[Live Report] I protagonisti della seconda serata del Be Alternative Festival: GAZEBO PENGUINS e LITTLE PIECES OF MARMELADE

© Giuseppe Carrella - Gazebo Penguins @ Mezzocannone Occupato di Napoli

A cura di Renata Rossi

Chi non conosce il posto è avvisato: il Castello Svevo Normanno di Cosenza, che ha ospitato due serate di musica  è davvero #unsaccobello come promette il nome della rassegna artistica organizzata da Be Alternative.

Il 2 settembre lo spettacolo di ARTICO e MELANCHOLIA è stata una bomba, parola dei tanti (è andato sold out) presenti.
Il 3 settembre è stata la volta di GAZEBO PENGUINS e LITTLE PIECES OF MARMELADE protagonisti di una serata intensa ed esplosiva. Ad impreziosire lo spettacolo, nelle sale del castello, le mostre delle illustrazioni di CROMOSOMI e quella d’arte interattiva di MARIO VETERE. Ad aprire le danze, con la giusta scossa elettrica, dj Kero.

Prima dell’inizio del concerto vengo ad apprendere che il giorno prima, durante un’esibizione dei Gazebo Penguins in Campania, la polizia irrompe e ferma tutto per i soliti controlli: non succede nei lidi, nelle piazze, negli stadi. Ad alcune manifestazioni tutto è concesso, ad altre no. Non mi chiedo nemmeno più perché, conosco la risposta: il covid non si diffonde dove girano milioni di euro, né tra folle festanti che attraversano lungomari o nelle sagre di paese. Il covid è lì, a braccetto con la cultura, l’arte, la musica ed è quindi giusto mettere a tacere suoni, allontanare strumenti, mandare via gente seduta e distanziata cui precedentemente è stato controllato il green pass.
Il coraggio che hanno avuto e che continuano ad avere gli organizzatori di spettacoli ed eventi musicali è davvero encomiabile, una speranza cui aggrapparsi, vuol dire che non tutto è perduto.

I Gazebo Penguins si trovano proprio durante il lockdown a dover “festeggiare” 15 anni di carriera, lo ricorda Gabriele  “Capra” Malavasi durante il concerto. Esprime tutta la gioia di poter ancora suonare davanti ad un pubblico, seppure un pubblico seduto, in un certo senso mutilato, lontano, anche se caldo e partecipe. Ed è la band stessa a presentarsi seduta, nella formazione live a cinque, quella in cui il sound e più ficcante, le voci mescolate meglio. I musicisti da sempre riescono bene a porsi a metà strada tra il mainstrem alternativo e l’indie, tra i Fine Before You Came e i Cani, raccogliendo proseliti tra gli “adulti” e tra un pubblico giovane, disagiato e confuso, che riesce a sentirsi al centro delle storie dei nostri.

La scaletta del concerto parte da Nebbia, il loro ultimo lavoro e spazia anche negli altri due album: si parte con Bismantova, e si continua con altri viaggi e racconti in cui la rabbia si mescola alla malinconia, alla consapevolezza, allo smarrimento, alla nebbia tra chitarre distorte e suoni sintetici, slogan e frasi magnetiche.

Tra le storie dette, quella che funziona sempre, e i Gazebo lo sanno, è la narrazione di un amore controverso, finito (o anche di una gatta andata via di casa :-)). Dunque è Senza di te, tratto da Legna, che chiude il concerto. La canzone è cantata a squarciagola dal pubblico, finalmente in piedi come anche i musicisti.

F*CK COVID!

Senza di te ho perso un po’ d’ilarità
Berrò di più per annegare la città

 

Pochi minuti per il cambio palco ed è il momento di Frankie e DD, i Little Pieces of Marmelade, rivelazione indiscussa dell’ultima edizione di X Factor. Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, che con gli anni si è scoperto essere anche scopritore di talenti, aveva scommesso tanto sul duo, riuscendo finanche a portarli in finale ad un passo dalla vittoria. I due ragazzi marchigiani non ce l’hanno fatta, ma, a quanto pare, essere secondi vale molto, molto di più. Måneskin docet.

I Little Pieces of Marmelade picchiano, picchiano duro, dimostrano che muscoli ed energia su un palco possono valere di più della tecnica, e sembra davvero strano pensare che siano solo in due. Ed è davvero una scommessa vinta riuscire a resistere con tutta quella foga (parlo soprattutto del cantante-batterista) per l’intera durata del concerto. Ciò che importa è esprimersi senza fronzoli e merletti, buttare giù musica urlata, impetuosa e d’impatto che funziona sempre, anche quando si ferma un attimo, concede i giusti respiri, quelli che un talent e la televisione non possono permettere, e dilata i suoni, i tempi, spaziando verso la psichedelia e l’improvvisazione.

Peccato soltanto non poter pogare sotto il palco, credo sarebbe piaciuto a tutti i presenti. Ma il divertimento fatto di spinte, sudore, urla e salti è solo rimandato: quando finalmente metteremo da parte la pandemia sarà un piacere condividere coi musicisti l’energia e la forza di cui sono capaci!

 

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