[Live Report] Facimu rota: Sponz Fest 2023, come li pacci

 

a cura di Giuseppe Visco

 

«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti»

 

Il 27 agosto 1950 moriva suicida Cesare Pavese, autore fra le varie di La luna e i falò, testo in cui si narra di Anguilla, un trovatello, che s’imbarca per l’America dove costruisce un piccolo patrimonio ma.. La nostalgia di casa, del paese, lo fa ritornare. Al paese trova una situazione profondamente cambiata, il tempo aveva fatto il suo corso e le cose erano cambiate. Pavese si suicidò il 27 agosto del 1950 in un albergo a Roma e sul libro presente sul tavolo, Dialoghi con Leucò, una frase sottolineata: “L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia”.

Idealmente, nella giornata fra il 26 e il 27 agosto, a Calitri, Vinicio Capossela ha ripreso l’opera di Pavese: ha fatto della nostalgia del paese un motivo per tornare e ha costruito qualcosa d’immortale, ricordi che ognuno conserverà per sempre. Quello di Capossela non è un festival, è di più: è un inno alla resistenza. Alla gentrificazione aggressiva e violenta ha contrapposto la valorizzazione sensata e in armonia col territorio, che nel corso degli anni ha lasciato penetrare, poco alla volta, il genio di un artista indescrivibile. Il ritorno e la memoria, così come per Pavese, sono stati e sono per Vinicio Capossela l’anima ardente della sua creatura: lo Sponz è Vinicio, non è il suo alter ego, è Vinicio stesso. Lo Sponz è una festa di pacci, è la riscoperta del paese, delle piccole cose, degli abitanti, dei luoghi del cuore, del rispetto della natura, rispetto delle differenze, rispetto della libertà altrui.

L’edizione Come Li Pacci è la numero 10 dello Sponz e rappresenta un traguardo importantissimo per quella che è divenuta una realtà nazionale. Vinicio ha cercato di spiegare la decima edizione della sua creatura con le seguenti parole: 


Come li pacci: è l’espressione paesana per dire di chi non sta a senno, di chi non trova dimora, di chi esce fuori di sé, di chi si agita di qua e di là, “di chi le sbandate gli fanno la rotta” espressione dell’eccesso, dell’abbondanza, del ricreo, del dionisiaco e dello strabordante, della dissipazione e della Festa. 

Come li pacci però è il mondo al contrario in cui viviamo, il mondo della non ragionevolezza in cui si impone la violenza, la guerra, lo sfruttamento e il saccheggio. 

Come li pacci è la condizione di subalternità, di internamento, di minorità in cui soggiacciamo al potere. Come li pacci è la pazzia salvifica che scardina il tempo dell’Utile. 

Come li pacci è la follia d’amore. 

È la Follia in musica.

È il baccanale. Che trambusto variopinto di dissennati è l’umanità vista dall’alto.”

Il concerto del 26 agosto è stato un susseguirsi di artisti che hanno alternato generi differenti che, però, si abbracciavano e si mischiavano senza creare interferenze, così come il pubblico che si è fatto un tutt’uno con la musica. Dalla piazza dei folli fino al palco centrale, lo Sponz ha accolto Micah P. Hinson che con la sua schiettezza ha trattato tematiche molto delicate ma mai così attuali come la malattia mentale e l’abbandono a cui ci si affida in alcuni momenti della vita. Intervallato dalla “direzione” di Vinicio, l’artista statunitense si è messo a nudo, parlando del suo percorso di vita, molto travagliato e pieno di dipendenze. All’artista americano ha fatto seguito Vincio e poi Margherita Vicario che ha poi lasciato spazio a Samuele Bersani. Il cantante riminese ha spiegato com’è nata l’amicizia con Vinicio Capossela qualche decennio fa e come il primo maggio di Taranto sia stato il punto che ha “sugellato” questo matrimonio, culminato poi nell’invito allo Sponz. Bersani ha ammaliato il pubblico con i pezzi che hanno fatto di lui uno degli artisti più apprezzati nel panorama italiano per poi lasciare spazio a Vinicio, nuovamente. Capossela, in un baccanale musicale, ha pronunciato varie volte l’espressione facimu rota, facendo spaziare il pubblico da un palco all’altro, introducendo ogni volta amici differenti come Daniel Melingo o Paolo Rossi. Molto apprezzata l’esibizione di Melingo, artista argentino, che ha messo in scena alcuni brani di Tangos Bajos, lavoro del 1998. Il pubblico “non lo lasciava andare” chiedendo in continuazione “OTRO”.. Perché questo è lo Sponz, un rapporto che si costruisce in poco tempo e che diventa, come quelli sottolineati da Pavese ricordi immortali.

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