Un crescendo musicale e un’interruzione improvvisa: Edda live @ Monk, Roma

Di: Serena Coletti

 

L’arrivo della primavera ha portato un clima molto più rigido di quello al quale ci stavamo già abituando, così la sera del 22 marzo ogni via di Roma era percorsa da un vento freddo che, unito allo sciopero dei mezzi, sembrava l’incentivo perfetto a non uscire di casa. Eppure, sempre la sera del 22 marzo, approdava a Roma Stefano Rampoldi, conosciuto dai più come Edda, nome di battesimo della madre, per portare al circolo Monk una delle ultime “graziose date” del suo tour.

La sua salita sul palco è stata preparata da un crescendo musicale, capace di catalizzare l’attenzione e creare un’atmosfera di attesa, e da una grandissima erogazione di fumo sul palco, che ha portato il cantante milanese e i suoi musicisti a dare quasi l’impressione di comparire dal nulla, bucando la nebbia. Edda si è mostrato riconoscente verso il pubblico, presente nonostante l’assenza di mezzi pubblici in circolazione, ma finiti questi brevi e quasi timidi ringraziamenti ha deciso di dare subito il via al concerto, senza perdersi in chiacchere.

L’apertura è affidata a “Per Semper Biot”, seguito da un più vivace “Benedicimi”, che riesce ad attivare e conquistare gli spettatori, rendendoli da qui in poi completamente partecipi dell’esecuzione. Questo è effettivamente il merito principale di Edda, l’essere riuscito a creare un clima di perfetta intesa, quasi stesse suonando di fronte a vecchi amici, e a mantenerlo durante tutto il live, che si tratti di canzoni appartenenti all’ultimo album o agli altri, tra i quali si sposta continuamente. Tra i musicisti che lo accompagnano è particolarmente valida la performance di Luca Bossi, che più di tutti sembra incarnare la forte espressività dei brani, spostandosi continuamente tra basso e tastiere.

In linea con il ringraziamento iniziale, i discorsi che l’artista milanese rivolge al pubblico sono rari e sfuggevoli, eppure riescono a comunicare una dose di spontaneità non indifferente. Nella maggior parte dei casi, infatti, si limita a comunicare pensieri casuali, che non hanno un legame apparente con la scaletta. Sembra quasi che Edda, in lotta con la sua chiusura istintiva, tenti di mettere a suo agio gli altri partendo proprio da se stesso, sbottonandosi un po’ di più ad ogni intervento e lasciando quindi emergere ogni volta una porzione leggermente più grande di quella che è la sua interiorità. Questo processo, come ogni spogliarello, anche se metaforico, riesce a catturare l’interesse e dona una nuova luce ai brani eseguiti, anche quando questi non subiscono grandi variazioni rispetto alla versione registrata.

Non è quindi strano che l’interruzione improvvisa del concerto, per la quale Edda si è scusato dichiarando di non riuscire più a cantare per problemi alla gola, sia arrivata come un boccone molto amaro. Dopo una serata all’insegna di interventi strampalati e sempre velati da un fondo di ironia, infatti, la sua uscita di scena sembrava inizialmente più uno scherzo, qualcosa di non definitivo. Ancora una volta però è riemerso quel senso di intimità che si era creato nel corso della serata, portando i presenti a reagire con la massima comprensione di fronte ad una notizia che, se annunciata da altri palchi, sarebbe stata in grado di scatenare la furia degli spettatori.

P.S. una nota di merito inevitabile va rivolta all’outfit del batterista, salito sul palco con una t-shirt nera con sopra la scritta “merda”.

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Foto copertina a cura di Antonio Bastanza

 

 

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