LA FORZA DI UN SORRISO: The Flaming Lips + EELS @ Settembre Prato è Spettacolo

The Flaming Lips + EELS

Settembre|Prato è Spettacolo
01 Settembre 2019

 

A cura di Marlene Chiti

 

“Ma dove vai se diluvia! Te e codesta musicaccia, ti metterai nei guai!”

E davvero, causa violento temporale che ha mandato in tilt il sistema di apertura del cancello automatico di casa, ho rischiato di venir meno all’impegno preso ma, liberatami alla meglio, sono riuscita ad arrivare a Prato, dove il cielo è coperto e l’aria appiccicosa, poco prima dell’inizio dei concerti. Poco male, troppo stuzzicanti le date in cartellone per farsi intimorire dal tempo incerto.

Alle 20.15, annunciati dal tema di Rocky e trombette da stadio, salgono sul palco Mr. E e i suoi compari, gli EELS. Il loro ultimo lavoro di studio, The Deconstruction, risale ad Aprile 2018 e senza la necessità di fare promozione la scaletta è libera di spaziare e ripescare brani da tutta l’ormai ultraventennale carriera della band. L’apertura di set è però dedicata a due cover di dichiarati numi tutelari di Mr. E, The Who con Out in the Street e Prince con Raspberry Beret. I balletti e le chitarre di Bone Dry, Dog Faced Boy e Prizefighter fanno quasi intravedere echi di ZZ Top, la giocosa Flyswatter, I Need Some Sleep e My Beloved Monster portano in superficie l‘anima più rilassata degli EELS.

– I love some Soft Rock-

declama a gran voce Mark Oliver Everett.


Fra bizzarri aneddoti legati alla mancata carriera da modello del chitarrista, The Chet, passerelle con tanto di tappeto rosso per tutta la formazione e una canzoncina ad hoc per presentare l’acquisto più recente della band, il batterista Little Joe, il concerto scorre sempre col sorriso sulle labbra, sul palco e sotto al palco dove classici come Novocaine for the Soul, Souljacker Part 1I Like Birds e Mr.E’S Beautiful Blues strappano consensi e applausi ad un pubblico appassionato ed attento.
Quello degli EELS è un set bello e convincente che riesce a condensare in un’ora e mezza due decenni di storia con mestiere e senza il minimo segno di stanchezza o noia.

Durante l’impegnativo cambio palco ai lati spuntano due enormi funghi gonfiabili e Wayne Coyne sale più volte per confabulare con un addetto ai lavori.
Una marziale Also sprach Zarathustra annuncia l’inizio del set dei The Flaming Lips e un’esplosione di colori, enormi palloni , stelle filanti, coriandoli accompagna il pezzo d’entrata, Race for the Prize. Questa iniziale e subitanea follia coglie di sorpresa parte del pubblico ed è necessario qualche secondo perché ci si riprenda e s’inizi gioiosamente ad interagire con gli elementi della scena rispondendo alle incitazioni di Coyne. Nemmeno il tempo di riprendersi che iniziano a gonfiare un enorme pupazzone rosa, compagno di scena di Wayne durante Yoshimi Battles the Pink Robots  Pt 1.


Intanto sul palco, dove sono presenti due batterie, una elettronica, svariate tastiere, basso, chitarre e altri effetti non meglio identificati, alcuni musicisti paiono interscambiabili e si spostano da una postazione all’altra. Indossano parrucche colorate e, il bassista, occhiali luminescenti.
Wayne Coyne si dilegua e uno dei tastieristi attacca a cantare There Should Be Unicorns; dietro di noi  compare, guarda caso, un unicorno luccicante a cavallo del quale il cantante spara, ancora, coriandoli e stelle filanti. Sono molto divertita e un po’ stranita: avevo letto della particolarità delle performance live dei The Flaming Lips ma, come sempre, leggere non è lo stesso che vivere.
Tornato sul palco Coyne racconta del soundcheck del mattino e delle interazioni con la gente che andava a messa, poi, quietato l’imperversare dei palloni gonfiabili, si lancia in una bella interpretazione della cover di Daniel Johnston, True Love Will Find You in the End. L’atmosfera intimista viene però subito spazzata via dalle luci impazzite di Fight Test e dagli sballonzolanti occhioni con le gambe di The Yeah Yeah Yeah Song (With All Your Power). Nelle canzoni successive, Feeling Yourself Disintegrate, Are You a Hypnotist??, All We Have Is Now la parte scenografica è lasciata a giochi di luci e a livello di suoni si riscontra qualche incertezza, una batteria a tratti troppo preponderante e una voce forse non in piena forma.


Pochi minuti di sosta e poi nel bis vediamo comparire sul palco un enorme arcobaleno e Wayne viene inglobato in una gigantesca palla trasparente con cui, durante  Over the Rainbow, rotola sul pubblico.

Ormai suonati come pugili a fine incontro, assistiamo a bocca aperta all’esecuzione finale di Do You Realize??.

E noi che cosa abbiamo capito alla fine di questo concerto vorticoso?
In termini di spettacolo, questo dei The Flaming Lips costituirà sicuramente un‘esperienza catalogabile fra le più memorabili degli ultimi anni e nonostante ciò, in termini puramente emozionali, è stata più forte l’impressione destata dalla musica e dall’umorismo sghembo degli EELS di Mark Oliver Everett.
Nel complesso abbiamo assistito a tre ore di grande musica e spettacolo e non possiamo far altro che sperare che la proposta futura del festival pratese si mantenga su questi, altissimi, livelli.

 

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