Naomi Punk: la novità si trova ancora oggi nel punk

A cura di Lorenzo D’Antoni

TRACKLIST

Introduction I
Introduction II
Chernobyl Carrot
Cookie
Cardboard
Thru The Trees
Chapter II
Tiger Pipe
My Shadow
Gotham Brake
The Sound Of Music
Scorpion Demo
Perfect

On Mi Mind
Scorpion Glue

Matroska
Yellow Cone Hat
Carniceria
Motorcade
Chains
Taurus

Cents
Journey To The Top
Cookie II
Scorpion Theme

I Naomi Punk riportano alla luce una sorta di punk dei nostri tempi mescolato ad influenze post punk che rendono il prodotto godibile e interessante sotto molti punti di vista. Il loro ultimo album, Yellow, è un miscuglio di chitarre distorte quasi assemblate con poca voglia o semplicemente noia, ma, le apparenze, ingannano quasi sempre. Il risultato finale di “Yellow” è un album la cui resa sarà sicuramente impressionante dal punto di vista live e la dimostrazione della bellezza del disco è che si può inventare da capo un genere e renderlo moderno, adatto a quella generazione che del punk, probabilmente, conosce semplicemente il nome.

La band dimostra un’ottima versatilità sotto molti punti di vista, infatti, gli arrangiamenti, danno vita a dei veri e propri giochi armonici, quasi come se i musicisti fossero dei circensi che svolazzano da un trapezio all’altro con molta agilità senza però fartene rendere conto. La magia di “Yellow” sta proprio in questo, far trasparire qualcosa di molto naturale e quasi scialbo rendendolo però musicale e perfettamente in linea con gli ascolti super veloci a cui siamo abituati oggi come oggi.

I Naomi Punk non si perdono in molte chiacchiere, anzi, incidono brani dalla durata molto breve anche semplicemente strumentali che danno l’impressione che la band voglia arrivare il più velocemente possibile a chiunque si approcci alla loro musica. Il sound non ha mai picchi per quanto riguarda distorsioni o semplicemente esagerazioni di vario genere, anzi, ogni brano sembra poter godere di vita propria e fa in modo che anche i non appassionati del genere possano scoprire nuove sfaccettature musicali.

In conclusione l’album è un ottimo trampolino di lancio per chi non vuole ascoltare la solita minestra riscaldata ed è abbastanza curioso di scoprire cosa succede nella mente di musicisti distanti migliaia di chilometri dalle classiche cover band camuffate da band inedite che si ritrovano a scopiazzare e delirare nei pub sotto casa.

Un lavoro affascinante e pieno di novità.

 

Redazione
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