[Recensione] Canzone d’amore da ascoltare al tramonto guardando il mare? È una canzone di merda, che ci vuoi fare: “Venti” di Giorgio Canali & Rossofuoco.

© Roberta Capaldi

 
A cura di Giuseppe Visco

 

GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO 

Venti
(La Tempesta Dischi)

 

 

TRACKLIST  

 01 Eravamo noi 

02 Morire perché 

03 Nell’aria 

04 Inutile e irrilevante 

05 Wounded Knee 

06 Tre grammi e qualcosa per litro 

07 Acomepidì 

08 Raptus 

09 Circondati 

10 Meteo in cinque quarti 

11 Vodka per lo spirito santo 

12 Dodici 

13 Canzone sdrucciola 

14 Viene avanti fischiando 

15 Come quando non piove più 

16 Requiem per i gatti neri 

17 CDM (te la devo) 

18 Cartoline nere 

19 Proiettili d’argento 

20 Rotolacampo


In uscita oggi per La Tempesta Dischi “Venti” nuovo disco di Giorgio Canali & Rossofuoco.

Beh, innanzitutto andrebbe anteposta una cosa: il “marchio” di Giorgio Canali è imperituro. Come si dice nello slang inglese “bet a pound to a penny” – quando qualcosa è molto probabile – beh, sì, I would bet a pound to a penny e sfidare chiunque a non riconoscere Canali in Venti: rabbia, romanticismo celato, nostalgia.

Su Canali c’è poco da dire, solo qualche nome sparso e immediato: CCCP, CSI, PGR, Noir Desir. Giusto per citarne alcuni. 

Un capitolo a parte meriterebbe Giorgio Canali produttore, dovremmo dedicargli almeno 15 articoli. In ordine sparso: Zen Circus, TARM, Verdena, Marlene Kuntz, Vasco Brondi – al secolo Le Luci della Centrale Elettrica, correva l’anno 2008 e, prodotto da Canali, esordì questo giovane ferrarese con “Canzoni da spiaggia deturpata”.

A due anni da UNDICI CANZONI DI MERDA CON LA PIOGGIA DENTRO, Canali torna sulla scena con questo doppio album – anticipato da “Morire perché”. Ottavo insieme ai Rossofuoco. Album in cui l’essenza di Canali viene fuori, schietta e senza virgolettati – uno dei ricordi che ho di Canali a un live ad Atripalda, correva l’anno 2012, è proprio la potenza evocativa, dura, violenta e al tempo stesso molto profonda. Album che è un vero e proprio excursus, come una metafora della vita: c’è l’amore (Acomepidì), c’è il sentore dell’amore e poi la delusione (CDM), c’è la rabbia, la dura riflessione sul senso del vivere (Morire perché), c’è la delusione e la défaillance (Inutile e irrelevante).

Menzione particolare all’ultima traccia, Rotolacampo, country/folk di questo livello, in Italia, fatico a ricordarlo.

Urla al cielo tutto lo zoo di Berlino. Poesia.



Canali sul disco:

“Venti” è nato durante il Grande Panico Globale del 2020, all’inizio di marzo. Isolati e confinati nei nostri rispettivi ambienti domestici, rifiutandoci di partecipare alle farse consolatorie dei miniconcerti in streaming e alle balconate pomeridiane, abbiamo iniziato a registrare, ognuno con i propri mezzi, spunti e idee e abbiamo cominciato a scambiarceli. È un album figlio dei nostri tempi disgraziati e delle connessioni internet ad alta velocità. È la prima volta che un album di Rossofuoco non nasce (per la maggior parte) da improvvisazioni registrate e poi strutturate in forma canzone, è la prima volta che non ci si guarda negli occhi suonando insieme nella stessa stanza. È il tanto conclamato “smart working” che pian piano, nel giro di un paio di mesi, ha generato questa doppia raccolta di inediti. La creazione si è intrecciata in maniera strana, siamo partiti da spunti individuali che sono diventati canzoni ed ognuno di noi ha contribuito a far scoccare la scintilla, nessuno escluso, per qualche pezzo siamo anche partiti da spunti di batteria o di basso, da intrecci di chitarre, qualche volta da canzoni già complete di testo abbozzate da me. All’inizio del gioco avevo chiare solo due linee guida che riguardavano i testi: la prima che l’album sarebbe stato un omaggio alla canzone d’autore degli anni sessanta/settanta e che in ogni pezzo ci sarebbe stata, evidente o nascosta a mo’ di easter-egg, almeno una citazione, paracitazione o parafrasi rubata a qualcun odei cantautori che negli anni mi hanno insegnato ascrivere. La seconda era che non avrei assolutamente parlato della distopia materializzatasi in questo presente, quasi a voler sostenere che tutto quello che stava esta succedendo non esisteva e non esiste. Per ciò che riguarda il primo criterio non ho assolutamente avuto problemi a nascondere qualcosa di prezioso e non mio in ogni canzone (a proposito, buona caccia!), un po’ più difficile invece, anzi impossibile, è stato evitare di raccontarmi ignorando l’attualità. Eh no, non ce l’ho fatta, è stato più forte di me. Così, fra chitarre registrate da Stewie che era bloccato a Miami, batterie sarde riprese da Luca in studio e anche nell’orto, bassi bolognesi e parole e chitarre nate a Bassano del Grappa dove ho passato tutto il periodo di segregazione, è venuto fuori un album doppio. Andrea ha messo qualche violino dalla sua stanza romana e io ho impacchettato frettolosamente il tutto per spedirlo a Francesco che ha mixato in bella copia tutto il lavoro dalla Toscana. Per la copertina mi piaceva l’idea che ci fosse una continuità con l’album precedente e Martina ha tirato fuori per l’occasione un altro dei suoi quadri virtuali. Continuità: il titolo “Venti” d’altronde ha come sottinteso “canzoni di merda” è ovvio.”

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