“Dalla distruzione può germogliare la speranza di rinascita”: Fantastic Negrito al Festival delle Colline

A cura di Marlene Chiti

Fantastic Negrito, personaggio dalla vita e dal percorso musicale insolito, porta in tour, il 17 Luglio, anche sulle colline toscane, al Festival delle Colline,  «The last days of Oakland»,  l’ultimo pluripremiato lavoro discografico, vincitore anche di un Emmy, facendosi cantore di una realtà americana faticosa e problematica .

«Working poor» introduce, con un ritmo funkeggiante e chitarre, che live paiono richiamare echi hendrixiani, le tematiche pregnanti dell’intero lavoro: l’impoverimento della classe lavoratrice e la gentrificazione, che eradica intere comunità, incapaci di tenere il passo, delle città dove sono nate e cresciute. “What happened America? I been working three jobs just to pay the bills” canta, solo pochi minuti dopo, anche in «Hump thru the winter».

Tornano più volte linee di chitarra che non  sfigurerebbero in un disco hard rock,  incastrandosi su una base blues che  richiama le radici della musica nera e riecheggia  i mugolii corali dei canti ancestrali degli schiavi, come in «The Nigga song» e «Lost in a crowd», dove s’intrecciano con una voce soul versatile  e camaleontica.

Fantastic Negrito regala una performance vibrante, intercalata da sprazzi di racconti di vita:  quella di un giovane uomo che si vedeva invincibile prima di finire in una corsia d’ospedale, fra infermiere dallo strano accento, a chiedersi cosa dovesse fare del suo futuro. Il brusco risveglio da un sogno dorato porta la rivelazione  di non essere altro che uno come tanti: “Just like you, people, just like you”, dice indicando il pubblico, “a lifelong sinner”, come canta in «Rant rushmore».  Se «An honest man» è uno splendido spaccato di vita di strada, «Scary woman» è un’invocazione alla donna, desiderata anche quando è spaventosa e instabile.

Torna ancora, prepotente, la figura della donna forte, che tiene cocciutamente assieme i lembi di una realtà maledetta e sfilacciata, anche nella bella cover del tradizionale «In the pines». La “my girl” dell’originale diviene “black girl”: madre, donna, amica che guarda avanti nonostante veda cadere i propri cari uccisi in sparatorie. E se il titolo sepolcrale del disco, «The last days of Oakland», conferma una visione pessimistica dell’attuale situazione sociale, non manca la speranza, perché (cit.) bruciare tutto, non è sempre così brutto e dalla distruzione può germogliare la speranza di rinascita. Così l’invito a reagire alle ingiustizie, a rialzarsi anche dalle cadute più rovinose, a prendere a calci lo stress e riappropiarsi della vita, pervade tutto il lavoro e sfocia in canzoni come «Push back».

In conclusione possiamo dire di aver assistito ad un concerto a tratti entusiasmante; Fantastic Negrito ha i pezzi,  la voce, la personalità e l’intensità interpretativa giuste per distinguerlo e farlo emergere rispetto ad una massa di proposte piacevoli, ma innocue. Lui, sicuramente, innocuo o anonimo non è.

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