Il tour dei Litfiba per i quarant’anni di 17 Re fa tappa a Cosenza

A cura di Renata Rossi
Il giorno di uno dei concerti più attesi dell’estate cosentina è finalmente arrivato: sul palco allestito accanto allo splendido Teatro Rendano va in scena la storica band dei Litfiba, nella formazione originale, quella guidata da Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Luca Martelli alla batteria, al posto del compianto Ringo De Palma, scomparso giovanissimo. Si festeggia un compleanno, quello dei quarant’anni di 17 Re, considerato una delle perle della new wave italiana.
Non è l’unica reunion di quest’ultimo periodo: molte delle band sulla cresta dell’onda negli anni Ottanta e Novanta sono in tour sui palchi d’Italia. E non è nemmeno l’unico compleanno da festeggiare: noi “vecchietti”, affezionati a un certo modo di fare musica, nostalgici di un’epoca passata, siamo sempre in bilico tra la tristezza per ciò che non c’è più e la gioia di poterlo ricordare. Amiamo riascoltare dal vivo la band che adoravamo da ragazzi e siamo sempre pronti a fare paragoni tra quello che viviamo oggi e quello che abbiamo vissuto.
Puntare il dito contro i cambiamenti, che troviamo sempre sbagliati, è quello che ci riesce meglio, tra una storia su Instagram e un reel uscito pure male.
Credere che tanti musicisti possano riproporre un disco del loro passato solo perché non hanno nuove idee, pensare che siano “bolliti”, la brutta copia di loro stessi, è davvero la cosa che ci riesce meglio.
Detto ciò, parliamo dei Litfiba e diciamo subito che, lungi da qualsivoglia effetto nostalgia, la volontà di riproporre 17 Re dal vivo è stata una scommessa vinta.
Il merito è innanzitutto della classe innata dei quattro musicisti sul palco, che propongono un’esecuzione impeccabile dei brani. I suoni risultano moderni ancora oggi e le canzoni quanto mai reali e attuali anche dopo quarant’anni.
E diciamo un’altra cosa: Pelù è uno dei migliori frontman italiani di sempre. Non solo per la voce unica, oggi ancora più potente che in passato, e per un carisma eccezionale; non solo perché dal vivo è una vera e propria forza della natura, instancabile, ma perché sul palco il cantante mostra, ancora più che in passato, di avere il coraggio di schierarsi, di parlare apertamente di temi attuali, oggi come ieri.
Nessun pelo sulla lingua, nessuna paura di mostrare da che parte bisogna stare: da quella dei più deboli, dei martiri, degli oppressi, dei vinti. Nessuna paura di gridare tutto l’orrore e la preoccupazione per la deriva pericolosa che il nostro Paese sta prendendo. Due bandiere sul palco, pronte a essere sventolate: quella della Palestina, simbolo di tutti i popoli che stanno vivendo un genocidio orribile, e quella dell’Italia, simbolo dell’antifascismo.
Potrebbero sembrare troppe le parole del cantante, che per alcuni, forse, dovrebbe limitarsi a cantare. E invece no: in questo momento storico è necessario e auspicabile, anche da parte di altre band, affrontare alcuni temi, schierarsi apertamente e scuotere le coscienze. E i brani risultano sempre attuali perché cambiano solo i protagonisti delle invettive — oggi Trump, Netanyahu, Meloni, Musk, Vannacci — ma non il senso delle parole.
Ciascun brano di 17 Re, raccontato da Pelù alla sua maniera, acquisisce spessore, si carica di un peso specifico maggiore che, successivamente, l’energia della musica, il rock, sembra far esplodere.
Un muro sonoro potente, quello dei Litfiba, spinto da un traghettatore: Gianni Maroccolo è un gigante, trasporta il suono della band con classe ed eleganza, oltre a essere una persona umilissima che, nel corso degli anni, si è messo a disposizione di decine di band e musicisti. Ed è quasi commovente rivedere Ghigo Renzulli alla chitarra: senza la sua presenza, senza il suo inconfondibile suono, è quasi difficile anche immaginare i Litfiba. Che dire poi del “Marchese” Aiazzi: lui è il suono new wave, l’ipnosi dal sapore anni Ottanta che fa viaggiare la mente.
Non solo 17 Re: nei bis c’è modo di stuzzicare la voglia dei presenti con pezzi estratti da PirataLitfiba 3 e Desaparecido, tra i più celebri e amati. Tra questi spiccano Istanbul ed Eroi nel vento, dedicata a Ringo De Palma e alle persone che amiamo e che ci guardano da lassù, e una chiusura travolgente affidata a Tex e Cangaceiro.
Abbiamo visto una band in formissima, affiatata, matura ma non vecchia, che ha ancora tanto da dire sul palco. La speranza è che, oltre all’album live annunciato da Pelù durante il concerto, i Litfiba possano continuare a lavorare insieme e a proporre ancora, ci auguriamo per altri quarant’anni, nuova musica.
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