La galassia di Alice Phoebe Lou raccontata dal vivo

A cura di Giuseppe Visco

Alice Phoebe Lou
12 Aprile @ Haus der Jugend  

Osnabrück è una città che ai più non dice molto. Una delle città principali della Bassa Sassonia, una delle regioni più popolose ma meno “cool” della Germania, ospita, dal 2009 Popsalon, un piccolo progetto che all’inizio nessuno conosceva e che nel corso degli anni si è affermato come uno dei festival più interessanti della nazione, arrivando ad ospitare nell’edizione 2019 ospiti del calibro di Alice Phoebe Lou, cantautrice sudafricana che sta salendo alla ribalta come una delle artiste più importanti a livello mondiale. Il suo ultimo album “Paper Castels” sta facendo il giro del pianeta con un tour che ha toccato Stati Uniti, Sud Africa e sta mettendo a ferro e fuoco l’Europa con date nelle più importanti città e che terminerà a Berlino, città che ha “adottato” l’artista sudafricana. Affianco a città più note il tour di Alice ha toccato – fortunatamente – anche Osnabrück. E, ovviamente, non potevamo non esserci.

Un concerto di Alice è una di quelle esperienze che consiglierei a chiunque nella vita. La vitalità, la voglia di vivere, la consapevolezza di star producendo qualcosa di incredibile fanno della giovane artista uno dei punti di forza e sui quali ha fondato le sue fortune. Convinta femminista e contro ogni forma di patriarcato e misoginia – come canta in My Outside, ad esempio , Alice è il prototipo di artista perfetta, coerente con le sue idee, fermamente convinta di quello che sta facendo e con un’energia prorompente.


Questo non è stato il mio primo concerto di Alice, l’ho già vista varie volte e appena ne ho la possibilità vado a vederla. L’ultima volta era stato a Berlino, alla Funkhaus, uno dei concerti più magici ch’io abbia mai visto, di un’intimità incalcolabile. Questo alla Haus der Jugend non è stato da meno. La location abbastanza raccolta e la quasi totale assenza di distanza artista-pubblico, ha creato un’atmosfera quasi familiare, nella quale l’artista ha dato il meglio di sé, scherzando e scambiando battute con il pubblico – sfoggiando a tratti un tedesco molto simpatico.

Con la band al completo, l’esibizione dell’artista è spaziata da alcune canzoni che la hanno vista sola sul palco assieme alla sua chitarra, per passare poi al piano al momento in cui, con la formazione completa – come in Galaxies ndr – i sintetizzatori, la batteria, il basso e l’alternarsi di sax e flauto traverso hanno creato un ambiente da brividi.


Ogni volta che si esibisce trasmette emozioni forti, ogni volta qualcosa di nuovo. Il climax ieri è stato raggiunto con Fynbos quando l’artista si è “messa a nudo”, cantando la malinconia di vivere lontana da casa e i ricordi, gli odori che le portano subito alla mente le immagini della sua infanzia, della vegetazione sudafricana, di casa sua. Something Holy e Skin Crawl – le canzoni che hanno anticipato l’album e che la critica ha apprezzato fin da subito – hanno ammaliato il pubblico.

E, una volta finito il concerto, è sempre presente al merchandising dove è sempre pronta a scambiare due chiacchiere e due sorrisi col pubblico, a firmare cd e fotografie analogiche – che scatta lei in giro per il mondo e regala – confermando la grandissima umiltà e umanità che, indipendentemente dal grandissimo successo che sta riscuotendo, rappresentano a pieno Alice.

Un concerto che ha qualcosa di inspiegabile.

See you soon Alice!

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