L’arte della manipolazione del suono: intervista a Dj Color

 

A cura di Serena Coletti

 

La Disco Mix Club (DMC) è la più importante organizzazione di sempre per dj. Ogni anno organizza la più importante competizione mondiale per i dj, il DMC World DJ Championships. Quest’anno tra i partecipanti alle finali mondiali del DMC c’era un italiano, il dj Antares Color, che ha concluso la sua splendida performance piazzandosi 6°.
Ma facciamo un passo indietro, andiamo al 21 giugno, pochi giorni prima dell’edizione 2018 del DMC Italia. Quel giorno Dj Color, ancora ignaro della sua vicina qualificazione ai campionati mondiali, pubblicava su Facebook una sua vecchia foto, corredandola con questa descrizione:

“Correva l’ anno 1999 e uscivo dalla stanza solo per andare a scuola e mangiare qualcosa, i miei amici venivano a trovarmi a casa e mi conometravano le varie parti. Da notare la t-shirt de LA FAMIGLIA. Passano gli anni ma la passione per quest’arte è forte e vi assicuro che ho la stessa fotta che avevo in questa foto.”

L’amore e la dedizione che questo ragazzo dedica alla sua disciplina, il turntablism, le ore di allenamento che lo hanno portato al punto più alto possibile per la sua carriera, sono secondo me una storia bellissima, che ci parla di passione per la musica: quel sentimento che, se siete qui, provate sicuramente anche voi. Ho quindi deciso di far raccontare questa storia direttamente al suo protagonista, scambiando due chiacchere con Antares Color.

Buona lettura a tutti!

 

Innanzitutto complimenti per la tua partecipazione alle DMC world finals e per la performance a Londra, vuoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

È stato incredibile, l’esperienza al mondiale ti cambia molto. Sei catapultato, da una situazione sottovalutata nel tuo paese, in un ambiente in cui ti danno il giusto credito e ti trattano da professionista. Dicono che sia stato il DMC con il livello più alto degli ultimi anni, e da dentro posso confermartelo.
Da italiano ti dico che già passare le eliminatorie e andare in finale è stato come vincerlo, non perché ci siano dei pregiudizi, ma perché creare qualcosa di potente, in linea con gli standard attuali del turntablism mondiale, è difficile per chi vive in un paese come il nostro, sempre poco attento alle nicchie e molto concentrato sul mainstream, speriamo che adesso il livello di attenzione per il djing in Italia cresca e che si sdogani la figura del dj come vero professionista e che si smetta di percepirlo come mero jukebox umano.
Le nuove generazioni in Italia si stanno impegnando molto,  purtroppo ci sono stati anni di calo d’interesse verso questo mondo favoriti anche da un facile accesso tecnologico a questo lavoro.

 

Quando è stato il tuo primo approccio alla musica? Hai iniziato subito con il djing? Hai conosciuto l’hip hop attraverso questa disciplina o è successo il contrario?

Penso di essere sempre stato immerso nella musica. Non vengo da una famiglia di musicisti, non sono figlio d’arte, ma la musica ha sempre rappresentato una costante importante nella mia vita. A 8 anni facevo dei “mixtape” registrando le canzoni dalla radio e poi sul CantaTu facevo delle specie di programmi radio, il fatto di avere il controllo sulla musica mi ha sempre affascinato.
Non ricordo quando ho scoperto l’hip hop, penso alle medie, ma ricordo quello stacco di 10 secondi che faceva Prezioso nella trasmissione Italia Unz su Italia uno, quello fu il momento in cui la scintilla dello scratch incendiò la mia passione, avevo riconosciuto il suono di Rock It di Herbie Hancock e per la prima volta vedevo come si faceva. WOW.

 

Nel senso comune è ancora diffusa l’idea che il dj non suoni, che debba semplicemente premere pulsanti e mettere canzoni, mentre tu parli di veri e propri allenamenti per le competizioni. Come prepari le tue routine? Come vengono ideate? Sotto competizione ti concentri principalmente nel perfezionare queste o porti avanti anche esercizi esterni alle routine?

C’è un sacco di hating nell’ambiente. Io penso che il risultato sia quello che conta: se un dj riesce a creare una bella selezione con un bel viaggio attorno, che lo stia facendo in vinile, cd o mp3 va in secondo piano.
Che il dj non suoni è una di quelle frasi che per i prossimi 50 anni sentiremo ripeterci, un po’ come i vecchi jazzisti che dicevano che il R&R non era musica ma solo rumore.  Ma per riuscire a proporre qualcosa di bello e credibile ci vogliono molte ore di allenamento e pratica, e questo vale per tutti, non solo per i battle dj.
Per tornare a me, l’allenamento e il migliorarsi in generale per me è una cosa fondamentale. Non posso pensare di andare a suonare in pubblico, ad una serata o in una competizione con qualcosa di non preciso o poco curato, per la routine di quest’anno ho lavorato 10 mesi per mettere insieme 6 minuti, diverse ore al giorno di prove ed editing. Nel periodo precedente alle competizioni comincio a lavorare sulla pulizia dell’esecuzione, è la parte a cui tengo di più, questo mi porta via diverse ore per provare a ripetizione una parte di 30 secondi.

Ci sono un sacco di dj che suonano da 20 anni e continuano a fare gli stessi errori, sia nel mix che nella tecnica vera e propria, questa è una cosa che non mi va giù, mi fa subito capire il poco impegno e la poca passione che c’è dietro.

 

Le performance di turntablism con il passare dei decenni si fanno sempre più tecniche e tendono a perdere un po’ la componente di spettacolarità. Quanto credi che questa sia ancora importante a oggi?

Sono cambiati i tempi sicuramente, e qui mi ricollego alla domanda di prima. La tecnologia oggi ti dà un sacco di possibilità, ma allo stesso tempo penso che ti chiuda alcune stanze creative del cervello.
Sto vedendo che certe cose anni 90 stanno tornando nel djing acclamate come novità (vedi i body tricks ed altre vecchie tecniche). Io lo vedo come un piccolo passo indietro. Si sta tornando nel punto in cui le performance erano molto fisiche e poco musicali o tecniche se vuoi, ed è una cosa che non riesco a farmi piacere, nel 2018 scratchare con il gomito o di schiena non li vedo come un plus, anzi. Penso che, in fondo, internet abbia standardizzato molto quest’arte lasciando poco spazio alle novità. Il rovescio della medaglia è che dal vivo, un dj che scratcha di spalle o con il mento farà gridare il pubblico cento volte tanto un dj che scratcha benissimo e che è super tecnico. Il segreto penso sia riuscire a fare qualcosa che non voli sopra le teste delle persone ma che venga capita da tutti senza per forza fare il – passami il termine – buffone.

 

Qual è la caratteristica peculiare del turntablism fatto con vinili? In cosa si differenzia?

Una volta la ricerca dei suoni era molto più complessa e lunga, solo per ordinare e ricevere un disco  ti servivano almeno 2 settimane, ma forse l’ unica differenza sostanziale era il feeling che avevi col vinile vero, bisognava saper dosare il peso della mano e dovevi padroneggiare movimenti più precisi  per far si che il disco non saltasse, gli errori 15 anni fa erano molto meno occultabili di oggi. Purtroppo. 😉
Per lo scratch preferisco continuare ad allenarmi con un vecchio mixer Vestax e i dischi veri, questo mi da la possibilità di capire meglio i miei sbagli e mi consente di allenarmi in maniera più costruttiva.

 

C’è chi sostiene che un musicista non dovrebbe ascoltare troppa musica per non farsi influenzare. Per i dj questo non è possibile perché hanno bisogno sempre di nuova musica da usare, quali sono i generi e gli artisti che sfrutti più spesso nelle tue routine?

Bella domanda! Ascolto musica la maggior parte della giornata, sia per i dj set che per ricerca e diletto, ascolto di tutto e mi piace molto capire i pezzi che ascolto, sia dal lato tecnico che dal lato compositivo.
Non ho un genere preciso di riferimento anche se, pensandoci ora, sto usando un sacco di hip hop elettronico, più vicino alla trap che al suono classico, nelle mie ultime routines. La scelta cade sempre sui pezzi che mi fanno muovere il collo e che hanno al loro interno dei suoni o delle parti che si prestano al tipo di manipolazione che fa parte del mio stile, nei beat juggling uso cose molto secche e poco armoniche con un sacco di spazio nelle batterie e con suoni di basso rotondi e ben definiti. Nello scratch invece  dipende da cosa voglio fare, sono un patito delle stesure classiche tipo ritornello/ strofa/ bridge/ ritornello, che è una formula prettamente 90’s come costruzione di una routine.

 

Per quanto riguarda i dj invece, quali sono i tuoi nomi di riferimento nella scena italiana o straniera e quali i nomi sui quali scommetteresti per il futuro?

Ogni volta che faccio una lista dimentico qualcuno e me ne dispiaccio sempre moltissimo!
A livello internazionale mi sono sempre ispirato a Craze e Klever nelle routine e agli Scratch Perverts per le innovazini e la fantasia nelle esecuzioni.
Posso dirti che Alien Army in Italia sia il nome di riferimento, un nome che merita di essere studiato e ricercato, sono stati i primi dj in Europa a fare  un disco interamente di scratch  e sono gli unici in Italia a non avere mai mollato nel corso degli anni. Skizo organizza il DMC Italia da anni e cura diversi siti del settore e pagine online, lui è uno stakanovista dello scratch. Per la parte più musicale e poetica dello scratch mi sento di nominarti dj Gruff che è sicuramente un punto di riferimento personale nel mio approccio allo strumento.
Nelle battle internazionali abbiamo avuto ottimi rappresentanti, dai Men in Scratch con Aladyn e Franky B agli Scratchbusters,  gli stessi Alien Army anche singolarmente hanno fatto buoni piazzamenti.
Nello scratch in questo momento mi piace molto Fakser, lui è uno tecnico ma con un bel flow e sa usare molto bene i silenzi, cosa rara per chi scratcha, oltre a dj Ty1 che con Inesha sono i miei dj preferiti in Italia da sempre.
C’è poi tutto un capitolo sul club djing che in questo momento sta rivivendo una vera e propria rinascita grazie a un sacco di giovani, alcuni dei quali dal clubbing sono passati anche a fare battle, vedi Andrea Martini , lui è uno della scena club che ha iniziato a fare battle, un esempio di  chi fa il dj di lavoro ma non smette di porsi limiti da superare.
Io scommetto su tutti i nuovi dj che si impegnano per migliorare se stessi, per anni ne ho visti pochi ma ora sembra che qualcosa si stia muovendo.
Consiglio ai nuovi dj di dare un’occhiata al sito scratchitalia.com per leggere la storia e conoscerne i personaggi.

 

 

Grazie mille a te e allo staff di POMP per lo spazio e la bella chiacchierata e un
ringraziamento va a tutti coloro che mi hanno supportato in questa bella avventura,
ci vediamo al DMC Italia 2019!
One love

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