RIVERSIDE @Largo Venue Roma – LA RINASCITA DELLA FENICE

A cura di Marlene Chiti

Una delle più grandi fortune che possa capitare ad un appassionato di musica è quella di vedere in concerto una band all’apice della carriera e magari durante il tour promozionale di uno dei dischi più riusciti.

In questa casistica rientra senza dubbio questa data romana, il 16 Marzo 2019, dei Riverside che, dopo aver rischiato di sciogliersi  a causa della prematura scomparsa nel 2016 del chitarrista e membro fondatore Piotr Grudziński, sono riusciti a dare alle stampe nel 2018 Wasteland, un album bellissimo, malinconico e  ricco  di sfumature, incentrato sul tema della terra morente.

All’ottimo Largo Venue, location della serata, il rispetto dei tempi è rigoroso e il locale si presenta affollato oltre ogni più rosea aspettativa

“Pensavamo che avremmo suonato di fronte a cinquanta persone”– dirà contento e ciarliero Mariusz Duda, frontman della band raccontando anche che è la prima volta che suonano davvero a Roma, con tanto di gita e foto di rito davanti al Colosseo pubblicata in pagina facebook, dato che le precedenti date romane si erano tenute in provincia a decine di chilometri dalla capitale.

Introdotto da una suggestiva intro a tema con il concept del disco, il concerto prende il via proprio dalle tracce iniziali di Wasteland, Acid Rain e Vale of Tears. Nella fase iniziale Duda sembra avere qualche problema con le spie di palco, cosiccome più avanti il batterista Piotr Kozieradzki, nelle fasi finali del concerto, senza che peraltro questo infici in alcuna maniera la resa complessiva della band sul palco e l’ascolto per il pubblico. Fulcro e spina dorsale della scaletta odierna è l’ultimo lavoro ma non mancano apprezzati ripescaggi quali Saturate Me e la prima sezione di Second Life Syndrome che con le loro parti strumentali ariose d’ispirazione progressive regalano un pregevole stacco rispetto alle atmosfere cupe e malinconiche delle canzoni più recenti come Lament. Guardian Angel viene proposta in un’apprezzata versione con chitarra acustica, The Struggle For Survival e Egoist Edonist sono un’altra cavalcata  prog che permette anche di dare luce alle componenti più pesanti del suono dei Riverside.

La title track Wasteland, a chiusura della prima parte del set, viene introdotta da un Duda sempre più espansivo e piacione come una canzone “morriconiana”, così identificata dal gruppo sin dalle fasi di lavorazione, quando non aveva ancora un titolo.

Nel bis, aperto da The Night Before, si vivono momenti di sincera commozione quando il gruppo ricorda l’amico chitarrista deceduto di cui proprio il giorno precedente sarebbe ricorso il compleanno e il concerto si chiude con una toccante  e intensa River Down Below.

Abbiamo assistito ad un concerto di due ore piene, bello, in una location capiente e dalla buona resa acustica, partecipato entusiasticamente dal pubblico della piazza romana che ancora una volta si dimostra ricettivo per questo tipo di sonorità.

In apertura avevano dato buona prova di sé i Lesoir, band olandese con cantante femminile che propone un progressive etereo, da loro stessi inquadrato come Artrock.

 

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