Una vecchia storia d’amore – Due chiacchiere con Simone Salvatori

A cura di Giuseppe Visco

Considerati una delle band più importanti neofolk a livello mondiale, gli Spiritual Front vantano due decenni di invidiabilissima carriera che li ha portati a calpestare il suolo della maggior parte delle città europee. Cose sconvolgente per i più disinformati è la provenienza della band. Pochi collegherebbero il belpaese con gli Spiritual Front.

Fondatore, frontman e anima del gruppo coincidono solo con un nome: Simone Salvatori.
(Consiglierei al pubblico nostrano di andare un po’ ad informarsi sul personaggio in questione, dato che è considerato una pietra miliare del genere – si, lo ammetto, ho una venerazione nei suoi confronti.)
In parallelo col progetto Spiritual Front, l’artista romano ha deciso di intraprendere un nuovo cammino: The Lust Syndicate,
col primo lavoro “Capitalism Is Cannibalism” (leggi la recensione) il quale titolo è già un’anteprima di quello che si può ascoltare.
Qui di seguito due chiacchiere con Simone.

© Thibaud Epeche

S: Ciao….e grazie dell invinto delle gentili parole. Sono lusingato!

Come si sviluppa il progetto The Lust Syndicate? E’ stata un’idea che hai portato avanti negli anni?

S: Ho sempre coltivato, parallelamente a certi suoni folk, acustici ed orchestrali, l’interesse per l’industrial e per i suoni più estremi, TLS è stata l’occasione per sviluppare questa vecchia storia d’amore ed affrontare in maniera schietta e diretta, certe tematiche che per un motivo o per un altro non sono affrontati con SF

– Le strade di Spiritual Front e The Lust Syndicate hanno un punto comune?

S: A parte la mia voce, credo il senso per la canzone nel suo formato più classico, sono uno che ancora crede nella combinazione strofa/ritornello

– Ciò che colpisce, fin dal primo ascolto, è l’alternarsi di synth e sonorità che portano l’ascoltatore ad immaginare una situazione di caos, di totale disorganizzazione. Era questa l’idea?

S: Viviamo in uno stato di caos ‘semiorganizzato’ o meglio dire….indotto, quindi quel tipo di suono rappresentano perfettamente ciò che stiamo vivendo

– La critica si è divisa nei giudizi: tu cosa aspettavi da “Cannibalism Is Capitalism”?

S: Non è un disco da ascoltare mentre sei a casa con i parenti, quello no, è un disco abbastanza impegnativo, sia sul fronte dei suoni sia su quello delle tematiche, scomodo in tutti i sensi, ma sicuramente ha un filo conduttore melodico ed ideologico

– Indubbiamente è un album che muove pesanti critiche alla società moderna. Oltre al pensiero che trapela nell’album quali sono i tuoi pensieri sulla situazione attuale mondiale?

S: E’ una situazione assurda, in cui il divario tra ricchi e poveri  non è mai stato cosi grande, in cui la ricchezza è concentrata nelle mani dell’ 1% della popolazione che decide sulla vita e la morte del restante 99%, in cui la democrazia, mantenendo  solamente il suo involucro, risulta essere solo una bugia, un’apparente libertà in cui i diritti vengono posseduti solo da chi ha la possibilità di acquistarli, una società brutale in cui chi non si allinea al pensiero unico globalista e turbo capitalista viene silenziato e screditato, in cui la logica del profitto supera il rispetto dell’essere umano. Quando il profitto viene prima della dignità dell’essere umano, significa che c’è qualcosa che non va.

– Possiamo aspettarci altre date con gli Spiritual Front?

S: Siamo costantemente in giro, c’ è sempre occasione di vederci, ovunque.

– Una cosa che mi ha sempre lasciato riflettere è la seguente: con gli Spiritual Front sei salito sui palchi più importanti europei ed il pubblico fuori dai confini nazionali italiani ti acclama a gran voce e non aspetta altro che la pubblicazione di nuove date del tour. Come ti spieghi questa “disparità” fra Italia e “non Italia”?

S: Credo per il semplice fatto che in Italia sei meno esotico, e che i tuoi compaesani, per vizio o per pigrizia, non ti daranno mai tutta questa soddisfazione.

– Quali sono stati i tuoi modelli?

S: Difficile da dire, musicalmente ho avuto tanti modelli da Scott Walker a Morrissey, da Elvis a Chuck Schuldiner…

– Libro che non può mai mancare a Simone Salvatori..

S: La bagnava gita è stato un testo che mi ha segnato, anche se non si direbbe, così quanto Querelle de Brest di Genet

– In viaggio cosa ascolti?

S: Devo deluderti, ma non ho degli ascolti fissi quando viaggio, sicuramente non hip hop!

– Quale brano avresti voluto scrivere tu?

S: Estasi dell’Oro di Morricone

– Il tuo rapporto con l’arte di Pasolini?

S: Credo che sia stato  il più grande intellettuale italiano degli ultimi 100 anni, controverso, tormentato, critico, vero. Ha affrontato temi scottanti mettendoci la faccia, ha scavato nell’animo dell’essere umano mettendosi  lui stesso, per primo, in discussione.  Non ho mai avuto timore di criticare anche i suoi stessi compagni, è stato una voce critica e controcorrente, fin troppo schietto. E questo, abbiamo visto, non piacque a qualcuno

– Nel tuo live a Berlino all’Urban Spree – giusto per citarne uno dei tanti– sullo sfondo c’era “Mamma Roma” di Pasolini. Qual è il tuo rapporto con la capitale?

S: Sono nato e cresciuto a Roma, non potrei vivere in altri luoghi, penso di essere totalmente assorbito da questa città, che puoi e devi odiare, ma a cui non puoi scampare, c’è un costante sentimento altalenante d’amore ed odio, vorresti bruciarla, raderla al suolo, ma poi capisci che  c’è qualcosa di unico, d’imprescindibile. Una volta dentro è difficile uscirne, la sua bellezza, la sua corruzione è contagiosa, è come innamorarti di una puttana, sai che non sarà mai tua del tutto, ma continui a desiderarla e farti male

– I tuoi live – che adoro ed appena posso corro a vederti – sono un connubio di arti: cinema, musica, teatro, poesia. Cosa ne pensi della musica live in generale? Sei un amante dei concerti? Ti piace il teatro? Quanto spesso vai al cinema?

S: Ti ringrazio, se hai percepito questo, significa che stiamo lavorando nella direzione giusta. Si, il cinema mi piace molto, mi piace comporre musica pensando al lato soundtrack, mi piace pensarla come la possibilità di raccontare attraverso ‘immagini sonore’. Soprattutto da ragazzino, sono cresciuto divorando film, chiuso in camera, e di conseguenza, quando cominci a comporre lo fai con quel piglio cinematografico, illudendoti di far parte di qualche racconto su pellicola. La tecnologia ci ha un po’ allontanato dalla sala, dalla condivisione, ma recarsi in sala (meglio ancora se cineclub, rimane ancora un rituale indispensabile e piacevole. È preferibile condividere la visione del film insieme ad altri astanti piuttosto che la masturbazione reiterata e autolesionista di Netflix.

– Dell’attuale situazione musicale italiana cosa ne pensi? C’è qualche artista che ti piace particolarmente?

S: Purtroppo nel mezzo di una squallida tempesta ci vede roteare sopra le nostre teste stanche fantocci  da talent, boriosi cantautori finti intellettuali e rapper borghesi vestiti da ribelli. La situazione è tragica, ma non catastrofica, ci sono ancora artisti veri ed indipendenti che riescono a resistere malgrado la decadenza imperante

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