Una canzone senza batteria, registrata con la chitarra e la voce simultaneamente. Adesso di quella canzone Meo se n’è innamorato, la canta col cuore, lo vedo. La vedo come una sorpresa che gli ho fatto.

Nel quarto quadro ci sono le prime persone a cui ho fatto ascoltare queste nuove cose inutili, sono sedute tutte su un vecchio divano, che mi ricorda quello della sala prove. Sono in posa e tutti sorridenti. Sono vestiti bene, diresti che si sono ritrovati insieme dopo il pranzo di Natale. Questa scena non è mai accaduta, ma li vedo così, in penombra. Si capisce che è inverno perché hanno le gote rosse e con le mani si stringono le cosce; la luce che esce da una di quelle lampade riscaldanti gli illumina e gli riga il viso. Sembra che vogliano una foto per ricordarmi che le canzoni non sono solo note e lettere mischiate insieme a creare una buona ricetta. Ma che le persone che inconsciamente ci finiscano dentro e le abitano, le rendono uniche e vere.

Mi volto, nella mia galleria interiore, mi giro e arriva Meo. Mi dice, “Ti ricordi di tutte le band di amici che hanno fatto uscire le loro cose? Ti ricordi di tutti i loro concerti? Di tutta quella vita, quella linfa che abbiamo tenuto lì buona a maturare, a farla diventare miele? Tutta quella forza spinge adesso per uscire, spinge per diventare energia. Il momento è arrivato, monta su quel palco, manda via ogni paura”

 

Tutte Le Cose Inutili  sono un duo toscano ventisettenne che fa Cantautorato Punk.

Lo fa da cinque anni sui palchi di tutta Italia.

Il nuovo disco “Non ti preoccupare” esce il 26 Gennaio per Black Candy Records, edizioni Warner.

Redazione
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