L’unione fa la forza: intervista a Ugo Cappadonia degli Stella Maris

Intervista a cura di: Antonio Bastanza

 

Stella Maris è la band nata da un’idea di Umberto Maria Giardini, che ha voluto con sé in formazione Ugo Cappadonia, Gianluca Bartolo, Paolo Narduzzo ed Emanuele Alosi. Nell’album di esordio, pubblicato lo scorso novembre, la classe e l’intensità poetica della voce di Giardini si mescolano alle personalità degli altri membri della band, creando un sound che richiama la dolcezza degli Smith e il pop inglese anni ’80  (qui la nostra recensione).

Alla vigilia del Festival Camignonissima, giunto ormai alla 34esima edizione, che si distingue da sempre per un ampio cartellone di artisti musicali e non solo, abbiamo voluto intervistare Ugo Cappadonia, per conoscere qualcosa in più di questo interessantissimo gruppo.

 

 

Ho letto da qualche parte che gli Stella Maris sono nati quasi per gioco, senza nessuna velleità particolare, e la cosa mi ha incuriosito: ci racconti come è nata l’idea di questo progetto?

È nato tutto da un’idea di Umberto Giardini, che aveva in mente di formare una nuova band, parallelamente alla sua carriera solista, che riproponesse sonorità e atmosfere legate alla new wave e più in generale al suono Britsh degli anni ’80. L’idea era di vedersi in sala prove, scrivere qualche brano e vedere cosa sarebbe accaduto, senza alcun programma stabilito.

 

Gli Stella Maris nascono dalla confluenza di esperienze importanti di musicisti con un vissuto artistico abbastanza diverso tra loro: in che modo il vostro passato musicale ha influenzato le canzoni del disco?

Direi che questo ha influenzato principalmente la facilità e la velocità con cui è stato fatto il tutto. Ognuno di noi avendo già grande esperienza alle spalle ha svolto il suo compito in maniera semplicissima e visto che l’unione fa la forza è stato tutto facile, immediato e veloce perchè sapevamo dove stavamo andando.

 

Il vostro è un disco emotivamente forte, di grande impatto, non a caso incentrato sull’amore inteso in tutte le sue forme. come è nato?

Il disco è al 90% incentrato sull’amore omosessuale. È un tema che non è stato mai trattato abbastanza nella musica leggera, e in questo preciso momento storico abbiamo ritenuto opportuno incentrare il significato dell’album su questo.

Musicalmente il disco è molto orientato su un poprock molto smithsiano, fresco ed evocativo. Quanto i lavori della band di Morrissey hanno influenzato i vostri brani?

Molto, ma non del tutto. Ci siamo dati questo riferimento esclusivamente per dare subito un’identità al progetto e un’uniformità che altrimenti, visto che proveniamo tutti da esperienze musicali diverse, sarebbe stato più caotico trovare. Diciamo che abbiamo scelto una rotta e l’abbiamo seguita, per arrivare tutti insieme alla stessa meta. Anche il processo di scrittura è stato impostato sulla divisione dei compiti tra Umberto Maria Giardini, che si è dedicato alle liriche e alle melodie, e io che mi sono concentrato sui riff e i giri di chitarra. Tutta la band poi ha messo del suo nell’arragiamento dell’album.

 

I suoni dei vostri brani richiamano esplicitamente certa musica degli anni 80. avete utilizzato qualche accorgimento particolare durate la registrazione, ad esempio strumenti dell’epoca?

Si. l’intero suono dell’album e degli Stella Maris è incentrato sull’amplificatore roland jazz chorus 120 originale degli anni ’80. L’album è stato registrato a nastro suonando tutti insieme con pochissime sovraincisioni, tutto qua.

 

A guardarvi dal vivo, vedere l’affiatamento tra di voi sembra suoniate insieme da un decennio quando invece il progetto è nato relativamente da poco. In più, ciò che sorprende dei vostri concerti è l’atmosfera intima e suggestiva, quasi unica, che riuscite a creare. Quanto è stato difficile creare una alchimia del genere tra di voi nei live?

Non è stato difficile, come nella realizzazione del disco anche preparare il live è stato molto immediato. La vera difficoltà è stata nel trovare periodi di disponibilità tra gli impegni di tutti. Ma quando siamo insieme è tutto magico.

 

Ho trovato curiosa la copertina del disco, forse perché mi ricorda un piatto appeso su una parete di casa dei miei nonni. Com’è nata l’idea?

L’idea anche in questo caso è stata di Umberto Giardini. Volevamo qualcosa di semplice e delicato, ma che fosse al tempo stesso una sorta di biglietto da visita. Ecco, potrebbe significare “questo è quello che abbiamo preparato per voi”.

 

Cosa c’è nel futuro degli Stella Maris?

Ancora è presto per dirlo. Andremo in tour probabilmente fino alla fine dell’anno. Poi Umberto Maria Giardini pubblicherà il suo nuovo album “Forma Mentis” e io sto già lavorando al mio prossimo album solista. Ma abbiamo già registrato dei brani inediti e stiamo continuando a scrivere, ci piacerebbe realizzare un secondo album di sicuro.

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