6500 anime che contano e cantano – The Zen Circus + Lucio Leoni @ ArdeForte, Roma

A cura di Serena Coletti

Dopo le belle emozioni che il festival Ardeforte ci aveva regalato in occasione del concerto di Lucci e Gemello abbiamo deciso di tornare per quella che si presentava come la serata più promettente del programma, il 20 Luglio con ospiti Lucio Leoni e The Zen Circus.

Il cantautore romano ha esordito con un esempio molto semplice:

“La differenza tra noi e quelli che suoneranno dopo è che noi non siamo ancora abbastanza importanti da farci portare l’acqua sul palco quindi ce la siamo portata da soli”.

Subito dopo, per preparare l’atmosfera per la presentazione del suo ultimo album, “Il lupo cattivo”, (leggi la recensione) ha voluto anche aggiungere una parentesi gioiosa sul quanto fosse bello suonare d’estate, la stagione dell’amore, peccato che

“poi l’estate finisce e le relazioni pure perché l’amore è una merda”.

Ma nessuna bruciatura può spegnere l’attrazione per il fuoco e questo Lucio lo sa benissimo, perché lui questi sentimenti che poi faranno tanto male non li rinnega, anzi ci si tuffa con tutta la convinzione.

Per fare questo apporta delle leggere modifiche a quasi tutti i brani rispetto alla versione registrata, riuscendo ad ottenere un effetto ancora più vivo e coinvolgente, complice anche l’incredibile energia che sprigiona. Ad accompagnarlo sul palco ci sono Le sigarette, ai quali Lucio Leoni lascia anche spazio per presentare un loro brano, prima di tornare a parlare di quanto sia bello e deludente l’amore. Questa volta lo fa per introdurre “Stile libero”, canzone contenuta nel suo ultimo album che era stata concepita per un duetto con Tiziano Ferro, il quale però non ha neanche mai risposto alla proposta.

Ma, senza stare a piangersi addosso, il concerto va avanti, comprendendo anche canzoni più vecchie, come “La luna” o “A me mi”, in una continua interazione con il pubblico, fino ad arrivare ad una parentesi che, essendo il 20/07, era abbastanza impensabile non toccare, ovvero il legame tra musica e politica e il ricordo di ciò che, 17 anni fa, succedeva a Genova.  E così proprio lui che in “Io sono uno” sosteneva

“Io canto non perché mi interessa protestare e quindi lo faccio cantando, io canto ripeto perché mi piace la musica, da bambino prima di sapere cos’era la protesta io avevo una chitarra in casa con la quale suonavo”,

decide di parlare dell’anniversario della morte di Carlo Giuliani, prendendo in prestito il celebre verso di “Rotta indipendente” degli Assalti Frontali: “non spegni il sole se gli spari addoso”.

Si avvia così alla sua conclusione un live davvero coinvolgente, per cui non resta che augurare a Lucio Leoni e alla sua band di smettere presto di portarsi l’acqua sul palco da soli perché se lo meritano senza dubbio. L’ultimo atto è proprio la presentazione degli ospiti successivi, che il cantante ricorda di aver notato per la prima volta con l’uscita di “Andate tutti affanculo”,

“ho visto questa copertina con loro, in piedi davanti a quello che oggi è il palazzo Fendi, che reggevano dei cartelli con scritto “Andate tutti affanculo”, non avevo idea di chi fossero ma da allora li ho amati”.

A quanto pare non è il solo ad amarli, visto che per assistere al Circo Zen sono accorse ben 6500 persone, che hanno riempito il parco che ospita il festival come mai era successo nei giorni precedenti. L’ingresso in scena è stato anticipato da “il cielo in una stanza” di Gino Paoli, come nelle altre date di questo tour, per evidenziare la differenza rispetto al loro “Il fuoco in una stanza”, (leggi la recensione) titolo dell’ultimo album.

Per il resto la scaletta ha continuato a seguire abbastanza fedelmente quella già vista nei concerti precedenti, scavando tra i loro migliori brani fino ad arrivare a quelli contenuti in “Villa Inferno”, e il pubblico come al solito li ha seguiti con un affiatamento davvero impressionante. Ci sono poi alcuni momenti ricorrenti, come la parentesi su  via Prè, la via del campo cantata da De Andrè, che Appino apre durante l’esecuzione di “Ragazzo eroe”, o la sigaretta che Ufo si accende puntualmente durante “Figlio di puttana”, per sottolineare il verso “e fra un MS e l’altra, se ne è andata la mia infanzia”. Il fatto che questi siano episodi fissi non li rende certo meno efficaci, il modo in cui Ufo suona mentre fuma probabilmente basterebbe da solo a ripagare qualsiasi biglietto.

Anche i The Zen Circus non possono fare a meno di ricordare Carlo Giuliani, parlano del loro 20/07/2001, per poi ricominciare a scatenarsi e a far scatenare gli spettatori, con il solito monito prima de “La teoria delle stringhe”,

“per tre minuti mettete il cellulare in tasca e fate più casino possibile”.

Il pubblico dell’Ardeforte non se lo fa dire due volte tanto che deve intervenire lo stesso Appino per difendere dei ragazzi che stavano per essere allontanati per la loro eccessiva agitazione.

Il menù del circo zen però non prevede solo sudore e tanta terra sollevata, ma anche momenti più pacati e sicuramente emozionanti, come “Caro Luca”, accompagnata solo dal pianoforte, che Appino racconta di aver scritto dopo aver ritrovato una lettera indirizzata al suo amico scrittore del quale spesso si parla nei testi,

“una persona geniale, che ad un certo punto noi diremmo  sia impazzita”.

E così ci si avvia alla conclusione del concerto, non prima però di due ultimi brani: “L’anima non conta”, la cui prima strofa è stata fatta cantare alle migliaia di persone presenti, ottenendo un effetto da brividi, e poi il guizzo finale con “Viva”.

Dei complimenti finali più che meritati vanno all’organizzazione del festival, che è riuscita a trasformare per 10 giorni il volto a un parco che durante il resto dell’anno versa in condizioni pessime rendendolo un posto vitale e piacevole, luogo di incontro e di cultura, attirando nomi importanti sul loro palco ma dando anche la possibilità ai più giovani di esibirsi, il tutto senza far pagare neanche un biglietto. C’è qualcosa di magico nel vedere riuniti insieme giovani, famiglie con bambini e anziani, persone che sono passate perché vivono nelle vicinanze ed altre venute anche da fuori Roma per assistere al concerto dei loro artisti preferiti, ed è qualcosa che va al di là della musica ma sicuramente la musica ha il potere di dargli vita.

 

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