LIBERATO: We Come From Napoli

A cura di Vincenzo Noletto

14 febbraio.
Per chi come me ricorda le date, ricorda questo giorno non solo come S. Valentino, ma come l’inizio del progetto LIBERATO.
Nel 2017 esce “Nove maggio”, pezzo che su YouTube conta quasi 20 milioni di visualizzazioni a 3 anni dalla sua nascita, “svelando” un prodotto musicale totalmente nuovo per concezione e proposta.
3 anni dopo, per lanciare il film di Francesco Lettieri, il papà di tutti i video di Liberato (e alcuni di Calcutta), ecco venir fuori il nuovo pezzo, a testimoniare anche che la OST è firmata anche da lui (non si è capito se parzialmente o totalmente, chissà).
Il film si chiama “Ultras”, produzione Indigo e in esclusiva Netflix per i primi 6 mesi, racconta una storia ambientata (ovviamente) a Napoli nel mondo del tifo organizzato (ndr: ci sono anch’io in un pezzetto, che di sicuro sarà stato tagliato o non mi si vedrà, però dal 20 marzo 2020 potrò dire
“ciao mamma, sono su Netflix!”).

Ma torniamo a Liberato.
Il video è totalmente ambientato nel film, ne percorre alcune fasi e scenari, in modo da legare ancora di più il progetto a questa sottocultura, ma a differenza di tutto quello che avevamo visto finora, il video non è stralegato col pezzo.
Per la prima volta.

Così come per la prima volta abbiamo una collaborazione importante e pesante.
Nientemeno, i Massive Attack.
Quasi non ci volevo credere quando ho letto il titolo.
Così come non volevo scrivere questo pezzo.
Quasi.
Solo che per 2 giorni ho sentito in maniera ininterrotta questo pezzo, facendolo decantare come se fosse uno di quei vini che costano troppo per le mie tasche e che posso bere solo in quei posti in cui vado solo se mi invitano/ospitano per lavoro.
Solo così sono riuscito a “leggerlo”, bene, senza farmi prendere dal fanboysmo.
È un ritorno alle origini, ma che prende un’altra via.
All’età di 13 anni inciampo nella dance, mi ci innamoro perdutamente e per qualche anno ho dedicato moltissimo tempo alla musica come dj e non solo come ascoltatore.
Col tempo passai all’house, ma non ho mai dimenticato quel “primo amore”, che era nato e cresciuto in Italia oltre che in giro per il mondo, fatto di Gigi D’Agostino, Molella, Prezioso, Albertino…e potrei non finirla più.

Sta di fatto che Liberato in questo pezzo ci mette esattamente questo: quel ritmo lento ma violento, composto da loop elettronici che abbiamo ingurgitato con Gigi Dag e Molella, con le sonorità che abbiamo rivisto oltralpe con i Daft Punk (non a caso, vi dice qualcosa il video di Giovanni Giorgio sul profilo IG di Liberato?) e abbandona tutti quei suoni a cui ci eravamo abituati nello scorso album (autotune a parte).

Il testo?
È un nodo fatto con la vita di strada, sanguigno e viscerale, che si nutre della gente che non ha mai paura, che decanta le bellezze della città e le difende (non vi ricorda le radici dei cori che cantiamo allo stadio?).
Il mix tra inglese e napoletano sguscia tra un “this is where I wanna be” a un “Ne ma chi sfaccimm si?!”, è tale da incasinare anche me che l’avrò sentita 100mila volte e non riesco a ricordare l’ordine del ritornello.
Bella capata.
(ndr. per i non-napoletani posso tradurlo facilmente con un “che figata”, ma è più un “un bel loop mentale che ti porta a pensarci in maniera ciclica cambiando anche idea e punti di vista ogni volta”)

Non vedo l’ora arrivi il 20 marzo, per l’uscita di “Ultras”, e il 9 maggio…perché uscirà il nuovo album, vero Liberà?

Leggo tutti i nostri articoli su Liberato

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