Master of Puppets – “Sangue dal naso” [Scuola Diaz – Genova 2001] @ Teatro dell’Acquario

A cura di Massimiliano (Max) Orrico

Il 21 e il 22 aprile scorsi è andata in scena una doppia replica  per la rassegna “Teatro Civile” al Teatro dell’Acquario per Sangue dal naso [Scuola Diaz – Genova 2001], appuntamento sostenuto dall’ANPI provincia di Cosenza “Paolo Cappello” ed inserito nel cartellone della Festa delle Resistenze.

Andrea Maurizi nei suoi monologhi intrecciati dà voce a una serie di pupazzi che, nel primo monologo interloquiscono con Montalbano, stratagemma utilizzato per ricordare i tanti nomi dei protagonisti della storia di quei terribili giorni che vanno dal 20 luglio in poi a Genova nel 2001.
I nomi sono quelli contenuti in “Genova nome per nome” libro di Carlo Gubitosa cui il testo curato e portato in scena da Maurizi è debitore quasi nella sua totalità.
La piece del Teatro delle Condizioni Avverse riporta il pubblico in sala a un’estate segnata dalla partecipazione e dalla repressione e che inevitabilmente ha lasciato il segno in chi ha vissuto quei giorni, da vicino o anche solo da lontano.
Maurizi usa due registri: il primo, un dialogo con Montalbano che attenziona i paradossi delle indagini successive agli avvenimenti attorno al G8 di Genova e il secondo, la forma racconto. Quest’ultima aiuta il pubblico ad “entrare” in Piazza Alimonda, nella scuola Diaz, a Bolzaneto, e nelle altre vie del capoluogo ligure, dando spesso voce alle vive parole dei manifestanti torturati, e a quelle dei carabinieri e poliziotti torturatori.
Tra le registrazioni di radio GAP, mandate da Tiziano Perrotta in regia luci e audio, che in sottofondo sfumano con un brano degli Afterhours e stralci di pezzi di un genovese quale Fabrizio De Andrè, si osserva la dura immagine di una pietra che devia il proiettile di una pistola e arriva al corpo di un giovane, Carlo Giuliani, facendolo sdraiare a terra fermandogli il respiro. Il terribile racconto ricorda giovani e meno giovani che venivano picchiati nel sonno insieme ad altri terribili momenti di quei giorni, disegnati dalla performance narrativa della voce narrante.

Lo spettacolo gira l’Italia da 15 anni e sente il peso dell’età, perché racconta uomini, donne, giovani e meno giovani, che oggi si rivedono sulla sedia posta al centro del palco, protagonisti in prima o terza persone delle vicende sviscerate da Maurizi.
Uno spettacolo che deve continuare, magari nei teatri frequentati da studenti che non conoscono queste storie; noi, giovani di allora, abbiamo il dovere raccontarle a chi non le ha vissute e a chi allora non era ancora nato: la nostra storia, anche gli eventi drammatici che nessuno avrebbe voluto raccontare e soprattutto vivere in prima persona, fanno parte delle nostre radici e aiutano a capire meglio non solo il passato ma anche il presente delle nostre esistenze.

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