Colapesce + Baronciani – Covo Club, 16 giugno 2016

Esco di casa e m’intasco un respiro profondo, a Peschiera il tempo non si capisce, arrivata a Bologna invece poi lo capisco: fa caldo.
Arriviamo verso le 20.00 ma è ancora presto e soprattutto giorno, la luce non va d’accordo con il proiettore, quindi mentre attendo che il sole muoia mi guardo in giro e vedo com’è organizzato il Covo Summer Club. Non so perché ma nella mia testa lo facevo più grande, invece è un po’ più ridotto, raccolto, quasi intimo. Meglio così. Il palco pronto, davanti le sedie ordinate con già qualcuno posteggiato in prima fila, con l’ansia e l’ammirazione negli occhi, proiettato ci sta solo un veloce schizzo di Baronciani che annuncia semplicemente la data bolognese.

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Dietro di noi la postazione di disegno ricca di colori e pennelli: gli strumenti di ciascuno sono pronti e in attesa di essere usati.

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Di Colapesce e Baronciani neppure l’ombra, il posto si affolla e d’un tratto il tempo accelera: eccoli spuntare, ecco il buio, ecco i vari fonici e tecnici sistemare il palco, le luci e tutto quanto. Davanti a me prende posto una bambina sui 6/7 anni, attende qualcosa, non Colapesce ma senz’altro qualcosa, anzi qualcuno e infatti quando vede uno dei tecnici controllare l’accordatura delle chitarre prima del live esclama “papà!” e corre verso il palco, il padre sorride e le fa segno di non alzare troppo la voce, si scambiano qualche parola prima che lei torni a sedere. La madre le fa di nascosto una foto.
Baronciani intanto incomincia a sistemare la sua postazione e le impostazioni del proiettore, facendo varie prove, facendoci vedere le sue manone nervose girare il foglio, avvicinarsi e allontanarsi. Ecco, siamo apposto, tutto è pronto, si può iniziare. Mi giro un attimo e vedo il cortile pieno.
Lorenzo sale sul palco. Applausi. Alessandro prende un nuovo foglio. Parte Oasi.
Mentre una mano dietro di lui tinge di linee blu il foglio e il suo viso ci canta di ferie programmate per guardarci negli occhi come le mie programmate per andare ai concerti, di un’autostrada che in silenzio appare alle sue spalle, tra gli alberi e due amanti sigillati in un abbraccio.
Baronciani cattura qualche parola per poi liberarla sul foglio: Interferenzel’autostradasembraquasi muoio.
Altra canzone altro disegno, noi tutti completamente catturati da questa unione che risulta così naturale.
Aiutato dai pedali, qualche parte pre-registrata affatto invasiva e pochissimo altro Colapesce riesce perfettamente a dare nuova vita a pezzi magari meglio articolati e più ricchi nella versione cd. La disarmante nudità e semplicità delle canzoni le amplifica, rendendole ancora più potenti e toccanti. Il pubblico, io compresa, raccolto in un incantesimo comune guarda il palco e chissà a chi o a che pensa, le tensioni allontanate, spente, inesistenti, la nostalgia, il passato. Una roulette di emozioni/canzoni in cui tutti un po’ ci ritroviamo, c’è quella frase che ti fa pensare a quel ragazzo/a, o ti ricorda quel fatto, mentre il viso del cantante s’illumina di colori e parole.
Tocca ad Egomostro, tipica figura femminile baroncianesca si fa un selfie su quel foglio A4 Fabriano e a fine canzone Alessandro ci fa pure una foto a sottolinearne l’ironia. Il live è cosparso di piccoli espedienti del genere, simpatici e che movimentano un po’ la performance.
Ad esempio durante L’altra guancia, una ragazza sotto la pioggia ci mostra il suo taglio sulla spalla, prontamente coperto con un cerotto da Baronciani.

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Per Un giorno di festa invece, un po’ più grintosa dell’originale, Ale tiene il ritmo sbattendo i pennelli e creando schizzi un po’ alla Pollock. Da due chiazze indefinite di colori complementari ecco un re che non vuol sentire ragioni e una donna, presto il re viene ricoperto da una chiazza di vernice d’ora che l’artista sparge sul foglio lentamente con la mano, quasi accarezzasse un bel corpo.
Mentre Colapesce riaccorda un attimo la chitarra Alessandro ne approfitta per raccontare una storiella simpatica su un gatto e mentre narra accenna qualche abbozzo sul foglio, Lorenzo fa il finto spazientito. Da quel semplice bozzetto, un susseguirsi di piccoli gatti, nasce poi il disegno di Reale con un gattone addormentato insieme alla padrona Amare e basta e lo faccio a testa alta.

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Sempre in uno di questi momenti tranquilli Baronciani ne approfitta per far scatenare il pubblico disegnando un applausometro e usando il pennello come asta.
Bello il clima quasi colloquiale e rilassato che si crea con gli spettatori, il cantante ci chiede se ci stiamo divertendo, se ci piace o ancora un altro aneddoto dell’artista su un vulcano e un curioso superstite dell’eruzione. “Qual è la morale?” domanda e qualcuno risponde in maniera ironica.

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Maledetti Italiani con un susseguirsi d’immagini di altri fumettisti italiani e personaggi dei cartoni, che si fondono in un collage: Colapesce trasformato in topolino, con innesti di Rat-man, Zerocalcare appare nel profilo di una donna.
La scelta del collage continua con Brezny, Ale ci sfoglia sotto gli occhi un internazionale intarsiato di disegni, frasi di canzoni e segni zodiacali, telefoni in modalità aereo che non decollano.

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Viene invitato Alfio Antico sul palco, ci mette un po’ ad arrivare “Alfio alla casa”. Eccolo con la sua tamorra tenere serrato il ritmo durante tutta Bogotà e oltre con una breve improvvisazione finale insieme a Lorenzo. Io la notte ancora sto sveglio a pensare al tempo che ho perso e ne accumulo altro.

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Breve pausa, qualche altra canzone e poi gran finale con Talassa, una ragazza spunta dall’acqua e poi viene sommersa da coriandoli, musica e disegno si fondono in un delirio organizzato, Alessandro che muove il foglio, i coriandoli, le tempere, a tempo di musica, lo avvicina e allontana irrequieto, mi giro a guardarlo e un po’ fa ridere così concentrato, in piedi con quel foglio in mano, controlla lo schermo per decidere i movimenti.
Finito.
Ci risvegliamo dall’incantesimo.
Assalto al banchetto dove gli acquarelli di Baronciani vanno letteralmente a ruba, saluti baci foto, mani impiastricciate che firmano autografi, fan affezionata abbraccia Colapesce.

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Intercetto per caso uno dei fortunati che è riuscito ad accaparrarsi il disegno, quello di Oasi (uno dei più belli) e lo immortalo. Aveva pure la maglia degli Altro, casualmente.
Salutiamo un po’ di gente, parte il djset e partono i ricordi, poi ci si sposta verso il Cavaticcio e lì in mezzo alle birre, parlando con un mio amico, questo mi dice:“Allora com’era Colapesce?” “Molto bello” “Mah, io non capisco come vi piaccia”
Io sorrido, non può capire.

Nota: ho preferito non ho fatto foto in analogico durante il live, a parte qualche eccezione, perché mi sembrava di disturbare troppo l’atmosfera che si andava a creare e magari anche la proiezione, dovendo usare il flash (vabbè che poi la tipa dietro di me sparaflashava violentemente con il cellulare, ma appunto dava fastidio).
Ho fatto qualche foto con il mio cell, finché è durato perché a metà concerto mi ha abbandonato, allora ho sfruttato quello della mia amica Ilaria, e sue sono infatti le foto della sequenza (a seguito del mio ansioso SCATTASCATTASCATTA).

Le foto analogiche son state scattate con una Pentax ESPIO 738

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