Lo squilibrio interiore raccontato dai Devocka

Di: Renata Rossi

DEVOCKA


“Meccanismi e Desideri Semplici”
(Dimora Records / distr. New Model Label)

 

Quarto disco per i Devocka, band ferrarese nata nel 2006 che oggi presenta “Meccanismi e Desideri Semplici” che esce a sei anni dal precedente “La Morte del Sole” del 2012.
Alla base delle canzoni troviamo sentimenti forti di rabbia e sangue urlati a gran voce , uno squilibrio interiore e una ricerca di sopravvivenza nonostante le cicatrici che non vanno più via e il dolore nascosto in maniera profonda nella nostra coscienza.
Il sound, che vira dal rock al post-punk disseminando suoni distorti ed elettrici in un muro noise, avvicina la band ad altre che nelle decadi precedenti a questa hanno conquistato i fan per il loro approccio rabbioso, basti pensare al  Teatro degli Orrori, o per un similare utilizzo della voce, come i Massimo Volume.
Tuttavia alla potenza nella ritmica si aggiunge un arricchimento sonoro dato dall’utilizzo di sintetizzatori e drum machine e la presenza di alcuni testi molto a fuoco.

Per cui se “Nel Vortice”, pezzo scritto con l’aiuto degli amici Paolo Topa de Il Vuoto Elettrico (qui la recensione del disco) e Manuel Cristiano Rastaldi degli ZiDima, il muro sonoro serve a dare maggiore “voce al testo” e ai suoi ammonimenti, “Maledetto” non risparmia odio verso tutti, persino verso Dio, in una constatazione amara dei propri limiti. “Lezione a Memoria” è liberamente ispirata al romanzo pessimista e cinico di Louis-Ferdinand Céline “Viaggio al termine della notte”.

Quel giorno
quel giorno si faceva la coda per andare a crepare
e quelli che ancora avevano un briciolo di cuore
lo avevano già perso

I colori e le sfumature non mancano: “Un bacio cieco e interminabile” è un pezzo acustico lento e intenso, “Siamo già finiti” apre invece ad un vortice post punk con un crescendo di ritmo e intensità.

La copertina dell’album è di quelle che non lasciano indifferenti. Raccontano i Devocka:

 “Abbiamo scelto un’opera fotografica di Fabio Selvatici intitolata ‘Brace’. All’interno del disco c’è invece ‘Treason’ dello stesso autore. Le due immagini ci hanno ispirato suggestioni di pulsioni interiori e di travagli della mente, in relazione all’ambiente che li opprime e alle relazioni interpersonali”.

 

 

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