Un nuovo dizionario della musica: Primavera Club, edizione 2018

 

Quest’anno il cartellone del festival dedicato alle stelle emergenti, disegna un futuro della musica ricco di diversità di genere, origini e stili

Un totale di 72 concerti nell’arco di tre giorni trasformeranno Barcellona e Madrid in laboratori della musica

Forse ancora non lo sai, ma stai per scoprire la tua nuova band preferita. Quel nome che vedrai ovunque l’anno prossimo, quello celebrato dalla stampa, con milioni di ascolti e che forse vedrete su un palco del prossimo Primavera Sound. Per scoprirlo, ovviamente, dovrete andare al Primavera Club, che dal 26 al 28 ottobre ospiterà, tra Barcellona e Madrid, il debutto di una imponente selezione di artisti destinati a decollare nei prossimi mesi.

Un totale di 46 artisti suoneranno nelle sale Apolo, La (2) de Apolo, e al Centre Cultural Albareda di Barcellona, mentre una selezione di 26 nomi si esibirà al Teatro Barcelò e al El Cielo de Barceló di Madrid. Il festival godrà ancora una volta del sostegno di SEAT come partner strategico, consolidando così la sua fiducia nei talenti emergenti e nella creatività. Proprio come quando si apre un dizionario su una pagina a caso e si scopre una parola nuova, Primavera Club stimola la curiosità, la scoperta e il coinvolgimento. Ti invita a immaginare il futuro. Ecco alcuni dei neologismi e nuovi concetti che esploreremo insieme:

1. Bedroom pop: Li riconoscerai per la loro (apparente) semplicità e le loro melodie eterne. Con Boy Pablo dalla sua cameretta di Bergen, il carismatico Jimothy Lacoste di Londra Halo Maud con il suo accento francese.

2. Digger: In questi tempi di iperconnettività, ci sono ancora posti dove Google non riesce ad arrivare. Siamo nelle mani dei digger, di chi scava per cercare quelle gemme che finora sono rimaste sepolte fuori dalla nostra portata. Una devozione per l’analogico con un piglio educativo, ognuno nel proprio campo: Habibi Funk per (ovviamente) il funk del mondo arabo, Athens of the North con il loro amore (solo in vinile) per la World Music e Sofrito per suoni dance d’epoca da entrambi i tropici del nostro pianeta.

3. Pop femminista (non femminile): Non si fa surf sulla quarta onda del femminismo, ci si tuffa dentro a pesce. Questo significa che oggigiorno non si sottolineano artisti di un cartellone basandosi esclusivamente sul loro genere, ma si approfondisce il loro messaggio. Le proposte di Stella Donelly, Okay Kaya, Ama Lou, Buzzy “Spielberg” (sì, quegli Spielberg) LeeFlohio e Tirzah sono importanti non solo per la condizione di donne che si fanno strada in un mondo dominato dagli uomini. Dal folk ribelle di Stella Donelly all’hip hop made in UK di Flohio e la R&B sofisticata di Ama Lou sono tutte qui perché hanno tanto da dire (chi da militante e chi meno) e anche, fondamentalmente, perché il futuro gli appartiene.

4. Guitar’s revenge: Seguendo la teoria del pendolo, in questo momento siamo nel punto più lontano possibile da un ritorno del chitarrismo. Ma l’indie rock non morirà mai e minaccia di avere un impatto ancora più forte se continueranno a presentarsi proposte stimolanti come Snail Mail (facendo rivivere l’indie rock anni ’90), Hop Along (pura pulsione melodica), Conttra (rivendicando il sudore), Palm (tra gli Animal Collective e il math rock), Jess Williamson con il suo portale verso un mondo felice e Alaskalaska (il vento caldo del pop nordico). Non staranno facendo breccia, ma non sono di certo defunti.

 5. Sussurri R&B e i suoi sinonimi: A volte è un sussurro a segnare il cammino. Lascia che ci sia silenzio totale per poter scoprire una delle rivelazioni dell’anno, serpentwithfeet e il suo R&B poliedrico e vellutato. Lascia che Kadhja Bonet ci streghi con la versatilità del suo stile e della sua esibizione. Lascia che Hilary Woods trasformi il locale in una foresta all’ora del tramonto. Lascia che Tirzahdimostri che il suo è uno degli esordi più importanti del 2018. Lascia che Hnos Munoz (da Madrid) e Mazmorra (da Bilbao) esplorino i margini del genere. E lascia che i sussurri ci portino via.

6. Mambo gioioso: Come si sentono oggi i tuoi fianchi? Oltre al pop, l’hip hop e l’elettronica, quest’anno al Primavera Club potrete ballare anche il mambo e il chachacha portati dalla band cubana Orquesta Akokán, la cumbia con autotune dei galiziani Esteban & Manuel e il folk tradizionale turco declinato attraverso il filtro del Belgio da Altin Gün. Basta con le preoccupazioni. L’energia del ballo sta nella varietà!

7. Ultra-flow: C’è il flow e poi c’è l’ultra-flow. Non deve certo essere il ritmo più svelto (e l’artista britannico Octavian lo sa bene: ha fatto ballare addirittura Drake con le sue anti-hit) né quello più autentico (anche se pochi vengono più dalla strada di Slowthai), e non ha bisogno neanche di essere il più controverso (JPEGMAFIAsmantella il neoliberismo e l’hipsterismo), né il più poetico (Flohio potrebbe facilmente diventare la prossima Kate Tempest). L’importante è “avercene”. E queste rime colpiscono, feriscono e lasciano la cicatrice. Teneteli d’occhio, questi qui!

8. Gran techno: Gli amici della techno in tutte le sue forme hanno anche loro posto al Primavera Club. Come al solito ci si ritroverà alle ore piccole, all’interno della programmazione di Nitsa e Astin a Barcellona e avrete modo di scoprire Head Technician, ovvero la colonna sonora di un buco nero, l’artista islandese con sede a Berlino Volruptus, le imprese rave di Or:la e gli insegnamenti del sensei Kuniyuki, uno dei maggiori esponenti della musica elettronica giapponese. Nessuno lascerà la sala insoddisfatto.

9. Kinkidelia e i suoi derivati: Cosa succede se si incrocia lo spirito aperto di Triana con la psichedelia di King Gizzard & The Lizard Wizard? Quel che succede è precisamente Derby Motoreta’s Burrito Kachimba, la nuova band con il miglior nome del mondo, che migliora ancora di più quando li ascolti e li vedi dal vivo. Ma si può anche essere vistosi senza usare il distorsore: potrete trovare musica elettronica (lo testimoniano i selvaggi J-Zbel), punk (dovrete prendere riparo quando arriveranno Louder Than Death, il club Bilderberg del punk) o trap (MC Busetainsieme a GOA, mischiando il funky brasiliano con il rap emo). Ehi, avete visto? Non abbiamo accennato alla trap fino all’ultimo minuto! Ci meritiamo un premio, vero?

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