Niccolò Fabi: sold out al Teatro Rendano di Cosenza


Mercoledì 28 dicembre il Teatro Rendano di Cosenza ha registrato il tutto esaurito grazie al concerto di Niccolò Fabi, in tour col suo spettacolo “Una  somma di piccole cose“. A rendere ancora più speciale la serata è stato il motivo per cui è stata organizzata: in nome della ricerca e della solidarietà nel ricordo di Lilli Funaro, stroncata dal cancro ormai dodici anni fa. La Fondazione che porta il suo nome ha creato negli anni eventi, concerti, convegni in memoria di Lilli riuscendo a dare un aiuto concreto alla ricerca contro il cancro. Credo che non sia stato per nulla un caso organizzare il concerto di Fabi piuttosto che quello di decine di altri nomi che si sarebbero potuti chiamare. Fabi, oltre che un grande cantante e musicista è un uomo di una profondità e sensibilità rara nel mondo della musica, caratteristiche che, come testimoniato da Michele Funaro, presidente della Fondazione, sono da sempre fondamentali nella scelta degli artisti che, nel corso degli anni, si sono succeduti sul palco della manifestazione.
Che il cantante romano sia un artista speciale lo si intuisce ascoltando la sua musica e soffermandosi sui testi, in particolare quelli dell’ultimo album “Una somma di piccole cose”; si tratta di brani poetici, intensi, sofferti, umani, che gli sono valsi, tra l’altro, la vittoria del “Premio Tenco” come migliore album dell’anno.
Lo si scopre ancor di più durante il live, da quelle poche ma sentite parole che rivolge al pubblico, con dolcezza e riservatezza. A Cosenza, in particolare, ha voluto sottolineare come non si trattasse di una data qualunque del tour, ma di una giornata speciale, in una cornice suggestiva come poche, quella del Teatro Rendano in cui un pubblico molto attento e coinvolto, era lì per godere della buona musica proposta e per una causa, la ricerca, che ha dato un senso in più a tutto.

Sul palco Niccolò si avvale di musicisti di tutto rispetto che creano un sound molto energico, ricco di chitarre e percussioni.
La scaletta naturalmente gira soprattutto attorno all’ultimo album: “Una somma di piccole cose” è un disco speciale anche perchè nato in un momento particolare di Niccolò durante il quale il cantante ha voluto passare gran parte del tempo in una casa in aperta campagna, vicino Roma, in pieno contatto con la natura, toccando per mano che le piccole cose sono quelle davvero importanti e vere, dando piena voce alla sua anima, ascoltando il suo respiro e quello della natura. E nei versi delle sue canzoni, ritroviamo tutto questo: l’amarezza, la malinconia, la tristezza che canta Niccolò sono sempre sussurrate, sfiorate, raccontate con la giusta ironia e delicatezza.  Il cantante romano è convinto che l’essenza della vita sia nei giochi di un bambino e nel restare sempre un po’ fanciulli dentro, come canta in “Facciamo finta“…

“Facciamo finta che sono un eroe e che posso volare e sconfiggere il male.”

Anche il suo approccio musicale si è trasformato col tempo: il pop più classico, semplice ma mai banale, che ha caratterizzato gran parte della sua carriera, ha ceduto lo spazio ad una sorta di cantautorato sofferto, a tratti folk, sempre molto suonato e di ampio respiro.
Niccolò sul palco è nudo, più nudo di come non potrebbe mai essere, come risponde sorridendo e schernendosi ad un gruppo di fan adolescenzialmente innamorate del cantautore romano, si espone alle emozioni del pubblico e non fa nulla per nascondere le sue, mostrandosi vero e onesto nel rapporto con chi lo ascolta.
La scaletta naturalmente vede anche canzoni degli album precedenti: “è non è”, “Mimosa“, una struggente ballad d’amore suonata solo al piano, e le sue canzoni più amate: “Io” e “Vento d’estate“, miscelate insieme in una divertente versione molto “Police“, quasi a ricordare l’amore giovanile dell’artista romano per la band inglese, “Oriente” e “Lasciarsi un giorno a Roma” con cui si chiude la prima parte del concerto. Le poltrone, comodissime peraltro, non possono bastare a contenere l’entusiasmo del pubblico che si alza e acclama a gran voce il suo beniamino.
“Vince chi molla” (un invito ad allentare la presa, a lasciare le cose al loro fluire), “Filo d’erba” (cantata da Bianco, uno dei suoi bravi musicisti mentre Niccolò si diverte a suonare il basso) e “Lontano da me“, sono le canzoni con cui il cantante saluta e ringrazia, quasi commosso, il suo pubblico, lasciandolo con qualcosa in più del ricordo di una bella serata di musica.

 

Vince chi molla

Lascio andare la mano
che mi stringe la gola
Lascio andare la fune
Che mi unisce alla riva
Il moschettone nella parete
L’orgoglio e la sete
Lascio andare le valigie
I mobili antichi
Le sentinelle armate in garritta
A Ogni mia cosa trafitta…
Lascio andare il destino
Tutti i miei attaccamenti
I diplomi appesi in salotto,
Il coltello tra i denti
Lascio andare mio padre e mia madre
E le loro paure
Quella casa nella foresta
Un umore che duri davvero
Per ogni tipo di viaggio
È meglio avere un bagaglio leggero.
Distendo le vene
E apro piano le mani
Cerco di non trattenere più nulla
Lascio tutto fluire
L’aria dal naso arriva ai polmoni
Le palpitazioni tornano battiti
La testa torna al suo peso normale
La salvezza non si controlla…
Vince chi molla.
Vince chi molla…

 

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