[Recensione] Stray dogs, il nuovo viaggio di Stefano Meli

A cura di Renata Rossi

STEFANO MELI

STRAY DOGS

(Viceversa Records)

 

TRACKLIST
01 – The Stranger
02 – Absence
03 – Song of indifference
04 – Ghost Ship
05 – Down there at the Bottom
06 – Stray Dogs
07 – Far
08 – At the End (Reprise)

 

“Stray dogs, cani randagi, il loro andare per andare, senza dimora, senza meta. Alla ricerca di cibo ma anche di una carezza. Senza parole, senza discorsi, lungo quella strada, pericolosa, che porta in altri posti”

“Stray dogs” è il nuovo album di Stefano Meli in uscita per Viceversa Records il 14 febbraio, una colonna sonora che colpisce per intensità e impatto emotivo. Senza l’utilizzo di parole, Stefano, musicista siciliano introverso e schivo, ancora una volta, (leggi qui la recensione di No Human Dream”) fa sì che sia la sua musica a parlare.
Spingersi un po’ più in là è il tema del disco, la voglia di mettersi in gioco, di non dare niente per scontato e rendere protagonista l’anima, la passione.

Il disco sprigiona un senso di libertà, utilizza il linguaggio del blues e lo spirito afroamericano, cerca nei respiri profondi un modo per liberarsi dalle oppressioni che ostacolano il cammino, proprio come fanno i cani randagi, che, girovagando senza meta, riescono ad assaporare ciò che la vita offre loro.

La chitarra di Stefano ci parla di viaggi pieni di intralci, dei viaggi dei disperati che inseguono luoghi lontani, insicuri, ostili (“Ghost Ship”), dei viaggi dell’anima di chi si sente straniero nella propria terra (“The stranger”), o quelli di chi, nonostante tutto, non è stanco e non vuole smettere di spostarsi,”At The end (reprise)”. Arpeggi evocativi e delay creano una sorta di musica del deserto, la sensazione di sentirsi soli in un paesaggio avverso e nello stesso tempo accompagnati da un soffio di vento che ci abbraccia. Le percussioni e soprattutto il violino di  Anna Garcia Galba (Fratelli la strada), arricchiscono di sfumature l’intero disco che ci riporta un groviglio di sentimenti: malinconia, solitudine, sofferenza, ma anche gratitudine e speranza.

Un album non facile ma che merita la giusta attenzione e un ascolto non superficiale: solo così “Stray dogs” sarà capace di accompagnare la nostra mente nel suo apparente girovagare senza meta alcuna.

 

 

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