Raccontare il “Concertone”

Parole a cura di Serena Coletti
Foto a cura di Marta Tosto

Raccontare il “Concertone” non è una cosa facile. Un po’ verrebbe da dire che alla fine il primo maggio è sempre il primo maggio, che va avanti da decenni seguendo gli stessi riti, ma la realtà è ben diversa. Innanzitutto per quanto riguarda il target musicale: da un paio d’anni la produzione dell’evento è curata da ICompany, che ha deciso di svecchiare un po’ la lineup.

E da qui subito polemiche, perché Izi (che aveva appena finito il suo invito a non giudicare!) canta con l’autotune e si permette di fare una cover di De Andrè, perché Achille Lauro è un pagliaccio costruito negli studi dei discografici, perché che palle questi Gazzelle (ma questi chi? Quanti?), e via discorrendo. Forse non è chiaro che se si riescono a portare migliaia di giovani in piazza in una giornata importante come quella della Festa del Lavoro non si può che essere contenti. Perché è vero i ragazzi di oggi sono ignoranti, sono apatici di fronte a questioni fondamentali per il nostro paese, ma come pensiamo di suscitare il loro interesse se non invitandoli ad una partecipazione attiva?

L’1 Maggio si sono stati affrontati numerosi temi, anche se con la leggerezza che una conduzione Angiolini/Guenzi lascia presupporre: si è parlato di Simone, il ragazzo (com’era quella storia che sono apatici?) di Torre Maura che ha avuto il coraggio di contraddire i militanti di Casapound, è salita sul palco Ilaria Cucchi, è stato ricordato il dramma delle polveri sottili che uccide i lavoratori di Taranto (ministro, mi guardi). Poi sono arrivati i grandi nomi, quelli su cui tutti contavano, a portare un po’ di impegno insieme alle note. Sono stati molto belli gli interventi di Manuel Agnelli, che è riuscito a collegare un pezzo di storia politica del ‘900 con quella musicale ricordando i 25 anni  dalla morte di Kurt Cobain e ha citato un passaggio di Ennio Flaiano sull’amore per la libertà, per poi ringraziare gli spettatori congratulandosi con loro per aver resistito anche sotto la pioggia (finalmente un po’ di riconoscenza, il mio raffreddore ringrazia). Proprio un membro della band di Manuel, Fabio Rondanini, ha accompagnato alla batteria Daniele Silvestri indossando la maglietta a sostegno dell’Angelo Mai, centro nevralgico per la cultura di Roma che da anni lotta contro minacce di sgombero. E infatti all’Angelo Mai Silvestri ha rivolto le sue parole, insieme ad un invito a pensare a un mondo senza muri o divisioni.

L’unico modo per rendere coscienti più persone possibili dell’importanza di questi temi è parlare di questi temi a più persone possibili, e scusatemi se dubito che tutte queste persone avrebbero partecipato se si fosse svolto l’ennesimo concerto di gruppi riesumati per l’occasione, protetti dal loro status di artisti impegnati. E poi io, che da sempre vedo il live come prova del nove per valutare la potenza e il fascino di un artista, penso che su quel palco questi giovani non se la siano cavata così male. Chi più e chi meno, è chiaro, ma hanno dimostrato ottime doti canore, penso ad esempio a Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista che ha tirato fuori una voce sorprendente, di sapersi adattare di fronte ai problemi, come i ragazzi de La Municipal a cui è stata rubata l’attrezzatura, di saper gestire in maniera rispettosa il pubblico, forse se Bob Dylan imparasse a gestire la questione dei cellulari da Achille Lauro, si risparmierebbe scenate non al livello del suo spessore artistico.

Grande e attesissimo ospite era Noel Gallagher, che ha spiazzato tutti non tanto cantando “Wonderwall”, e quindi superando momentaneamente tutti i litigi con il fratello, ma soprattutto abbassandosi a un saluto, addirittura in italiano, per nulla scontato visto la simpatica nomea che lo precede. Vorrei potervi parlare in maniera più approfondita della sua esibizione ma purtroppo le divinità della pioggia erano davvero arrabbiate in quel momento, quindi in realtà ho visto solo una grande distesa di ombrelli.

Certo, mamma Rai è sempre mamma Rai, e ogni tanto si diverte a ricordarcelo con i suoi scherzetti che mi lasciano sempre più perplessa. Ad esempio ho riso molto quando gli Zen Circus hanno fatto letteralmente urlare all’intera piazza “Andate tutti affanculo” per poi iniziare a cantare accompagnati da una grafica che riportava il titolo censurato (“Andate tutti *********”), e molto meno quando ho saputo della vicenda che ha riguardato Omar Pedrini, a cui è stato proposto di replicare la sua esibizione visto che la prima volta era stato tagliato dalla diretta per colpa del tg, chiedendogli però in cambio di limitarsi a cantare rinunciando al bel discorso che aveva preparato.

Insomma, forse alla fine è vero, il primo maggio è sempre il primo maggio. Piazza San Giovanni sorride compiaciuta nel vedere facce nuove sopra e sotto il palco perché sa che in fondo non cambia niente. L’unica cosa che in questa edizione mi è un po’ mancata sono stati i picchi di altezza (questo dipende sempre dai punti di vista): non c’era Cosmo che si lancia su un pubblico non preparato a prenderlo, nessuna stecca clamorosa da parte dei cantanti, nessuno visibilmente alterato, neanche una vera e propria figura di merda dei conduttori; insomma, mancava un po’ di colore. Però mi raccomando ricordiamoci che quando a questi eventi smetteranno di andarci le persone, anche solo per ubriacarsi e farsi le canne o per lamentarsi di chi ci va solo per ubriacarsi e farsi le canne, ecco allora anche il primo maggio non rimarrà per sempre il primo maggio.

Un grazie di cuore a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che sia il primo Maggio e nei giorni precedenti invece di fare festa si sono adoperati affinché questo evento si potesse svolgere al meglio, siete i nostri eroi.

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