Hail to the Pixies: il 13 Settembre arriva “Beneath the Eyrie”!

From left: Paz Lenchantin, David Lovering, Black Francis, Joey Santiago

a cura di: Antonio Bastanza

 

PIXIES

“Beneath the Eyrie”
(Infectious/BMG)

 

Tracklist

  • In the Arms of Mrs. Mark of Cain – 4:12
  • On Graveyard Hill – 3:26
  • Catfish Kate – 3:08
  • This Is My Fate – 3:21
  • Ready for Love – 2:34
  • Silver Bullet – 3:45
  • Long Rider – 3:33
  • Los Surfers Muertos – 2:54
  • St. Nazaire – 2:27
  • Bird of Prey – 2:37

 

Questo disco piacerà tanto ai fan storici dei Pixies quanto ai ragazzetti curiosi di ascoltare una delle band che hanno fatto la Storia con la S maiuscola della musica indipendente. Entrambi troveranno nelle 12 canzoni di Beneath the Eyrie un suono fresco, sghembo e surreale come solo i brani della band di Mr. Frank Black sanno essere, in bilico tra suoni accattivanti e storie inquietanti, e la cosa era tutt’altro che scontata. In fondo parliamo di una band che ha dato il meglio di se (e che meglio…) più di 25 anni or sono, che da un po’ di anni, praticamente dalla reunion del 2004 fa le gioie del pubblico con gli strepitosi live a base dei vecchi successi e non certo con i brani raccolti nei suoi due precedenti lavori, Indie Cindy del 2014 e Head Carrier del 2016, gli unici dal 1991 in poi.

E invece Beneath the Eyrie è un disco che, tutto sommato, non sfigura rispetto ai capolavori della discografia dei Pixies, un disco musicalmente compatto, ben scritto e ben suonato, con armonie intriganti e qualche richiamo nemmeno troppo velato a certe atmosfere country western del primo Frank Black solista.
E fermiamoci qui, perchè l’entusiasmo per un disco inaspettattamente di buon livello e certamente godibile, potrebbe portare a esagerare nelle lodi. Perchè Beneath the Eyrie è un disco che, nel suo essere chiaramente e totalmente un disco dei Pixies di ieri, è anche, e tanto, un disco dei Pixies di oggi, che non sorprende, che ha pochi spunti interessanti e che ha una patina di modernità sopra, messa su dalla produzione di Tom Dalgety, che stona terribilmente con le canzoni della band.

Proprio perchè Beneath the Eyrie è un disco il cui valore soggettivo è legato alle aspettative che si possono nutrire su un lavoro del genere, il consiglio è quello di ascoltarlo liberandosi da ogni preconcetto, evitando di aspettarsi l’incredibile splendore di Surfer Rosa o Doolittle e cercando di godersi quello di buono, che non è poco, che oggi Frank Black e soci riescono a proporre.

 

 

 

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