IL VOLO LIBERO DI JAZZ IS DEAD! FESTIVAL

A cura di Erica Biscuolo

 

Eiko Ishibashi & Jim O’Rourke | Irreversible Entanglements | Mabe Fratti | Boris | C’mon Tigre | Pan Daijing | Moin (Raime + Valentina Magaletti) | Shackleton | Sarah Davachi | Lalalar | Nziria | Leya | Brandon Seabrook + Cooper-Moore + Gerald Cleaver | Gabriele Mitelli + John Edwards + Mark Sanders | DayKoda 4tet | Orchestra Pietra Tonale | Upsammy | Marlene Ribeiro | Dualismo Sound & Pho Bho Records | Sunny Levi | Stefania Vos | Emisfero by MagdaClan | Live visual by LSDR

ANTEPRIMA 21 APRILE – CAP10100

FESTIVAL 26.27.28 MAGGIO – BUNKER

EXTRA 3 GIUGNO – CINEMA MASSIMO

EPILOGO 9 GIUGNO – PLANETARIO DI TORINO

 

Torna per la sua sesta edizione Jazz Is Dead!, il festival che colora il panorama sonoro della città di Torino con musiche e performances che raccontano di incontri, contaminazioni, fluidità e trasversalità

“Chi sei?” è l’interrogativo che sovrasta questa sesta edizione, una domanda che è anche una provocazione da parte del festival che ha costruito la sua identità sul concetto stesso di libertà, dai dogmi, dalle forme prestabilite, celebrando la spontaneità e l’autenticità di artisti estremamente eclettici, impossibili da definire ed imprigionare nell’etichetta limitante di un unico genere. 

Ventuno formazioni e oltre settanta artisti, provenienti da dieci paesi differenti condivideranno le quattro location scelte (Cap10100, Bunker, Cinema Massimo, Planetario di Torino). Poliedrico, sfaccettato e multiforme, il festival è lo specchio delle nuove generazioni, incuriosite dalle contaminazioni e consapevoli della ricchezza che nasce dallo scambio e dall’apertura nei confronti delle diversità. Altissima è la percentuale femminile e di artist* queer, le cui performances oltrepassano i confini tra  le discipline, includendo nelle loro creazioni musica arte, poesia e teatro. Questa trasversalità si ritrova anche nell’indefinibile complessità dei generi musicali coinvolti, per cui strumenti classici e sofisticati software di elaborazione del suono e dell’immagine condividono il palcoscenico in perfetta armonia. Come un ponte che unisce passato e futuro, la musica Jazz e l’improvvisazione sono i fili conduttori che permettono a questi mondi diversi di interfacciarsi e comunicare e tra loro, e alla tradizione di trasformarsi in avanguardia tramite la sperimentazione e il genere che, per antonomasia, rappresenta la rivoluzione. 

Le tre giornate di Jazz is Dead! festival (26-27-28 maggio al Bunker) si sviluppano con il consueto avvicendamento dal vivo – dj set e lo schema sonoro che prevede un venerdì dedicato ai suoni della nuova onda del neoclassico e neomelodico contemporaneo con artisti come Pan Daijing (visual artist, sound designer e sperimentatrice sonora che nel 2019 ha presentato alla Tate Modern il progetto Tissues scritto, diretto e co-interpretato da lei stessa), Leya (apparsi in I Love You, un film d’arte queer per adulti di 40 minuti diretto dal rapper Brooke Candy e prodotto da Pornhub. Il duo ha realizzato la colonna sonora del film ed è apparso sullo sfondo delle scene di sesso posando con i loro strumenti in abiti surrealisti e minimali), Sarah Davachi (compositrice di diverse colonne sonore tra le quali quella per il recentissimo Sky Peals di Moin Hussain e per il documentario Terra Femme di Courtney Stephens), Upsammy e Nzria; la giornata di sabato aperta alle contaminazioni del mondo, molto suonato e corale con gruppi come C’mon Tigre (che hanno da poco vinto il Best Music Video Awards al London International Animation Festival con il video di Twist into any shape diretto da Donato Sansone), Shakleton, Lalalar, Daykoda, Marlene Ribeiro; una domenica del tutto libera che dal free jazz letteralmente esplode nel noise rock con  Boris (leggendario trio giapponese che celebra quest’anno i trent’anni di attività), Moin (Raime + Valentina Magaletti), Brandon Seabrook con Cooper-Moore e Gerald Cleaver, il trio Gabriele Mitelli, John Edwards  e Mark Sanders, e il collettivo Orchestra Pietra Tonale.

Ad anticipare questa ricca edizione il 21 Aprile sarà l’esibizione del duo  Eiko Ishibashi & Jim O’Rourke (entrambi strettamente legati al mondo del cinema, Ishibashi ha realizzato la colonna sonora del film vincitore dell’Oscar 2022 di Ryusuke Hamaguchi Drive My Car che l’è valso il premio “Discovery of the Year” ai The World Soundtrack Awards, mentre Jim O’Rourke ha scritto colonne sonore per Werner Herzog, Koji Wakamatsu, Olivier Assayass ed è stato consulente musicale per School of Rock). Il festival si conclude poi con due appuntamenti: il primo sabato 3 giugno con la band statunitense Irreversible Entanglements che si esibirà al Cinema Massimo per una produzione originale scritta a sei mani dalla direzione artistica del festival, dalle aree cinema e patrimonio del Museo e dai componenti della militante formazione free jazz, e il secondo venerdì 9 giugno al Planetario di Torino con Mabe Fratti, la violoncellista guatemalteca in tour per la presentazione dell’opera per quartetto Se Ve Desde Aqui.

  

 

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