[Intervista] “On The Rope” di Giorgio Mastrocola tocca le corde giuste

 

A cura di Diana Valnoir

Giorgio Mastrocola

On The Rope

Tracklist:

01 Intro
02 Robin Goodfellow
03 Plaza de Mayo
04 Pompon Lilliput Tip Tap
05 Sunday
06 Tibetano Nell’
07 Plaza de Mayo – Stringa Version

On The Rope è il titolo dell’Ep di esordio di Giorgio Mastrocola, raffinato e poliedrico chitarrista, produttore,  session man con alle spalle un ventennio passato sui palchi più importanti del nostro bel paese.
Alla fine di questo fine 2020 viene alla luce questo progetto composto da sei inediti composti e suonati da lui in fingerstyle. Un viaggio attraverso stanze emozionali, un disco denso di immagini, evocativo ed elegante. Con la produzione di Raffaele Stefani per “Lemacchiesulvestitobuono” e la collaborazione di Feyzi Brera su Plaza de Mayo.

Abbiamo incontrato Giorgio per saperne di più e poter presentare anche a voi un disco che ci ha entusiasmato nella speranza che piaccia anche a voi quanto è piaciuto a noi.

 

On The Rope  è il titolo del tuo EP di inediti nonché il tuo esordio da solista, come nasce l’idea di questa nuova avventura?

In realtà nasce in maniera un po’ inconsapevole, la passione per la chitarra fingerstyle mi accompagna ormai da diverso tempo, circa due anni fa però si   sono verificate delle casualità in cui ho percepito il segnale che questa fascinazione poteva portarmi a realizzare un disco. Sicuramente quella più significativa è stata condividere il palco con due cari amici e veri veterani del genere, Andrea Mele e Valbonetti. Mi hanno coinvolto in una serie di concerti in cui ognuno ha proposto una parte del suo repertorio, per poi  chiudere la serata con dei brani suonati insieme. È stata l’occasione decisiva per cristallizzare delle idee che mi giravano tra le dita da un po’…ho provato a portare i brani sul palco senza avergli ancora dato una forma definitiva, l’emozione di improvvisare davanti ad un pubblico mi ha aiutato a trovare quello che mi mancava. Il titolo “On The Rope” si riferisce a questo, i brani sono nati in bilico tra una melodia strutturata e l’improvvisazione.


Ascoltando il tuo disco ho avuto la sensazione di attraversare varie stanze emozionali, ci sono molti ricordi nei brani ?

Certo moltissimi! Ho sempre voluto pensare a questo disco come un racconto. La musica strumentale, a mio parere, ha la capacità di trasmettere un emozione che l’ascoltatore rielabora in base ai sui ricordi e al suo stato d’animo. Se il brano però non nasce da uno stato emotivo credo sia improbabile riuscire a comunicare qualcosa…personalmente se un’ idea non ha una genesi spontanea in questo senso, vado io stesso a cercare un ricordo o un’ emozione che mi aiuti a svilupparla.


I titoli dei brani sono tutti molto rappresentativi, mi ha colpito in particolar modo Pompon Lilliput Tip Tap, di cosa tratta?

È un brano legato ad un periodo difficile per me, in cui stava finendo una relazione sentimentale molto importante. La Zinnia Pompon Lilliput è una pianta che la mia ex compagna aveva sul balcone di casa, ha dei fiori a forma di pompon con uno stelo molto lungo. Ho scritto il tema osservando i fiori oscillare freneticamente in una giornata di vento, sembravano rappresentare il nostro stato emotivo in quel momento…eravamo agitati da eventi che non riuscivamo a controllare.

 

Quali sono i brani a cui sei più legato?

È Sicuramente Sunday! Rappresenta forse l’esempio migliore del legame con i ricordi di cui parlavamo prima. Quando l’ho scritto pensavo alle domeniche mattina in cui mio padre, indaffarato a preparare il pranzo, fischiettava mentre io muovevo i miei primi passi sulla chitarra. È un bellissimo ricordo davvero ! Sono molto felice di averlo legato al disco, mi aiuterà a mantenerlo sempre vivo. Un’altro brano a cui sono particolarmente legato è Plaza de Mayo.  L’ho scritto dopo aver visto un documentario sull’associazione civile “Nonne di Plaza de Mayo” che  si occupa di restituire alle famiglie legittime i bambini sequestrati nell’ultima dittatura militare argentina. È una vicenda che mi ha toccato molto profondamente, il tema mi è uscito di getto in maniera molto spontanea. Inoltre nel disco è presente anche una versione con un arrangiamento per quartetto d’archi, scritto dal maestro Feyzi Brera. Con Feyzi siamo amici ormai da anni, abbiamo collaborato in tantissimi progetti…quando gli ho chiesto un contributo al mio disco, ha scelto subito Plaza de Mayo ! Il risultato mi ha commosso, ha colto perfettamente lo spirito del racconto, gliene sarò grato per sempre.

 

Com’è nata la tua passione per la chitarra e più precisamente quella per il fingerstyle?

La passione per la chitarra è nata quando ero bambino, il padre di un compagno di giochi la suonava alle feste tra amici, io osservavo sempre molto ammirato e amavo l’atmosfera che si creava…sembravano tutti felici ! Il fingertsyle rappresenta per me un evoluzione naturale delle mie esperienze come musicista, in età più matura ho sentito la necessità di trovare una forma di comunicazione più intima con il mio strumento. La chitarra acustica in questo senso è veramente meravigliosa, non hai filtri è un rapporto diretto, carnale.


Tra i big con cui hai lavorato siamo curiosi di sapere com’è stata l’esperienza con il Maestro Battiato, hai qualche aneddoto da raccontarci?

È stata un esperienza bellissima, che ha contribuito in maniera determinante alla mia formazione come musicista e come essere umano. Sono cresciuto con la sua musica, nei primi concerti con il mio gruppo La Sintesi suonavamo sempre qualche brano di Battiato…era una scelta di cui eravamo tutti entusiasti! Puoi immaginare quindi quanto è stato emozionante   suonare con lui. Ricordo sempre con piacere un pomeriggio in cui, durante il sound check, mi chiese di selezionare il suono più distorto che avevo sul mio setup, e imbracciata la chitarra si mise a suonare!  È stata un’esperienza in cui le occasioni di stupirmi emozionarmi o imparare non sono mai mancate!

 

Hai scelto di fare uscire il tuo EP in un periodo molto particolare, dove molti tuoi colleghi hanno scelto addirittura di rimandare le uscite.  É una scelta che hai preso a cuore leggero?

Pensa che il disco doveva uscire a Marzo, non sarei sincero se ti dicessi che è stata una decisione facile. Quello che mi preoccupava maggiormente era proporlo in un momento così difficile per tutti. Poi ho pensato che forse era un buon modo per reagire, il settore della musica ha subito un colpo veramente fortissimo! Nella mia vita professionale sono purtroppo sfumate molte occasioni a cui tenevo particolarmente e non ho voluto fermare anche questo progetto. Credo che in futuro, il fatto che On The Rope sia un po’ figlio di un periodo così difficile, me lo farà amare ancora di più.

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