Calcutta, concerto di: cori, smartphone ed ormoni adolescenziali al Festival delle Invasioni di Cosenza

© Aldo Torchia

A cura di Karen Cucci

Ieri sera a Cosenza è stato un altro bagno di folla e di amore per Calcutta e la sua band. Non si è raggiunto il sold out ma la piazza era gremita.
Nella splendida cornice di Piazza XXV Marzo, Calcutta ha chiuso la parte estiva della 21esima edizione del Festival delle Invasioni (organizzato dal Comune di Cosenza- Cosenza Cultura) con la benedizione della statua di Bernardino Telesio finalmente protetta dalle transenne e con la presenza del teatro Rendano a consacrare la solennità del luogo.
Ma prima di lui, ci pensa Fabio Nirta con il suo djset a scaldare la voce dei presenti e alle 20.30 precise inizia lo show con Bartolini, un ragazzo del ’95 nato e cresciuto in un paesino della costa ionica calabrese ma formatosi artisticamente nel collettivo romano Talenti Digitali.
Un giovane cantautore ricco di personalità, carino e a modo, ma noioso.
O forse lo è stato per me che non ho più vent’anni e nelle sue canzoni non ho trovato nulla che mi appartenesse.
Sono circa le 21:40 quando un forte boato accoglie l’imminente inizio del live. Edoardo D’Erme (in arte Calcutta) si presenta sul palco con un avambraccio ingessato, tempestato di diamantini plasticosi, stelline e lunette che brillano sotto le luci dei riflettori, e inizia il suo spettacolo alle 21:45 con Briciole.
Praticamente parte a gamba tesa sul cuore del suo pubblico.
Tutti, nessuno escluso, cantano a squarciagola tutte le canzoni. Tutte. Al punto che, soprattutto nelle hit più famose, il cantante molla il microfono e si gode il canto proveniente dalla folla impazzita e con il “cuore a mille”.
Ma Edo non è una persona di molte parole e il suo pubblico non riesce a trascinarlo e a coinvolgerlo nell’esperienza mistica del live.

È stato sottotono per tutta la serata, forse perché il pranzo calabrese non l’aveva ancora digerito!
A fine concerto sono riuscita ad approssimarmi agli artisti: Calcutta non si è avvicinato neanche per un saluto (figuriamoci una foto!) mentre ho scambiato delle piacevoli chiacchiere con Francesco Bellani (tastiera), Gaetano Scognamiglio (piano) e Giovanni De Sanctis (basso), i quali mi hanno detto di aver assaporato le prelibatezze della città bruzia in una tipica locanda del centro storico. Sarà stato per questo che il magnetismo di questo cantautore ieri sera era poco attraente.

C’è però da dire che Edo ama la città ed era visibilmente emozionato, le uniche parole che ha ripetuto più spesso sono state “grazie, siete troppo gentili” quando il pubblico lo applaudiva, cantava fortissimo e faceva i cuoricini con le mani.
L’età media del suo pubblico è molto bassa, ma la capacità di questo artista è quella di arrivare ad un pubblico ampio e senza età, perché le sue canzoni che parlano “di fare l’amore” arrivano a tutti quelli che sentono il cuore a mille, perché non lavare i piatti con lo Svelto è una libertà che appartiene a tutti, perché il dilemma di esco o non esco o di tornare a casa e non sapere di chi o di non riuscire a cambiare percorso perché tanto tutte le strade mi portano alle tue mutande è un senso di smarrimento e di solitudine che sta accomunando la generazione di Calcutta (classe 1989) e quella nata subito dopo, negli anni duemila, e che ieri sera era tutta presente.
E che ha dato dimostrazione di vivere incollata allo smartphone.
Ma i Millennials hanno delle braccia bioniche che gli permettono di stare alzate senza sosta?
Meglio non affrontare l’argomento e tornare sul concerto di ieri sera.

© Aldo Torchia

Ho ritirato il mio pass alle 18.30 e mi sono diretta verso l’ngresso: una folla di ragazzini a malapena maggiorenni era già in fila da oltre tre ore, l’intera regione si è mobilitata per l’evento e molti di questi ragazzetti stavano per assistere al loro primo grande concerto.
Perché quello di ieri sera è stato un grande concerto. In termini numerici, emozionali e soprattutto di riscatto. Perché noi del Sud siamo abituati al turismo musicale e non è così scontato che un artista di calibro nazionale scelga la Calabria come tappa del suo tour.
Invece il Festival delle Invasioni conferma di essere un punto di riferimento per la città di Cosenza e per la regione intera. (Qui i nostri articoli sulle precedenti serate).
La scaletta è stata rispettata, il momento della cover di Miguel Bose, Se tu non torni, ha regalato un momento denso di emozione pura e il concerto si è chiuso con Albero, suonata in acustica da Scognamiglio e cantata da Calcutta con commozione, un po’ come se servisse a scaricare una forte tensione.
L’unica data calabrese del tour estivo, la cui produzione è a cura della società Mazinga Eventi in collaborazione con Be Alternative Eventi e Mk Live, è trascorsa con quasi due ore ininterrotte di musica, con poche parole e tanto spazio alle note, quelle melodie contagiose che hanno reso Calcutta un fenomeno irresistibile che raccoglie consensi unanimi tra le platee dell’Italia intera e che fanno si che il cantante sia una spanna sopra a quelli che nella scena indie (o indie pop che dir si voglia) cercano di imitarlo.

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