[Intervista] La voglia degli Street Clerks

A cura di Giuseppe Visco

“Ho fame” è stato definito il tormentone dell’estate: una canzone leggera, orecchiabile e profonda. Gli Street Clerks, con 12 anni di carriera alle spalle, rappresentano una realtà nazionale molto solida e che sta vedendo anni di sacrifici ripagati.

 

  •  “Ho fame” è un po’ la storia di tutti, di chi rincorre cose senza mai accontentarsi, di chi ambisce sempre al di più, di chi vuole comunque sempre provarci. Voi dopo 12 anni di carriera come vi sentite?

Siamo molto felici, abbiamo fatto una bella stagione di live e ogni volta ci rendiamo conto di quanto i concerti siano un’esperienza speciale. Il contatto con la gente, il cantare insieme le nostre canzoni è qualcosa di impareggiabile. Non vediamo l’ora di ripartire!

 

  • Ai colloqui chiedono spesso “fra 10 anni dove ti vedi?”, beh, noi andiamo più soft: l’anno prossimo dove vi vedete? Avete pensato a qualche data fuori dal bel paese?

L’anno prossimo ci vediamo su altri palchi…magari anche gli stessi, ma con nuove canzoni e un nuovo live set. L’estero è una strada che teniamo sempre aperta, visto che Alexander è madre lingua inglese e questo ci ha sempre aiutato quando è capitato di girare per l’Europa. Abbiamo suonato inizialmente come buskers a Parigi e Berlino e negli ultimi anni in set completo a Dublino, Vienna, Lisbona…

 

  •  Se nel 2007 vi avessero chiesto “a cosa aspirate?” voi cosa avreste risposto?

Nel 2007 eravamo 4 scapestrati e scapigliati senza nessun’altro obiettivo che stare insieme e divertirsi, era difficile pensare al futuro. Avevamo però una grande fame e voglia di iniziare un lungo percorso di scrittura insieme, quindi direi che la nostra aspirazione implicita era riuscire a vivere delle nostre canzoni. E lo è ancora!

 

  • La ricerca della bellezza è un tema fondamentale nella società moderna, in cui i social stanno giocando un ruolo – positivo o negativo che sia – molto forte. Voi come valutate tutto ciò?

Non credo che i social c’entrino qualcosa col concetto di “bellezza”. Tutte le cose, le persone, le esperienze “belle” che ho incontrato nella mia vita erano qualcosa di molto distante dal concetto di social, e sicuramente poco confinabili in uno schermo di 15 centimetri.

Più che al “bello” per adesso vedo i social più vicini al “finto” ecco.

Credo che siano e che saranno uno strumento molto utile, anche rivoluzionario per certi versi, ma che ancora non abbiamo capito come sfruttare al meglio.

 

  •  La vostra presenza a X Factor ha attratto su di voi gli occhi di mezza Italia. Cosa avete in mente per convincere l’altra metà?

Faremo delle ronde e degli agguati notturni, e faremo ascoltare i nostri dischi a forza a quelli che riusciremo a catturare legandoli a una sedia, tipo Arancia Meccanica.

In alternativa, se questo piano non dovesse funzionare, continueremo a scrivere canzoni e suonare sui palchi di tutta Italia…..e oltre!

 

  • La vostra musica in 3 parole..

Vintage, ironica, segamentalista

 

  • Nella vostra playlist non può mai mancare..

I Beatles

 

  •  La vostra band è nata mentre “si gettavano le basi per la musica indie italiana”, voi ci avreste mai creduto a qualcuno se vi avessero detto che nel 2019 Calcutta e Coez l’avrebbero fatta da padroni?

No, effettivamente era davvero difficile da prevedere. Negli anni 90, gruppi alternative rock come Subsonica, Bluvertigo, Verdena, Afterhours, erano supportati dalla più importante rete televisiva musicale italiana (Mtv) allo stesso livello dei cantanti pop più noti. Per noi non è tanto una questione di categorie indie / mainstream. Dipende dalla scrittura di una canzone e dal momento. Per esempio, Calcutta è indie nello stile, in tutto e per tutto, ma Paracetamolo è una bella canzone, ed è proprio quello che gran parte dell’Italia vuole oggi nelle cuffie o in macchina, quindi è mainstream. Si può parlare di moda indie, di influenze social, ma alla fine contano le canzoni.

 

  • In Italia impazza la musica pop, la musica indie, la musica trap. Voi cosa ascoltate? Quale artista vi piace in particolare?

In generale cerchiamo di ascoltare tutto con il giusto orecchio, anche la trap. Forse quest’ultima ci viene un po’ difficile, siamo ancora affezionati ad un altro tipo di Rap, più “vintage”. L’indie o itpop, come lo chiamano oggi, ci piace, dal punto di vista strumentale ci sono arrangiamenti che ricordano il pop italiano anni 70/80 di Lucio Dalla.

 

  • Com’è essere la resident band di un programma televisivo così importante come “E poi c’è Cattelan”? Come siete stati scelti? 

E’ prima di tutto divertente. Piano piano ci siamo inseriti nelle dinamiche televisive e da qualche anno riusciamo a goderci la puntata, facendoci trovare pronti per lo stacchetto. E’ un programma molto ritmato, ed essere il motore musicale di questa bella macchina è di grande stimolo. Siamo stati scelti da Alessandro dopo aver assistito ad un nostro concerto, subito dopo la finale di X Factor. E’ stato veramente un bel concerto, e ovviamente non sapevamo del progetto EPCC, quindi è stata una bella fortuna averlo colpito nel momento giusto.

 

  • E per concludere la domanda x: David Bowie o Iggy Pop?


Tenendo conto del fatto che Bowie ha prodotto due album di Iggy e, stando a quanto raccontano gli storici del rock,  lo ha pure salvato da una ricaduta nella droga, diamo la preferenza al Duca Bianco.

 

 

Gli Street Clerks suoneranno dal vivo Sabato 5 Ottobre @Glue – Firenze

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