[Recensioni] Hoasca, il nuovo disco di Stefano Meli

A cura di Renata Rossi

Stefano Meli
HOASCA
Viceversa Records/Audioglobe
04/03/2026

 

TRACKLIST

1. Intro
2. Hoasca
3. Sonora
4. Mind
5. Daybreack
6. Whisper
7. Unknown
8. Efesto
9. Safe and Sound

 

Il chitarrista ragusano Stefano Meli è giunto al suo decimo album in studio, Hoasca, uscito a marzo per Viceversa Records.
Amante dello slide e del delay, negli anni ha affinato un tocco personale e riconoscibile grazie alle accordature aperte e agli arpeggi psichedelici.
Stefano con la chitarra dipinge il suo mondo, la sua Sicilia, le strade desertiche e polverose, i vicoli stretti, polverosi, soffocanti. Grazie ad un suono essenziale e intimo che restituisce a chi ascolta emozioni e suggestioni, Stefano racconta le storie di chi è senza voce, storie arcaiche, lontane e senza tempo, che meritano di essere ascoltate con attenzione.
Il blues che scava nel profondo delle anime, la psichedelia che penetra come un infuso estatico che inebria lo spirito avvolgendolo in atmosfere rarefatte, dove la coscienza è ampliata, leggera. Luoghi vicini e lontani, deserti americani, percorsi iconici di una colonna sonora immaginaria.

Non solo un lavoro in solitaria, nei nove brani dell’album, Hoasca presenta quattro brani da solista e cinque in collaborazione con altri musicisti, amici sodali da sempre vicini al mondo di Stefano.
Nella titletrack la voce di Pietro De Cristofaro e il contrabasso elettrico di Fulvio Di Nocera (Songs For Ulan) creano un’atmosfera estatica. Whisper è un dialogo aperto tra la chitarra elettrica del cantautore americano Buck Curran e il delay di Meli. E ancora in Mind troviamo le percussioni di Enzo Velotto, “patron” della Vicerversa, e il basso elettrico di Michele Musarra, in Unknown l’elettronica di Carlo Natoli e la batteria di Ugo Rosso.

Un discorso a parte merita Efesto, che vede la collaborazione di Alfio Antico, tamburi e voce, Cesare Basile, lap steel artigianale, e Amedeo Ronga, contrabasso acustico. Il video del brano è stato girato da Vincenzo Cascone nella ex base Usaf della Nato a Comiso.

Base militare statunitense, la più grande dell’Europa meridionale, utilizzata per ospitare testate nucleari durante la guerra fredda. Abbandonata dopo il 1991, ad oggi una città fantasma deserta e in rovina. L’esplorazione del sito e delle sue rovine diventa una riflessione e uno sguardo alla storia recente, alla militarizzazione dei luoghi, al colonialismo armato. Diventa metafora dei giorni e delle macerie dei nostri tempi. Il video vuole essere una jam session tra i musicisti e i luoghi, portando lo spettatore in una dimensione altra, mitica, dove l’inquietudine e la solitudine richiamano l’animo tormentato di Efesto. Gli artisti che mi sono subito venuti in mente per questo lavoro sono: il regista Vincenzo Cascone per il suo sguardo visionario e tre grandi artigiani della musica: Alfio Antico per la sua geniale arcaicità, Cesare Basile per il suo genio inventivo e Amedeo Ronga per il gusto e la profondità sonora. Come Efesto d’altronde. In coda al video le foto di repertorio delle grandi manifestazioni pacifiste a Comiso contro le armi nucleari che ebbero un ruolo fondamentale nella smilitarizzazione della base prima dell’abbandono definitivo da parte dell’esercito statunitense.

Efesto è stato l’unico degli Dei a essere zoppo e deforme. Figlio di Era, fu gettato dall’Olimpo per il suo aspetto, ma divenne un abile artigiano capace di creare armi, automi e palazzi. Efesto nell’album diventa dialogo creativo tra anime, un modo per comprendere l’esclusione, l’allontanamento, il tormento. Safe and Sound, a chiusura del disco, riprende l’espressione inglese che in italiano vuol dire sani e salvi, il suono diventa salvezza, porto sicuro.
Ecco allora il messaggio definitivo di Stefano Meli: un disco può essere una forma di resistenza, libertà, un modo per condividere il trionfo dell’analogico sul digitale, la rivincita del suono reale e creativo su quello imposto da Spotify e dall’industria discografica.
E non credo che sia poco.

 

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