[Recensione] È Freefolk, baby, e non ci puoi far niente.

© Salvatore Lio

a cura di: Antonio Bastanza

MASSIMO GARRITANO

Freefolk
(Manitu)

 

Tracklist

01 Haiku #7
02 Magara
03 Pitagora
04 Bottle Cup Blues
05 Haiku #11
06 Attese Disattese
07 Una Danza Nuova
08 Marvaellous
09 Haiku #9
10 John Fahey
11 Joe Zangara
12 Life in a Box
13 Night Moon
14 PersuAsian
15 Haiku #10
16 Xenos

 

Avevo pensato a due recensioni per il nuovo lavoro di Massimo Garritano, e le leggerete entrambe.

La prima ha, molto semplicemente, la lunghezza di un Haiku.

Risuonano leggiadre
note come foglie
sospinte da Scirocco

Poi ci ho pensato bene: non tutti conoscono l’abilità del musicista cosentino, anzi ben pochi rispetto al suo talento e al suo valore.
Sono di parte, lo ammetto. Conosco Massimo, l’ho visto spesso suonare dal vivo e, non ho motivo di negarlo, non una volta sono andato via insoddisfatto da quello che ho ascoltato. Conosco chi lo ha registrato, Pierpaolo Mazzulla, chi ne ha curato lo splendido artwork, Raffaele Cimino, per cui mi è sembrato che mi appartenesse fin dall’inizio.
Secondo lavoro dopo Present, opera prima del 2016, pubblicata al tempo giusto, dopo anni di palchi, studio, chitarre, Neil & Bruce & Rock’n’roll per la sua amata Manitù, Freefolk è, allo stesso tempo, il disco definitivo e il primo passo di un nuovo percorso, sorprendente eppure familiare, un Manifesto, una Epifania.

Il tempo del primo Haiku è sufficiente a dettare le regole d’ingaggio: è un disco pieno d’anima, di emozioni, di messaggi più o meno espliciti, di pensieri da scovare tra le note. Un disco da percorrere come un viaggio tra le stazioni della metropolitana di New York, lungo le rive del gange, nei boschi dell’amata terra calabra, tra le mura di casa propria, un viaggio musicale e umano reso più vivido dalle esperienze personali.

Massimo suona la musica di Massimo, i suoi ritmi, i suoi accordi sono frutto della sperimentazione, della conoscenza, della sinergia dei suoi incontri e delle sue collaborazioni artistiche: il vero valore aggiunto delle sue composizioni è nell’averle create come un prolungamento della propria anima e della propria vita.

Freefolk è un disco libero in un mondo impaurito.  Il suo viaggio, che inizia da qui, lo porterà lontano.

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