[Recensione] Mephisto Ballad: il passato e il presente di Maroccolo e Aiazzi

foto di Cesare Dagliana

a cura di Renata Rossi

ANTONIO AIAZZI | GIANNI MAROCCOLO

MEPHISTO BALLAD

(Contempo Records/Goodfellas)

Tracklist

EFS Quarantaquattro
Streben
Det sjunde inseglet
Das Ende
Die Ballade von Mephisto
Die Laster
Mephisto Ballad
Doppelgänger

 

Tra le band leggendarie italiane ci sono sicuramente i Litfiba.

La nascita del gruppo risale all’inizio degli anni ottanta. Allora a Firenze, prima che in altre città, si respira aria di cambiamento e di rivincita, ed è lì che attecchisce la musica new wave di derivazione anglofana che si mescola col rock e i testi in italiano. Il chitarrista Federico “Ghigo” Renzulli fonda i Litfiba: insieme a lui ci sono Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiazzi alle tastiere, Francesco Calamai alla batteria. Prima che Piero Pelù, il frontman dalla voce potente e una capacità unica di tenere il palco, entri nel gruppo, i Litfiba sono pronti ad un primo pezzo strumentale: “A Satana”.

Oggi, a quarant’anni dalla nascita della band, Marok e Aiazzi decidono di celebrare un’epoca:
esce oggi in vinile e cd per Contempo Records/Goodfellas e pubblicato in digitale da Ala Bianca, “Mephisto Ballad”, che Maroccolo definisce

il nostro “tardodiscodark”

L’album è anche un brindisi ad un’amicizia profonda che basa le sue fondamenta sulla musica e un amaggio ad un periodo florido in cui Firenze e l’Italia sono attraversati da una voglia di cambiamento che si realizza con un nuovo modo di intendere la musica, un nuovo spirito dark e new wave, con la ribellione e la poesia, nuove mode e stili.

L’idea del disco nasce dalla rievocazione della Mephistofesta, che avveniva durante il carnevale del 1982 a Firenze. Allora, Bruno Casini e i Litfiba crearono una performance unica, una sorta di racconto horror, teatrale e metafisico in cui la band suonò Men in suicide, Tradimento e E. F. S. 44 Ethnological Forgery Series, poi pubblicata nel primo EP del gruppo.
Da quest’ultima si muovono Aiazzi e Marok, giocando, al solito sui suoni, riadattando il brano di un’epoca passata in cui i mezzi, le capacità, l’esperienza dei due musicisti ancora erano acerbe ma offrivano spunti freschi e interessanti. Oggi i due possono permettersi di sperimentare, utilizzando una nuova creatività e sensibilità, e di creare una suite di oltre 16 minuti.
Non un lavoro nostalgico e sentimentale ma una prova di coraggio e forza che sviluppa al meglio il lato visionario di Gianni Maroccolo che prosegue in linea col suo “disco perpetuo” Alone, e le atmosfere ora metafisiche e astratte, ora più concrete che crea col suo basso. La trama è disegnata dal pianoforte di Aiazzi, che crea suoni magnetici, allucinati e diabolici.
I musicisti creano un tuttuno tra passato e presente: le ombre del passato sono ancora presenti oggi così come la voglia di sperimentare e dar vita ai propri pensieri e ai propri istinti continua anche oggi e sembra non dover vedere mai la fine.

Il disco mantiene l’atmosfera teatrale degli esordi, un teatro in movimento in cui tutto può sempre succedere. Importante è stata dunque la scelta di coinvolgere nel progetto il regista Giancarlo Cauteruccio che nel 1983 coinvolgeva i Litfiba nell’insonorizzazione dell’Eneide. Cauteruccio ha scritto e recitato versi liberamente ispirati al Faust di Goethe: la voce del demonio e il tema del Doppio, la lotta tra il Bene e il Male, tra il terreno e il divino che da sempre viene affrontato nella letteratura e nel teatro oggi rivive con la musica e la sua trama narrativa che si sviluppa in un’altalena di suoni allucinogeni e synth analogici, orizzonti che si aprono e improvvise chiusure.
Un’analogia tra passato e presente si trova anche nella storia di oggi e di ieri: allora imperversava l’incubo dell’eroina e dell’apocalisse nucleare, la distruzione dell’umanità, oggi viviamo il dramma di una pandemia che sta uccidendo corpi e distruggendo spiriti, costringendo tutti ad una solitudine fisica e morale senza fine.

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