PiuomenoSanremo 2018: intervista a Davide Simonetta, autore delle canzoni di Annalisa e de Le Vibrazioni

A cura di Luca Bassani

 

Avete presente il rito Sanremese della presentazione della canzone?
Abitualmente, prevede un brevissimo sketch seguito dallo stacco dell’orchestra che accompagna l’ingresso dell’artista, silenzio, titolo, di “xxx, yyy, zzz”, dirige l’orchestra il Maestro Peppe Vessicchio, canta www.
“xxx, yyy, zzz” sono gli autori del brano e, oggi ci occupiamo proprio di loro. Cercheremo di scoprire come nasce una canzone e come si arrivi a fare questo tipo di lavoro.
Con noi c’è Davide Simonetta: già autore tra gli altri di brani di Tiziano Ferro, Dolcenera, Marco Mengoni, Zero Assoluto, Paola Turci, Chiara Galiazzo, Francesco Renga, si è occupato delle canzoni di Annalisa e de Le Vibrazioni , che saranno presentate nella sezione principale di questo 68° Festival di Sanremo.

Tu sei una di quelle persone che abbiamo seguito e visto crescere nel mondo della musica.
Davvero, mi avete seguito in tutte le fasi da cantante ad autore. Mi portate fortuna.

 

Il tuo primo cd in assoluto che ascoltai è stato quello dei Karnea e poi arrivarono i Caponord.
Anche per te, dal punto di vista stilistico, è cambiato molto nel corso degli anni. Immagino che tu abbia variato gli ascolti e forse anche l’approccio alla musica.
Beh, fondamentalmente, la musica si divide tra bella e brutta e, quindi, molte cose che ascoltavo allora ci sono ancora. Ti parlo dei Beatles o altri capisaldi della musica anche se poi, sto ascoltando tantissime cose nuove visto il mestiere che faccio.

 

L’avvicinamento alla parte autorale è arrivato anche grazie all’esperienza coi Caponord che ti ha permesso di entrare in giri nuovi?
Assolutamente. Con i Karnea, la mia prima band, ero molto giovane (17 anni) e abbiamo suonato tantissimo tra centri sociali, locali, ecc. Mentre con i Caponord sono arrivato al mainstream ed ho iniziato a capire come funzionava questa immensa macchina della musica. Lì mi sono inserito.

 

Che difficoltà hai incontrato nel dover scrivere per altri?
In realtà, facendo l’autore ho trovato la mia dimensione ideale. Ho amato cantare ma ho sempre voluto stare dietro le quinte. Non mi piacevano certi meccanismi che il frontman doveva subire: l’attenzione dei discografici o il continuo confronto con l’etichetta, sudarsi il palco e così via. Essere un autore ti permette uno stile di vita più tranquillo. Scrivo canzoni dove racconto ciò che vivo ogni giorno o, confrontandomi con gli artisti in prima persona, mi metto in ascolto delle loro storie. Lo faccio tutti i giorni ed è un lavoro che mi piace tantissimo.

 

Quindi le tue canzoni non nascono solamente da esperienze tue ma vai a scavare negli artisti con i quali ti trovi a collaborare.
Sì, questo è proprio il mio modo di lavorare. Ad esempio, all’arrivo di Paola Turci o di Nek ci siamo bevuti un caffè e ci siamo raccontati la nostra vita. Il processo di scrittura inizia già lì, ancora prima di mettersi al piano.

 

Prima di inziare questa chiacchierata abbiamo ascoltato “Come neve“, una canzone che brilla nel tuo curruculum. Come nasce la scelta di un brano così lieve e che non sfrutta le grandi doti vocali di Giorgia e Marco Mengoni?
Questa canzone è nata fortunata e poi è andata ancora meglio. L’abbiamo scritta io e Tony Maiello a Milano, in uno studio fichissimo che si trova proprio di fronte al Duomo. Era primavera ma abbiamo parlato di neve. È stata una canzone che è piaciuta subito. Giorgia e Marco l’hanno presa e hanno messo mano alla nostra prima stesura adattandola alle loro voci. Oltretutto, si tratta del primo duetto nella carriera di Marco Mengoni.

 

Al Festival di Sanremo 2018 torni come autore di ben due canzoni. Con chi sarai?
Guarda è un miracolo, sono molto contento. Un pezzo si chiama “Così sbagliato” e viene presentato da Le Vibrazioni in una reunion incredibile e poi ho il brano di Annalisa che si intitola “Il mondo prima di te“.

 

Due vocalità ma anche percorsi piuttosto diversi. Le Vibrazioni arrivano al Festival dopo un’estate che li ha visti testare dal vivo le sensazioni della band dopo molto tempo. Tu a che punto sei entrato in gioco?
La produzione di alcuni brani del disco l’ha fatta Luca Chiaravalli con il quale lavoro da molti anni. È un produttore Italiano molto famoso che ha vinto un sacco di volte Sanremo. L’anno scorso con “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani, due anni fa con “Un giorno mi dirai” degli Stadio, tre anni fa è arrivato secondo con Nek… Abbiamo un team di lavoro del quale faccio parte con Chiaravalli e Andrea Bonomo che è un autore che stimo oltre ad essere un mio amico fraterno. Abbiamo lavorato direttamente con Francesco Sarcina circa cinque mesi fa. Poi il pezzo ha subito diverse stesure, ci abbiamo dedicato davverto tanto tempo perchè non è detto che le canzoni nascano in un minuto. Possono nascere in un minuto e poi essere sviluppate in tre o quattro mesi. Questa canzone ha richiesto molto lavoro anche sulla produzione.

 

Le Vibrazioni sono una band che non ha mai nascosto di amare la musica degli anni ’70. Cosa dobbiamo aspettarci dal brano di Sanremo?
Sicuramente c’è la loro matrice: sono una band pazzesca dove tutti suonano benissimo. Ha delle sonorità anni ’70 perchè è una cosa imprescindibile del loro modo di suonare ed è un pezzo con un’attitudine molto rock, forse è il più rock del festival.

 

Come avete lavorato invece sulla canzone di Annalisa?
È nato nel mio studio a Crema. Stavamo facendo una sessione di scrittura per un altro progetto. Eravamo io, Annalisa e Alessandro Raina degli Amor Fou: un altro autore che mi piace molto, mi piace molto collaborare con autori che arrivano dall’indie o dal rap perchè si crea una miscela strana. Avevamo finito quella scrittura e verso le 8 o 9 di sera mi è venuto un riff di piano un po’ oscuro sullo stile di Lana Del Rey. Mi hanno chiesto di rifarlo e, mentre suonavo, Annalisa provava una melodia e c’era Raina che andava a cercare con il portatile dei sermoni. C’era questa atmosfera allucinante. L’abbiamo lasciato decantare due o tre mesi e, quando l’abbiamo ripresa, c’era una festività in ballo. Non siamo usciti di casa per tre giorni senza nemmeno andare a fare la spesa. Tre giorni e tre notti senza interruzioni. Sono sempre insicuro delle mie produzioni ma di questa ero sicuro, sapevo che era speciale.

 

C’è quindi una ‘nuova’ Annalisa che si presenta con questa canzone?
È un pezzo più scuro che parla di rinascita ma che è molto incline ai miei ascolti. Faccio riferimento ai mondi dei Depeche Mode o Lana Del Rey. È una ballata ma molto “minore” più che “maggiore”.

Passerei delle ore ad ascoltare come nascono le canzoni ma è arrivato il momento dei saluti. Non ci resta che fare un grandissimo “in bocca al lupo” a Davide Simonetta per questo, nuovo, doppio impegno Sanremese.

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