Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47 di Dmitri Shostakovich – L’opera che incontrò il favore del regime stalinista

A cura di: Giovanni Graziano Manca

Dmitri Shostakovich (Pietroburgo 1906 – Mosca 1975) fu musicista fecondo (di lui si ricordano le quattordici sinfonie, un’opera lirica rimasta incompleta, un’operetta, un poema sinfonico, balletti e opere per il cinema, un oratorio e una notevolissima produzione cameristica) che compose secondo uno stile piuttosto variegato ed eclettico; elementi chiave del suo linguaggio, che si inserisce nel discorso avanguardistico musicale del Novecento, possono essere individuati nella grandiosità tipicamente russa della sua musica e nei richiami più o meno intensi al folclore della sua terra d’origine. I suoi rapporti con la dittatura stalinista furono discontinui e poco idilliaci: nel 1936 si aliena le simpatie del regime comunista che lo accusa di formalismo (la tendenza a ricercare una perfezione di stile intransigente e fine a se stessa che viene perseguita dall’artista a discapito di ciò che è l’oggetto vero e proprio dell’ opera, i sentimenti, le cose, e così via…). Con riferimento specifico alla sua Quarta sinfonia (la n. 4 in Do minore (Op. 43), stroncata dalla Pravda,  il regime sovietico la censurò e costrinse il musicista a una sensibile autocritica: l’esperimento che con la Quinta Shostakovich compie al fine di aderire, in qualche modo, all’ideale artistico socialista, consiste nel comporre musiche che si caratterizzano per il loro maggiore contenuto di entusiasmo e di positività quali ulteriori elementi musicali (riflessi tra l’altro dalla tradizione musicale russa) che appaiono stavolta del tutto in sintonia con i programmi di espansione economica ed industriale perseguiti dal regime politico in vigore. Suono ricchissimo, dissonanze, audacia musicale ma anche ironia: sono questi gli elementi che caratterizzano la Sinfonia n°5.

Organico: Archi: violino, viole, violoncelli, contrabbassi; ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, clarinetto piccolo, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, tamburo militare, triangolo, piatti, grancassa, tam-tam, xilofono, glockenspiel, 2 arpe, celesta, pianoforte.

Struttura dell’opera:

Nel (1° Mov. : Moderato) l’angosciosa drammaticità delle battute iniziali non riesce a intaccare le sostanziali dinamicità, solennità e serenità che le note dei vari passaggi riescono a infondere nell’ascoltatore. Melodico e cantabile in più di uno dei suoi frammenti, “marziale”e movimentato in altri, il primo movimento appare come l’immagine di un popolo che viene coinvolto in una fase di dinamico sviluppo economico e sociale. Mentre nel (2° Mov. : Allegretto) piuttosto marcati ed intrisi di fiducia negli eventi politici si presentano i riferimenti alla tradizione musicale sovietica, nel (3° Mov.: Largo) i toni melanconici e dolcemente struggenti delle melodie appaiono in sintonia perfetta con l’intento di Shostakovich di rappresentare il realizzarsi della personalità umana. L’uomo con tutte le sue emozioni e le sue tragedie sembra trovare posto al centro della composizione, e il terzo movimento sottolinea i vari momenti dell’esistenza. (4° Mov.: Allegro non troppo) Movimento di incedere “liberatorio”, maestoso e solenne, a giusta conclusione delle varie tensioni che si risolvono nel finale. Quest’ultimo movimento appare come una sorta di conclusione catartica, celebrativa e trascendente che sembra rendere omaggio a una classe politica, quella sovietica, capace di proiettare il proprio paese verso un futuro radioso.

Della Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47 di Dmitri Shostakovich è stato detto:

“Con l’incalzante alternarsi di accenti trionfalistici, squilli di strumenti a fiato, progressioni e intensificazioni d’estroversa caratura espressiva, dall’Allegro non troppo all’Allegro e poi al Più mosso, martellanti interventi delle percussioni al vertice di crescendi d’impressionante potenza sonora, la Quinta sembra approdare all’epidermica conclusione “ottimistica” preannunciata dall’autore. Ma d’improvviso Sostakovic cambia le carte in tavola perché il parossismo fonico cede il campo ad una pausa di distensione, durante la quale il corno intona la seconda idea ed i violini cantano una frase di stampo lirico, che preannuncia tra varie modulazioni il quarto soggetto, esso pure distensivo. La serenità non si addice però alla Quinta e ben presto riconquista il centro della scena la prima idea principale e la sezione “A1” dal re minore torna perentoriamente al re maggiore per siglare l’intera composizione in un clima di emblematica enfasi retorica.” (Luigi Bellingardi);

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“L’opera di depistaggio messa in atto da Šostakovič a proposito della Quinta Sinfonia comincia dal sottotitolo ma prosegue con le dichiarazioni sul programma che vi è sotteso: «Il nucleo ispiratore della mia Sinfonia è il divenire, la realizzazione della personalità umana. Al centro della composizione, concepita liricamente da capo a fondo, ho posto un uomo con tutte le sue emozioni e le sue tragedie; il Finale risolve gli impulsi del primo tempo, e la loro tragica tensione, in ottimismo e in gioia di vivere». Queste parole bastarono per far salutare la Sinfonia fin dal suo primo apparire come l’emblema dell’ottimismo sfrenato e della fiducia nel progresso imposti dall’avvento del regime stalinista. L’eminente scrittore sovietico Aleksej Tolstoj poté affermare: «La Quinta è la ‘Sinfonia del Socialismo’. Comincia con il Largo delle masse che lavorano sottoterra, un ‘accelerando’ corrisponde alla ferrovia sotterranea: l’Allegro, poi, simboleggia il gigantesco macchinario dell’officina e la sua vittoria sulla natura. L’Adagio rappresenta la sintesi della natura, della scienza e dell’arte sovietica. Lo Scherzo rispecchia la vita sportiva dei felici abitanti dell’Unione. Quanto al Finale, simboleggia la gratitudine e l’entusiasmo delle masse».” (Sergio Sablich).

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